La città virtuosa, il buon governo, la gestione della cosa pubblica non sembrano ancora affermati in città

L’apparato di comunicazione del sindaco Cassì, sempre con il motore caldo e perfettamente carburato, coglie al volo l’opportunità di un servizio televisivo sulla città su una rete nazionale, nel seguito programma GEO.
Un servizio su Ragusa, in effetti un piccolo documentario di introduzione al programma, fatto essenzialmente di redazionali su quattro attività di imprenditori locali, assai singolari, che la giornalista titola “Ragusa la Virtuosa” (piacerebbe sapere da dove ha preso lo spunto).
Il sindaco sottolinea e condivide l’introduzione, con la solita commistione tra comunicazione e propaganda che sta diventando pericolosa nel contesto dell’amministrazione Cassì.
Che venga una troupe televisiva nazionale per un programma sulla città è normale, che la giornalista possa anche parlare di città virtuosa ci può anche stare, se non fosse, per coincidenza, il ritornello della propaganda di palazzo che parla sempre di amministrazione virtuosa e di città modello.
Viene detto: “E’ il ritratto di una città che ha saputo determinare una vera e propria rivoluzione economica generando uno sviluppo florido, unico nella Sicilia che dura ancora oggi”.
Per essere onesti, e non indurre nell’equivoco, andava detto e precisato da parte del sindaco che la rivoluzione economica, lo sviluppo florido non sono cosa sua, come, in maniera subliminale, si vorrebbe far comprendere.
Illusionismi della comunicazione, ma non sempre attaccano.

Senza dubbio Ragusa è stata sempre un modello da imitare, nel contesto siciliano e del meridione, non a caso era definita ‘l’isola felice’ o l’ ‘isola nell’isola’.
Il sindaco Cassì, finora, è vissuto di rendita, ma spesso le rendite si dilapidano e si esauriscono; il virtuosismo nell’amministrare, tutto da dimostrare alla luce degli ultimi numerosi rilievi sulle società partecipate, non funziona, non ha mai funzionato, tanto da provocare una involuzione della città, un lento declino attraverso il tramonto delle eccellenze di diversi settori.
Quello che era un unicum siciliano, oggi soffre, anche per scelte regionali degli anni passati.
Sono scomparse Camera di Commercio, Area di Sviluppo Industriale, Banca d’Italia, non si è vista una azione concreta del primo cittadino per interferire nelle scelte e per un processo politico produttivo per il territorio.
Su tanti settori, da quello del trasporto pubblico ferroviario e su gomma, non si è sentita una presenza pressante degli amministratori, la città è in declino, lo sviluppo economico e la crescita sono sconosciuti, i due centri storici muoiono senza nemmeno assistenza, l’imprenditoria catanese che aveva costruito e gestito i parcheggi pluripiano è scappata dalla città, dopo interminabili contenziosi e incomprensioni con l’amministrazione, la società che gestisce i parcheggi a pagamento vuole abbandonare il servizio, per nulla produttivo, il porto turistico, da sempre ignorato dall’amministrazione, è passato in mani straniere e l’unica preoccupazione dell’amministrazione è stata quella di favorire possibili investimenti nel settore turistico alberghiero, per le stesse, allargando a dismisura le aree dedicate nel nuovo PRG.
Piano Regolatore che avrebbe dovuto costituire lo spunto per il rilancio della città, in chiave evolutiva e moderna, mentre rimane il solito crogiuolo di interessi intrecciati fra le lobby di pochi costruttori.
L’agricoltura e la zootecnia sono nello stato comatoso sotto gli occhi di tutti, la zona industriale vede aumentare i capannoni vuoti, il settore delle opere pubbliche vive sui fasti di faraonici progetti che serviranno poco alla città, in termini di sviluppo e di crescita: investimenti enormi, grazie alla pioggia dei finanziamenti del PNRR, per riqualificazione di ville antiche, per il riutilizzo della vallata Santa Domenica, polo fieristico ormai fuori tempo, si vive, da anni, sul futuristico progetto della metroferrovia, sulla riqualificazione dell’area dell’ex scalo merci, che una volta completata resterà senza il fondamentale sottopassaggio per collegare due parti della città, impantanata nei ritardi prevedibili della riqualificazione delle stazioni ad opera delle ferrovie e del progetto generale, per il quale, peraltro, va trovata e identificata l’utenza.
I ritardi nelle opere pubbliche hanno portato una disillusione della gente, non si avverte autorevolezza e presenza dei vertici del Comune per problemi fondamentali quali la sanità ospedaliera, si completa la casa protetta e se ne vogliono sbarazzare facendone casa di comunità che avrebbe le risorse di suo, tralasciando di spingere per la riqualificazione dell’ex ospedale Civile che rilancerebbe una intera zona della città.
Non è città virtuosa ma città senza visione, per il rilancio del patrimonio artistico architettonico, per la vera valorizzazione della fascia costiera, con Marina di Ragusa espropriata ai ragusani per farne preda del turismo e della movida, per interessi dei rispettivi settori, senza benefici per la città e per la frazione marinara.
Non ci sono settori dove si può riscontrare virtuosismo amministrativo, solo gestione poco appropriata declino costante della città.

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