Ibla, nessuno guarda alle cose veramente importanti

Ennesimo tentativo, del tutto legittimo, di un comitato di residenti, di ritagliarsi uno spazio di visibilità attorno a Ibla, quartiere antico di Ragusa.
Come si prevedeva, solo un giudizio negativo sulla stagione, con l’obiettivo precipuo, ormai fin troppo noto, di andare contro l’amministrazione Cassì e segnatamente, senza farne il nome, contro l’assessore Ciccio Barone, più volte nel mirino di esponenti del comitato.
Un menabò studiato, ormai stucchevole, che non incanta nessuno, con richieste e pretese che diventano sempre più pretestuose e creano un danno per la credibilità di chi le propina.
Certo, risolvere i problemi di un quartiere come Ibla, diventato, anche per gli effetti della pandemia, meta turistica privilegiata con un numero di visitatori eccessivo rispetto alla potenzialità dei servizi, non è cosa facile.
Purtroppo, si tratta di un turismo che non porta soldi al territorio, se non per i quattro ristoratori del luogo, un turismo che vale per i numeri ma non per la qualità e per il budget di spesa, come anche sottolineato da qualche operatore commerciale sui social.
Per il resto, come per tutti i mesi dell’anno, si vive sui ragusani che, per esempio, sono quelli che invadono, con auto e moto il quartiere, soprattutto nelle ore serali.
Ma inutile girare attorno agli argomenti con complicate strategie: occorre chiudere al traffico Ibla, per evitare inquinamento, acustico, estetico, atmosferico, i residenti scoprono anche quello da vibrazioni, il traffico sarà limitato ai residenti solo per il tragitto necessario per arrivare a casa e per uscire dal quartiere.
Esclusi dalla circolazione, naturalmente, anche i bus turistici, le attività commerciali soffriranno ma c’è un centro storico superiore in grado di accogliere tutti e con residenti meno esigenti.
Per fare questo, occorre che siano messe nero su bianco le firme di quanti sono per questa ipotesi, compresi i proprietari dei locali commerciali che potrebbero risentire della possibile successiva desertificazione del posto.
Trasformare Ibla in un museo a cielo aperto, non è idea da scartare, e bene fanno quelli del comitato a suscitare il dibattito per arrivare a questo. Del tutto evidente che determinati flussi sono insostenibili per Ibla, fra l’altro, fra sedie, ombrelloni, dehors e cartelloni e insegne varie, spesso, non c’è modo di apprezzare Ibla nella sua bellezza.
Quanto alle regole per i posteggi, dei residenti, delle strutture ricettive, per i pass, fra le mille leggi che ha l’Italia, non mancheranno quelle sulla materia, come pure quelle per la segnaletica necessaria a far rispettare le norme.
Fare polemica strumentale per cercare di dimostrare che la segnaletica non è a norma potrebbe servire per capire se al comando dei vigili urbani abbiamo incompetenti sprovveduti alle prime armi o personale qualificato.
Ma se ci sono provvedimenti del Ministero competente, a seguito di esposti e segnalazioni di cittadini e associazioni ambientaliste, basta denunciare l’illecito e attendere i provvedimenti inevitabili.
Il ritornello è sempre contro l’assessore, ma l’assessore, purtroppo, non firma pass, non compra segnaletica, non decide come farla, evidente che i residenti di tutto sono edotti, ma non in materia amministrativa, dio ce ne scansi e liberi se qualcuno avesse, in futuro, idea di cimentarsi come amministratore.
L’interessamento, come abbiamo detto del tutto legittimo, ci sembra troppo imperniato, però, sulle questioni viabilistiche, con una eccessiva intromissione in materia di segnaletica e malcelato tentativo di tutelare interessi di pochi e non della comunità.
Case e locali commerciali hanno assunto valori adeguati a un centro turistico culturale di livello, ma non si vogliono accettare le inevitabili criticità del centro turistico culturale, i disagi derivanti da flussi di visitatori spesso esagerati per le potenzialità e i servizi del posto.
Giusto esigere soluzioni, ma occorre pensare a Ibla in maniera globale, per tutelarla, per valorizzarla ulteriormente, per migliorare servizi e offerta turistica, rivolti ai visitatori ma anche ai locali.
Poco si fa per valorizzare l’enorme patrimonio a disposizione, i tesori artistici all’interno delle chiese, Il Museo del Duomo, quello delle Benedettine, la Cona del Gagini, il Trittico del Novelli, a tratti sembrano dimenticati, dell’organo del Duomo quasi non si parla, palazzo Sortino Trono e palazzo della Cancelleria sono scatole vuote, Palazzo Cosentini stenta a decollare, Palazzo La Rocca è quasi del tutto inutilizzato, da tempo, per una vera fruizione, tutti i monumenti segnalati nell’ambito riconoscimento UNESCO, quelli che molti, ignorantemente, definiscono beni patrimonio dell’umanità, non sono oggetto di una attenta tutela e valorizzazione, che è fatta anche di promozione e divulgazione.
Nessuno a Ibla si preoccupa di politiche turistiche, a turno ci sono gli imbonitori che ci parlano di piani strategici, di strategie, di campagne e di uffici turistici che non si vedono, ma nessuno si preoccupa di precise campagne per normalizzare i flussi e destagionalizzare le visite nel centro barocco con opportune iniziative.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di creare le condizioni per ottimizzare tutto, per i residenti, per il turista, per gli operatori commerciali e per quelli del settore ricettivo, servono programmi e interventi precisi che devono vedere il Comune e il centro superiore coinvolti nelle strategie, prima di tutto con parcheggi scambio, ricettività alberghiera, impossibile a Ibla, iniziative culturali dedicate e una sempre maggiore selezione delle attività commerciali per fare di Ibla un centro di elitè turistico culturale e non un centro di massa.
Ma, al momento, su questi argomenti c’è solo silenzio, l’importante è mettere l’auto davanti al portone di casa.

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