I riti inutili della campagna elettorale

Di certo si stava meglio quando si stava peggio. Una volta le associazioni di categoria erano ben identificabili come appartenenza politica, chi ha qualche anno in più vive sui luoghi comuni che la Coldiretti era vicina alla DC, la CNA era vicina al Partito Comunista, la Confagricoltura aveva simpatie per la destra, la Cia guardava a sinistra, più evidenti le appartenenze partitiche per i sindacati.
Certo, c’era lo spazio, consentito dal sistema democratico, per il voto di coscienza, ma le tendenze di ogni associazione erano indiscutibili.
Oggi, tutto questo si è perso, il dialogo e il confronto segnano anche i rapporti di ogni associazione con tutte le forze politiche.
Così che ci sono i nuovi riti, quello dell’incontro, del confronto, con tutti i candidati, riti a tutti gli effetti e di una inutilità paradossale, perché si rivolgono a tutti le stesse istanze, non c’è, dai resoconti un indirizzo preciso, né da parte dei candidati, che non lo possono assicurare, né da parte delle associazioni che non si vogliono sbilanciare per la parte politica che darebbe più garanzie, meno che mai sbilanciarsi verso il singolo candidato.
Però, i resoconti, quanto mai retorici e inutili, si sprecano.

La Confagricoltura si dice soddisfatta per aver consegnato ai candidati, di nazionali e regionali, le priorità per rilanciare e sostenere l’agricoltura.
Hanno spiegato quali sono i temi più scottanti che necessitano di risposte urgenti da parte delle Istituzioni e le riforme strutturali rinviate da troppo tempo: dalla questione energetica a quella del trasporto intermodale, dal rilancio infrastrutturale, dalla gestione delle risorse idriche alla tutela dei produttori di latte, ma si sono ben guardati dal sottolineare cosa hanno fatto di buono o di cattivo gli ultimi governanti.
Sarebbe naturale sentire che chi non ha risolto le problematiche, in tempi recenti, non andrebbe riproposto.
Un rito quanto mai inutile anche perché i singoli candidati possono portare nelle aule parlamentari e nel dibattito politico le istanze, ma quanto saranno ascoltati, soprattutto in relazione alla collocazione politica, di maggioranza o di minoranza, è tutto da verificare.
Parlare di aeroporto, di cargo, di infrastrutture, di collegamento è puro esercizio da salotto se non ci saranno azioni consequenziali, come è prevedibile.

Più sbrigativa la CNA che al confronto ha preferito la diffusione di un manifesto, per indicare i nodi cruciali da sciogliere per le imprese.
Crisi energetica, crisi pandemica e finanziaria, sono scelte che non possono più attendere, ma l’invito ai parlamentari che saranno eletti non fa che riproporre la situazione di sempre, servirebbe dare indicazioni precise di voto, identificare le forze politiche più affidabili, i nominativi che hanno dato prova di aver lavorato bene, invece ci sono questi appelli generici per risolvere quanto non è stato fatto finora.
Sostegni economici contro il caro energia, gas e carburanti; controlli severi contro le speculazioni delle materie prime; sblocco immediato delle cessioni di credito per ristrutturazioni e riqualificazione energetica; attivazione dell’operatività delle Zes, zone economiche speciali; fondo per la formazione professionale di giovani da inserire nel mercato del lavoro, considerata la necessità per le imprese di trovare manodopera qualificata; pubblicazione urgente dei bandi per l’autoproduzione energetica quindi realizzazione delle Comunità energetiche; fondo per la riqualificazione e completamento zone Pip (zone artigianali); moratoria sui prestiti contratti durante il periodo covid; credito d’imposta per investimenti aziendali ed efficientamento energetico; sostegno per il comparto autotrasporti; realizzazione reale della Ragusa-Catania e completamento dei lotti Siracusa Gela; riordino delle Camere di commercio in Sicilia e istituzione della quinta camera per non mortificare il territorio ragusano; un serio potenziamento del sistema portuale che guardi a Pozzallo come hub strategico per gli interscambi nel mediterraneo; fondi per la digitalizzazione e marketing delle imprese; puntare sul ruolo delle imprese donna con capitolo dedicato e sulle start up; incentivare le misure a sostegno del turismo costiero e agrituristico come linea guida di sviluppo strategico con microbandi snelli; politiche sanitarie e di welfare adeguate a sostenere i pensionati e le famiglie in grande affanno.
In pratica di tutto e di più, ma senza mettere in guardia da chi queste cose non le ha fatte e soprattutto, senza capire chi sarebbe in grado di risolvere i nodi, in maniera concreta.

Un piano preciso di richieste anche da parte della Confcommercio Sicilia che ha inoltrato le sue richieste ai candidati a Presidente della Regione.
Era stato annunciato, fra le altre cose, che sarebbero state chieste indicazioni, precise ed esaustive, sulla questione che riguarda l’assetto delle Camere di Commercio, sulle questioni che riguardano il testo unico sul commercio, sull’utilizzo dei fondi provenienti dal Pnrr, sull’annosa questione delle infrastrutture, strade, porti ed aeroporti, sul turismo
Argomenti facili sui quali ogni candidato avrebbe potuto dire cosa farebbe il giorno successivo al suo insediamento, per quanto di competenza del Presidente della Regione.
Come era, del resto, prevedibile, solo retorica nel comunicato di resoconto, inutile sottolineare le criticità per i fondi del PNRR, occorreva, invece avere risposte precise, e non certo dai candidati della coalizione che, fino ad ora, ha gestito la questione.
Inutile sollecitare aiuti del governo nazionale a dei candidati che nulla possono fare in merito alle misure nazionali, decise altrove e da altri soggetti, come è sempre avvenuto.
Occorreva fare richieste precise ed esigere risposte precise ed esaustive; invece, solo richieste che potevano essere inoltrate via posta.
Serviva capire come si interverrà per il riassetto delle Camere di Commercio, come si vuole potenziare il servizio ferroviario, quali priorità ci sono per le strade, quali per gli aeroporti, cosa si intende fare per la sanità e soprattutto se i candidati sarebbero disponibili ad operare le scelte svincolati dalle imposizioni politiche.
Con queste e tante altre richieste precise si potrebbe identificare il candidato ideale, invece si inoltrano solo richieste, forse consapevoli che, chiunque conquisterà la poltrona, le cose non cambieranno.
Solo appelli, come se ne fanno tanti durante il corso dei mesi, nessuna indicazione di voto, strette di mano e bon ton istituzionale, senza rinfacciare alle singole parti politiche quello che non hanno fatto o hanno fatto di sbagliato come nel caso delle Camere di Commercio. Solo salotto.

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