Il risveglio dei cinque stelle

di Marco Ramius
Le contestazioni sono il sale della politica, se sono finalizzate alla causa comune e non al tornaconto personale

In uno scenario politico locale, dominato dai cinque stelle, che hanno vinto alla grande le elezioni amministrative ma hanno deluso gli elettori per la poca attenzione verso gran parte del programma elettorale, risaltano i rilievi e le contestazioni di consiglieri e attivisti che si sono stancati di veder disattesi i principi cardine del Movimento 5 Stelle.
La base, che doveva essere l’origine delle decisioni, è, di fatto, messa da parte, quando non esautorata ed espulsa dal movimento, con le buone o le cattive, a Ragusa come a Vittoria o in altri posti come recitano le cronache che vedono spesso il Movimento 5 Stelle agli altari della cronaca.
Non è che i dissidenti abbiano assunto, però, posizioni fortemente critiche, se non a mezzo di comunicati stampa, non ci sono forti contestazioni, soprattutto non si vuota il sacco sulle cose che non vanno, se non per qualche ‘assaggino’, pur sempre stuzzicante.
Complice la campagna elettorale, che in Italia è perenne, il leader o i presunti tali, a livello regionale e nazionale non danno indicazioni su cosa fare dei dissidenti, che restano in un limbo, in attesa di tempi migliori, nella speranza che non sbrachino.
La compagine dei consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, in sostanza il Movimento a Ragusa, a cui si aggiungono
elementi della Giunta e pochi attivisti rimasti tali, ha mostrato, in diverse occasioni divisioni e contrasti interni che hanno messo a fuoco la mancanza di unità, l’assenza di una guida forte e autorevole e la dimenticanza sui principi del Movimento, tanto sbandierati in campagna elettorale.
Si doveva aprire il Comune come una scatoletta di tonno, non si è fatto nulla, si doveva cambiare con il passato, non si è fatto nulla.
Nessuna rotazione di personale negli uffici, recupero di vecchi dirigenti, nessuna presa di posizione forte nei confronti di situazioni discutibili del passato, episodi eclatanti come il ‘disallineamento’ dei fondi residui della legge su Ibla, un ammanco di 16 milioni di euro, per il quale nessuna parola è stata spesa dal truppone grillino, inquadrato e compatto agli ordini del sindaco.
Nessuno ha avuto il coraggio di togliere il velo a tanti pasticci del passato, nessuno ha gridato per una netta inversione di tendenza, nessuno ha insistito per modifiche nette, per esempio, al regolamento del Consiglio Comunale e dei lavori d’aula, le cui variazioni si sono ridotte a poche misure che, di fatto, non hanno cambiato di molto le situazioni esistenti.
Addirittura i 5 Stelle, come rilevato da molti, hanno mostrato di tollerare, anche per tornaconto personale, regole elastiche per le presenze in aula e in commissione, con relative percezioni dei gettoni di presenza, regole comunque previste dalle normative attuali, come pure hanno allentato le redini assistendo e partecipando a sedute di commissione o a lavori d’aula dall’impostazione e dai contenuti assai discutibili.
Una per tutte, la questione sulla gestione privata del Castello di Donnafugata, per alcuni vero motivo della defenestrazione dell’assessore Stefania Campo, che rimane ammantata dal mistero, senza che nemmeno i consiglieri abbiano contezza di come stanno le cose.
Tanti misteri del passato, remoto e prossimo, sui quali i consiglieri non hanno voluto mettere naso.
Nemmeno sulla madre di tutte le criticità che stanno affliggendo i 5 stelle, la richiesta di sostituzione dell’assessore Stefano Martorana, i consiglieri hanno mantenuto coerenza e decisione, ma si sono inchinati ai voleri del sindaco e hanno tollerato impegni disattesi e imposizione delle scelte.
In questo scenario di cieca obbedienza al primo cittadino, dove si tollerano anche accordi sottotraccia, ammessi dagli stessi consiglieri, con il gruppo di consiglieri del gruppo misto facenti capo a Maurizio Tumino, ex di Forza Italia in attesa di avvicinarsi alle posizioni renziane di Nello Dipasquale, non c’è traccia di rivoluzione, qualcuno addirittura arriva a intravedere segnali di chiara assuefazione alle mollezze e ai privilegi della vecchia politica, un adagiarsi alle consuetudini di prima e seconda repubblica.
Logico che atteggiamenti dissonanti, fortemente critici nei confronti della politica a 5 stelle, richiami ai principi del Movimento, risultino assordanti nell’artefatto paradiso pentastellato.
Le numerose assenze in consiglio comunale di ben identificati soggetti, la mancanza del numero legale ormai diventata una costante a palazzo dell’Aquila, i diversi distinguo su atti importanti presentati dall’amministrazione, confermano che la contestazione al sindaco, per talune sue scelte non è del tutto sopita.
Una calma apparente sembra essere stata apportata dalla conquista della carica di Presidente del Consiglio per Antonio Tringali, ottenuta con il prezzo altissimo del disfacimento della maggioranza, il primo degli eletti della lista a 5 Stelle, il più rappresentativo della compagine grillina, sta cercando di riannodare i fili di un rapporto danneggiato in più aspetti, ma non tutti hanno dimenticato i richiami della rivoluzione.
Fra questi Dario Gulino che, da tempo, ha manifestato il suo profondo disagio per la battaglia persa per la sostituzione di Martorana e coglie, ora, l’occasione di annunciare ufficialmente che non interverrà in consiglio fino a quando non sarà presentato il bilancio.
Già prima, in occasione di riunioni del gruppo con l’assessore Martorana, aveva manifestato platealmente il suo dissenso non partecipando a riunioni con lo stesso, per disconoscerne l’autorità sui temi di carattere finanziario, restando comodamente in poltrona, nella stanza del Presidente del Consiglio, intento a trastullarsi con i videogiochi, come testimoniano le immagini delle quali ha tranquillamente autorizzato la diffusione a conferma di quanto diciamo.
Su Gulino di accentrano le attenzioni degli osservatori, dei colleghi di movimento e delle opposizioni: i primi valutano una sua eventuale uscita dal gruppo, che, comunque, non influenzerebbe di molto una maggioranza che non c’è più.
I colleghi guardano con apprensione alle sue decisioni, anche le dimissioni potrebbero risultare dannose per l’ingresso del primo dei non eletti, appartenente, pare, all’ala dei dissidenti di ragusattiva5stelle.
Qualcuno delle opposizioni corteggia Gulino per avere un trofeo da appendere al muro, una conquista d’immagine che potrebbe servire solo nel caso di un fronte compatto di tutte le opposizioni, che dovrebbe comprendere, oltre a Partecipiamo e Città, anche Gulino e la Sigona.
Ma i citati accordi sottotraccia con Tumino e compagni sembrano sconfessare questa ipotesi.
L’ultima esternazione di Dario Gulino è destinata a suscitare clamore, perché porta alla ribalta il caso dei dipendenti comunali, per i quali una delibera di giunta conferma premi di produttività e per il raggiungimento di obiettivi, una scelta dell’amministrazione, della quale ci occuperemo in altra parte del giornale, che Gulino contesta, indignato, in quanto manterrebbe sprechi e pratiche discutibili da prima repubblica.
Analogo caso era stato sollevato da Sonia Migliore, erroneamente collegato al regolamento per il contributo di costruzione e alla determinazione degli oneri di urbanizzazione.
Era stata la Migliore a segnalare che al Comune di Ragusa opera un gruppo di lavoro che, su indicazione del dirigente del Settore XI dell’Ente, ha prodotto elaborati tecnici, rilevando che dipendenti comunali avrebbero predisposto degli atti che a loro volta incidono sulla loro stessa retribuzione.
In pratica, sempre secondo la Migliore, il regolamento stilato ricalcolerebbe gli oneri concessori ed i diritti di istruttoria con un maggiore costo per i cittadini e, quindi, un maggior introito per le casse dell’Ente.
Il gruppo di lavoro viene retribuito come incentivo con il 50% delle somme incassate dal Comune proprio sui diritti di istruttoria. Per Sonia Migliore, è legittimo il sospetto che si siano voluti aumentare tali diritti proprio per fare più cassa.
Dipendenti che percepiscono una retribuzione extra per fare semplicemente il lavoro per il quale sono già pagati, incentivo che non viene corrisposto al raggiungimento di un obiettivo, ma su tutte le pratiche che riguardano gli oneri concessori e i diritti di istruttoria.
Tutti aspetti che meritano un approfondimento serio, a cominciare da quando è stata instaurata questa prassi che, per come la racconta Sonia Migliore, sembra azzardata e per la quale Gulino manifesta la propria indignazione.
Come solitamente avviene, al momento, nessuna precisazione da parte dell’amministrazione, comunque attesa per i necessari chiarimenti che debbono sgombrare il campo da dubbi e illazioni.

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