Audizione dell’Amministratore Unico di Iblea Acque, l’ing. Franco Poidomani, in Consiglio comunale a Ragusa. Poidomani era accompagnato dal dr. Bartolo Giaquinta, Presidente dell’ATI Idrico.
Una audizione che, in verità, non era stata richiesta, tant’e che i capigruppo, alla proposta del Presidente del Consiglio, Ilardo, dissero: “Come non potremmo essere d’accordo?”, altrimenti avrebbero risposto “aspettavamo questo appuntamento”.
Una scelta voluta dal cerchio magico del sindaco Cassì per alleggerire il peso di critiche, di rilievi per il Sindaco, nella sua qualità di Presidente del Comitato per il Controllo Analogo.
Comitato che non aveva controllato nulla, alla luce delle stesse ammissioni dell’ing. Poidomani, proprio durante l’audizione, di aver commesso errori nelle procedure di assunzione di alcune risorse per la società.
Una seduta del tutto interlocutoria, per non dire inutile, dove una decina di consiglieri comunali, come si può rilevare dalla registrazione della seduta, salvo pochissime eccezioni, si è versata addosso parole per incensare i vertici intervenuti, per parlare del nulla e per fare qualche domanda che non era del tutto appropriata da rivolgere ai vertici.
È come se a Gianni Agnelli, che ci viene a parlare di una nuova fabbrica sul territorio, andiamo a dire che nella propria macchina resta accesa la spia del freno a mano.
L’impostazione errata alla serata è stata già quella iniziale del dr. Giaquinta che ha fatto la cronistoria, non solo di Iblea Acque ma della sua progenitrice ATI e, meglio ancora dall’ATO Idrico.
Puntuale ed esaustiva relazione ma inutile nel contesto: i consiglieri comunali, degni di questo nome, già all’atto del loro insediamento, o poco dopo, avrebbero dovuto assumere contezza di quello che vanno ad amministrare.
Anche se buona la sintetica relazione di Giaquinta, può un consigliere avere assunto contezza della Società in house e delle sue diverse implicanze nell’attività amministrativa del Comune?
Ma contezza non ne aveva neanche il sindaco Cassì, come, sicuramente, tanti altri sindaci, se è vero che, in risposta ad una interrogazione consiliare hanno dovuto ricorrere alla relazione di Poidomani.
Di buono, nella relazione del dr. Giaquinta, l’aver fatto emergere il peccato originale, le mostruosità del mostro che si è creato, senza nessuna preventiva giusta strategia imprenditoriale.
Si vantano di aver creato una struttura slegata dai vincoli della politica, per esempio per recuperare le morosità, ma vorrei vedere, come tante volte accaduto in passato, se ad essere morosi sono enti pubblici, gli stessi comuni.
La società in house è l’ultimo discendente dei mostri creati dalla regione e dalle leggi nazionali: ATO rifiuti, ATO idrico, ATI, e tutto quello che ruota attorno a rifiuti, depurazione, acqua, fognature etc etc.
La consistenza del mostro l’ha data il Presidente dell’ATI: 163 pozzi, 34 sorgenti, 70 serbatoi, 165 impianti di sollevamento, 438 chilometri di reti idriche per adduttori in rete idrica, 1.207 chilometri di rete fognaria, 400 collettori, 23 depuratori, circa 141.000 utenze, con una pianta organica, prevista dal Piano d’Ambito, di 205 unità.
Come ha ricordato un dipendente storico del settore, sono stati i sindaci del passato e i vari consigli comunali ad aver approvato i passaggi, fino alla creazione di Iblea Acque.
Quelli attuali non sono dei creativi, ma esecutori di quanto stabilito da amministratori.
Il gene sbagliato di questo mostro è stata ed è l’accettazione, da parte dell’ing. Poidomani di partire, da solo, in una stanza messa a disposizione da ATO idrico, nel palazzo della Prefettura, sena nemmeno una unità di personale, senza mezzi e soldi a disposizione, senza avere o provvedere primariamente ad un serio piano industriale, ma per farlo ci voleva il personale e qualificato e adeguati fondi che dovevano mettere a disposizione i Comuni, disastrati o meno.
Con la buona volontà, a poco a poco, unità di personale delle varie strutture e dei vari comparti, sono, piano piano, passati ad Iblea Acque.
E la nube di incenso sparsa attorno a Poidomani, del tutto dovuta, per l’eccellenza e la professionalità del personaggio, va aumentata per ringraziare se la barca, bene o male, è ancora a galla.
Iblea Acque è un mostro che deve pagare 18 milioni di bollette per l’energia elettrica, ma non ha contezza dei centri di costo e dei centri di ricavo, pare che non sappiamo ancora quanto ci entra al mese e quanto si deve spendere, dagli stipendi alle riparazioni, alle manutenzioni e all’ordinaria amministrazione.
Basti pensare che è venuta fuori una problematica già nota al tempo dei grillini e, pare, non ancora risolta: ci sarebbero, a Ragusa, condomini di una certa consistenza in termini di numero di alloggi, che hanno accumulato debiti enormi con il comune per gli insoluti, impossibili da recuperare fra decine di codomini.
I nuovi uffici ancora parlano dell’intenzione di contrattualizzare ogni singolo condomino, a parte il tempo necessario per mettere tutti a posto, al Comune il peso del passato, ma si parla, candidamente, anche di utenze senza contatore, a detta di tecnici esperti impossibili da sanare, di perdite idriche di enorme portata, dovunque.
Per non dire che già, quasi ancora prima di cominciare, Iblea Acque deve 6 milioni di euro al Comune di Ragusa.
Efficace il passaggio di un intervento del consigliere Iurato che ha voluto ricordare come altri Comuni non hanno mai voluto onorare quanto dovuto per le discariche, per l’Università, con il Comune di Ragusa che ha pagato tutto, anche quello degli altri.
Al momento, anche solo per un sito e per una comunicazione efficace Poidomani ha detto che servono prima risorse umane ed economiche.
Per qualcuno, l’audizione sarà servita per chiarire alcuni dubbi per piccole faccende da consigliere che deve rispondere alle istanze di qualche elettore o presunto tale.
Le grandi questioni che attengono ad una società di questa portata sono rimaste tutte allo status quo, una gestione manageriale della società, con l’ing. Poidomani che deve fare l’amministratore unico, senza occuparsi di perdita idrica in via Totò, di contatore che non si legge, di evasione e, come andrà a finire, di autobotti.
