Il borsino per gli assessori al Comune di Ragusa, tanti amici di Cuffaro, Lombardo e Azione, tanti i non eletti

Oggi lunedì 5 giugno, ad una settimana dal risultato elettorale, dovrebbe essere svelata la composizione della Giunta comunale di Ragusa, come anticipato dal sindaco Cassì nella sua prima conferenza stampa.
In parallelo dovrebbero venir fuori, contestualmente, la nomina, ambita, del vicesindaco e l’indicazione di maggioranza per la scelta del presidente del Consiglio.
Numerose le indiscrezioni sulle scelte di Cassì, tante le ipotesi, quella prevalente, nemmeno tanto difficile da immaginare, vorrebbe la nomina assessoriale di Gianni Giuffrida, riconferma sulla quale pochi potevano avere dubbi, di Simone Digrandi, rivelazione dei precedenti 5 anni e forte della sua affermazione notevolissima, e di Mario D’Asta, non solo forte dei consensi ottenuti ma anche come rappresentante dell’alleato che, più di ogni altro, ha contribuito al successo di Cassì.
Per l’ultimo nome, per il quale è assai prevedibile la scelta possa cadere su una donna, per rafforzare la quota rosa già presente, circola, in mattinata, il nome della consigliera eletta Katia Pasta.
Vogliamo precisare che sono solo voci che circolano ma che non trovano nemmeno smentita in ambienti vicini al sindaco. In dubbio, forse, solo l’espressione della quota rosa, ci sarebbe in essere anche l’ipotesi della scelta di Clorinda Arezzo, un recupero dopo l’esito non performante delle urne.
In questo scenario, l’accordo e l’indicazione per la Presidenza del Consiglio verrebbe riservata a Fabrizio Ilardo che verrebbe riconfermato nella carica, rimandando, ancora una volta, in buon ordine, ambizioni assessoriali legittime che gli derivano dalla fedeltà e dal sostegno incondizionato ad una causa, come altre volte nella sua ormai lunga carriera politica di buon democristiano.
Per la vicesindacatura, verosimilmente, la partita si giocherà fra Giovanni Iacono e Giorgio Massari, favorito leggermente quest’ultimo se venisse confermato il secondo assessorato per Partecipiamo.

In questo contesto, bocche cucite nello stretto entourage del sindaco, più ancora fra gli alleati che si dicono all’oscuro delle possibili strategie del primo cittadino in ordine alla nomina degli assessori, numerosi i commenti per lo scenario che si verrebbe a determinare con le scelte paventate.
In pratica la città sarebbe consegnata agli amici di Abbate, e quindi di Cuffaro, agli amici di Lombardo e a quelli di Azione, regionale, con ampia rappresentanza in giunta.
Una situazione che preoccupa qualcuno, alla luce di quello che sta avvenendo anche in seno all’ASP dove molte scelte sembrano sempre più calate dall’alto e provenienti da ambienti politici esterni ben identificati.
Non è un caso che della vecchia squadra di Cassì, fra assessori e consiglieri, siano rimasti in gioco solo Ilardo e Giuffrida, solo quest’ultimo nella sala macchine.
Una decimazione inaspettata, imprevedibile, che qualcuno potrebbe interpretare come anche fomentata e favorita dallo stesso Cassì che, in pratica, lascia fuori ben 5 dei suoi assessori nel quinquennio precedente, segnale, forse tardivo,  che rivelerebbe anche di una squadra non certo di eccellenza, che avrebbe lasciato sul campo delusioni in abbondanza.

Si definisce, così, anche la schiera dei non eletti che sono tanti, ci riferiamo naturalmente a quei candidati al Consiglio comunale che non hanno ottenuto un numero sufficiente di voti per l’elezione, ma hanno dimostrato, con i consensi ottenuti, di aver meritato una candidatura che, invece, per altri, alla luce dello scarso numero di voti, si è rivelata solo un errore di valutazione, in qualche caso, madornale.

Il maggior numero di vittime eccellenti, nella lista di Cassì sindaco, non sono stati eletti l’ex assessore alla cultura Clorinda Arezzo e l’ex assessore ai servizi sociali, Luigi Rabito, l’ex capogruppo Andrea Tumino, e i consiglieri uscenti Sergio Schininà, Cettina Raniolo, Fabio Bruno, Emilio Dimartino e Daniele Vitale.
Possibilmente recuperati, se rinunciano al doppio ruolo di assessore e di consigliere comunale i papabili assessori Giuffrida e Digrandi, i primi dei non eletti Maria Grazia Criscione e Sergio Schininà.
Uno spiraglio per Daniele Vitale se venisse nominata assessore la Pasta che, rinunciando alla carica di consigliere, potrebbe fare posto a Clorinda Arezzo la quale, però, non sembra intenzionata a rivestire il semplice ruolo di consigliere comunale.

Vittime eccellenti per la mancata elezione, nella lista di Ragusa Prossima, Gaudenzia Flaccavento e Paola Schininà, in quella di Partecipiamo Salvatore Cilia, Giovanni Battaglia e Filippo Spadola.

Per restare fra gli alleati, fuori Maria Malfa, nella lista Terra Madre, il cui leader, Giovanni Gurrieri, non sembra intenzionato a rinunciare al doppio ruolo, conferma che, per il secondo quinquennio consecutivo, Maria Malfa sceglie malissimo i suoi compagni di viaggio.

Una ecatombe, come era naturale, nelle liste degli sconfitti, nella seconda lista di Schininà spente sul nascere le ambizioni di Ri-pensare Ragusa, di Stefano Martorana, ex assessore al bilancio grillino, e dei giovani di +Europa, Androne e Schembri.
Una disfatta per Ciccio Barone e i tre ex consiglieri comunali Rivillito, Mezzasalma e Corrada Iacono, delusione in Territorio per la mancata elezione di Elisa Marino e Massimo Occhipinti.
Nella lista dei 5 Stelle nessun risultato notevole per l’elezione, solo Firrincieli la spunta sull’onda della candidatura, non ce la fa Gianna Miceli come portabandiera delle sinistre.
Le delusioni più cocenti nella lista di Insieme che, per il totale disimpegno della Lega, non riesce a raggiungere, per poco, il quorum e spreca i notevoli consensi, oltre mille voti in due, di Mirabella e Lo Destro.
Del tutto disarmanti i risultati di Fratelli d’Italia, che riesce a piazzare un solo consigliere, non riuscendo a sfruttare il vento favorevole del partito, e lascia fuori il coordinatore cittadino e il suo vice, Sittinieri e Calvanese, oltre a Michele Savarese, Ignazio Nicastro e Filippo Spadola.
La partita, a questo punto, per la maggioranza, si sposta sulle presidenze di commissione e sugli incarichi di sottogoverno, oltre a qualche scelta per esperti o collaboratori, per mezzo dei quali la maggioranza e il sindaco in particolare, potrebbero confortare qualche deluso e potrebbero sistemare qualche fibrillazione che già si avverte, per non dire che qualcuno paventa, a breve, qualche ‘botto’ di consistenza indefinita, tale da non poter prevedere gli effetti.

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