di Vilnius Nastavnic
Sembra la stagione giusta per parlare di turismo, ma ogni considerazione vale per la prossima
Turismo è la parola magica, taumaturgica, nella nostra regione spesso utilizzata da politici in cerca di perduti consensi, economisti, operatori del settore e amministratori per arginare la crisi di diversi settori.
Troppo spesso ci sono molte parole, proclami, tutti fanno diagnosi ma non ci sono proposte valide e, soprattutto sostenibili.
Il turismo nella nostra città, innanzitutto, deve essere visto nel contesto di quello regionale e, soprattutto, nel contesto delle politiche siciliane che, dopo la chiusura delle Aziende per il Turismo, navigano a vista, senza guide capaci e con programmi da fare rabbrividire.
In più occasioni, Ragusa, e il territorio ibleo in generale, sono stati maltrattati e dimenticati dai governi e dagli assessori al ramo, regionali, ignorati da chi avrebbe dovuto tutelare le peculiarità della Sicilia.
A ciò si è aggiunto l’atteggiamento imbarazzante dei nostri parlamentari regionali, dei quali 3 componenti di maggioranza, e delle amministrazioni, silenti rispetto alla mortificazione del territorio, che imporrebbe ben altre reazioni.
Leggi regionali e sistema dei distretti turistici che non hanno funzionato: tutto rimane affidato al pubblico che non ha risorse, il privato, di fatto, è escluso dalle dinamiche di rilancio del turismo, relegato a ruoli marginali. Ancora una volta, pratiche spartitorie, logiche clientelari, per favorire tutti i territori indistintamente.Ci si ostina a praticare politiche di marketing delle quali non si è competenti, invece di focalizzare azioni sistemiche sugli attrattori culturali di eccellenza, sulla cultura locale, sui saperi e sui sapori che sono portanti della cultura immateriale del territorio.
Si rimane ancorati all’uso parassitario delle risorse pubbliche, per programmi dal dubbio esito, mentre dati internazionali reali ci parlano di una Sicilia dimenticata. Nonostante nelle ultime stagioni la situazione sia migliorata, numericamente, non c’è partita con destinazioni come le Baleari, come Malta, o come altre piccole località del Mediterraneo.
Quanti aerei di turisti arrivano in una settimana in queste località e quanti in tutta la Sicilia? Ci rendiamo conto che le mete turistiche siciliane restano Palermo, Taormina, Siracusa?
Per ridurre il divario che ci separa dalle località turistiche più rinomate, occorrono programmazione e proposte non strumentali.
La questione è di capire, prima, perché malgrado le sue eccellenze climatiche, naturali e culturali, la Sicilia rimanga un pigmeo nel turismo, rispetto a territori che avrebbero certamente minori potenzialità.
Poi occorre rivolgere le attenzioni al nostro territorio, ma è scontato che da soli, isolati, qualsiasi politica turistica è destinata a soffrire se non a risultare inefficace.
Se ci rivolgessimo solo ai turisti che vengono per il mare potremmo agire da soli, ma se vogliamo cogliere le opportunità del riconoscimento UNESCO e, più in generale del patrimonio artistico-architettonico, occorrono politiche condivise e adeguati sostegni pubblici e privati.
Perché prendersela con gli amministratori locali, quando, per esempio, il treno barocco deve ancora partire?
Buono parlare di turismo, ma serve solo per la stagione 2017, è anche troppo tardi per parlare di destagionalizzazione in mancanza di programmi adeguati.
Se si vuole utilizzare il turismo per fare politica di opposizione, e di questo il giornale si occupa in altra parte, ognuno è padrone delle sue strategie ma è tempo perso.
Purtroppo, anche con la politica strumentale si arriva troppo tardi: questa stagione sta già passando, a questa amministrazione resta solo una stagione, quella del 2017, la stagione 2018 appartiene alla prossima sindacatura, anche se resteranno i pentastellati al potere, è un’altra storia, perché, di certo, anche con lo stesso sindaco, ci dovranno essere altri uomini e altre donne in giunta e in consiglio.
Troppo poco una stagione sola per grandi progetti, piuttosto, chi parla di turismo, in questa fase di approvazione del bilancio, dovrebbe avere le proposte pronte per incidere positivamente sullo strumento finanziario in tema di materia così importante.
Ma si è visto che tutte le forze politiche hanno già avuto difficoltà a determinare l’utilizzo di soli 500.000 euro della tassa di soggiorno, soldi pronti, in cassa, che si sono diluiti, ma non ancora utilizzati, nei mille rivoli di scelte clientelari e marcianti sui binari dell’ovvio.
Si agisce, in fondo, come nel resto dell’isola e dell’Italia, senza idee chiare e senza programmai: chi utilizza la critica per colpire l’attuale amministrazione, avrebbe dovuto chiedere, molto prima, perché buona parte del programma elettorale dedicato al turismo è rimasto lettera morta, senza che ci fossero obiettivi richiedenti grossi investimenti di somme in bilancio.
Ha dormito l’assessore al turismo, ma hanno dormito pure le opposizioni, indaffarate in altre problematiche più cogenti come zanzare, alghe, ratti e piste ciclabili, verde pubblico e cancelletti per il bancomat.
D’altra parte perché prendersela con gli assessori dei paesi quando i progetti presentati dai distretti del sud-est, propedeutici all’accesso dei fondi Por, presentavano come pompose “azioni di sistema” piccoli interventi di basso cabotaggio: mini guide cartacee multilingue su itinerari, ristoranti e hotel, premi per scrittori che scriveranno del sud est, accordi con compagnie aeree low cost, azioni spot, non sistemiche come quelle del piano di utilizzo della tassa di soggiorno, stilato dalle stesse persone che diramano comunicati sul turismo a Ragusa.
Azioni isolate, che non produrranno sviluppo, crescita, opportunità di lavoro se non per gli amici degli amici, misure sulle quali nessuno ha avuto da ridire, anzi ha votato favorevolmente per stravolgere il piano dell’assessore, altra perla che voleva utilizzare, in parte, i fondi della tassa di soggiorno per pagare manifestazioni e spettacoli.
