Il progetto per espropriare Marina di Ragusa ai ragusani

Se ne è parlato in giunta, non ci sono consensi unanimi, soprattutto per taluni aspetti, ma sta di fatto che è stato imbastito un progetto per l’accesso in spiaggia a Marina di Ragusa.
È tutto succo dell’iniziativa del vulcanico Ciccio Barone che, come è costume, in questa giunta, si è appropriato di compiti che proprio suoi non sono.
Forse perché, scavalcato dal vicesindaco Licitra per il Piano Strategico del Turismo, per le questioni attinenti al turismo di Agenda Urbana e superato per problematiche del centro storico, degli eventi legati alla cultura, del Castello di Donnafugata, del suo parco, del suo Museo del Costume, Barone abbraccia questa questione dell’accesso alle spiagge che, siamo sicuri, nasconderà anche tutele per gli operatori commerciali che sulle spiagge insistono.
Ma questa storia di privilegiare aspetti che mal si attagliano alla ridente frazione balneare, da sempre luogo di villeggiatura dei ragusani, comincia a suscitare non poche rimostranze da parte dei residenti e dei vacanzieri della provincia, non solo del capoluogo.
Già da tempo, Marina di Ragusa non è più il paradiso dei ragusani, si tenta di farla diventare località turistico balneare di grido e, in effetti, la bellezze delle spiagge concorre all’obiettivo, ma senza parcheggi, senza un adeguato sistema di trasporti, complice la relativa poca estensione dello sbocco al mare, compresso fra Casuzze e la Riserva del fiume Irminio, Marina di Ragusa è, ormai, diventata invivibile, soprattutto per i residenti e i proprietari di seconde case, che pagano regolarmente le tasse ma non hanno dove parcheggiare l’auto o non possono riposare per le concessioni in materia di emissioni sonore, dal porto alla piazza principale.
Se resta qualche zona tranquilla, c’è l’assessore che pensa di mettere le bancarelle, ora ci si mettono anche le modifiche alla viabilità per prolungare la pista ciclabile fino a Marina di Ragusa.
Chi scrive vuole precisare che non è fra i villeggianti di Marina, non è proprietario né affittuario di immobile nella frazione, questo per sgombrare il campo da possibili illazioni su interessi di parte.
Le lamentele nascono dalla gente che vive a Marina, che oggi vede il borgo marinaro invaso da locali pubblici di tutti i tipi, il suolo pubblico invaso da sedie e tavolini, ancor prima delle norme permissive per lenire i danni della chiusura dovuta all’emergenza sanitaria.
Vero è che con questo tipo di situazione molti hanno sanato i propri bilanci, affittando immobili per attività commerciali, a peso d’oro, trasformando anche i garage in case vacanza e b&b, si è anche costruito, sfruttando particolari normative dedicate alle strutture ricettive, per vendere appartamenti di normale abitazione.
Anche il porto turistico, che dovrebbe essere un posto esclusivo, dove la privacy degli utenti dovrebbe essere privilegiata, è diventato il santuario della movida, peraltro in barba a tutte le norme del distanziamento, come ampiamente documentato in questi ultimi fine settimane.
Come fa notare qualche attento componente della maggioranza consiliare, ci si concentra su questioni particolari che palesano interessi particolaristici e giocano sull’urgenza di una situazione emergenziale caotica e confusa, tralasciando situazioni che attengono di più alla sicurezza che non la permanenza in spiaggia, come per esempio per il porto, per via Tindari e per il lungomare Mediterraneo.
Peraltro, sono questioni che riguarderebbero non solo il turismo, ma più ancora la frazione, assessore Spata, la sicurezza e la sanità, assessore Rabito, le infrastrutture, assessore Giuffrida.
Senza dire che, come al solito, nel progetto si parla di tutto, ma di accessibilità per i diversamente abili e di spazi idonei riservati nessuno parla.
Un progetto che, non solo a prima vista, appare azzardato ed eccessivo, è chiaro che l’amministrazione potrà prendere le sue decisioni ma il malcontento, già serpeggiante fra i ragusani, aumenterà in maniera esponenziale se, come si paventa, si dovrebbe prenotare per andare in spiaggia o, addirittura si dovrebbe fare ricorso ad una app per andare a fare il bagno.
Manca anche lungimiranza politica per la smania di riprendere il consenso via perduto, anche come gruppo consiliare, ridotto a due sole unità: se limitazioni ci devono essere, fatele disporre dai governanti nazionali e regionali che già tante antipatie si sono attirati, con decreti, ordinanze, prescrizioni, elicotteri e autocertificazioni.
Il Sindaco, forse vuole apparire permissivo e disponibile per qualche apparente avvicinamento ai suoi fedelissimi, ma si renderà conto come, con queste trovate la situazione diventa più complicata, già ci sono state perplessità in giunta, nella maggioranza si guarda a bocca aperta, sarebbe d’uopo che al compleanno di fine giugno venga proposto un rimpasto che appare sempre più essenziale per ridare slancio a quella che doveva essere la giunta del cambiamento.
Ma se molti si lamentano e non si esprimono, cambiamento non ci sarà.
Qualcuno dice che il Sindaco ha già espresso l’intenzione di ricandidarsi, si spera con ben altra squadra, ma questo tipo di iniziative non fa che dare fiato ai tanti avversari che stanno già preparando l’ingresso in campo.

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