Si era capito in campagna elettorale che stava sbagliando, la ricerca spasmodica di alleati era fomentata dai primi sondaggi che davano il sindaco uscente intorno al 35%. Sapeva Cassì che, se non avesse vinto al primo turno, era finita, ci sarebbe stata la grande ammucchiata e, non a caso, i 5 Stelle andarono da soli, per capitalizzare i loro voti ad un eventuale ballottaggio, esigui ma determinanti per arraffare uno se non due assessorati.
Si ebbe la conferma con la percentuale di consenso che non fu determinata dai voti degli alleati.
L’errore di valutazione è ora acclarato dal flop epocale della coalizione che, giorno dopo giorno, viene meno.
L’unica scelta poteva essere quella di Giorgio Massari, come alleato, non di Ragusa Prossima che ha dimostrato la consistenza con i pochi voti raccolti: tolto il consenso storico, più di immagine che di voti di Massari e i voti di Iurato, il movimento ha dimostrato di non esistere e di non essere all’altezza del suo leader.
Ma il progetto di Giorgio Massari, di sostegno e arricchimento di Cassì, fallì nel momento delle porte aperte, con Abbate e De Luca, con D’Asta e Gurreri, con elementi di Azione, locali e dei territori vicini, degli autonomisti di Lombardo, con le infiltrazioni di uomini di Fratelli d’Italia nelle liste, con la lista Partecipiamo diventata il refugium peccatorum di santi e santoni.
I nodi stanno venendo al pettine, come nella nostra foto le poltrone non erano tutte uguali, qualcuno ora è seduto male, i vicini danno fastidio, non sono graditi.
Così Buscemi e Iurato fanno finta di scoprire che c’è il cuffariano Abbate di mezzo, dopo averne eletto la rappresentante in consiglio come vicepresidente, D’Asta ha difficoltà ad affermare le sue ambizioni di leader già in Partecipiamo, i leader delle varie formazioni politiche infiltrate cominciano a chiedere conto del loro sostegno a Cassì, in vista delle prossime consultazioni, ma sono anche delusi per quello che non stanno facendo i loro rappresentanti.
Un circo equestre che non ha eccessiva risonanza mediatica per l’assoluta inconsistenza delle opposizioni, forse più presenti, in questo momento, all’interno della maggioranza che non all’esterno.
Il solo Gaetano Mauro dà filo da torcere all’amministrazione, ma l’estrazione sua e del sindaco Cassì li fa apparire in rotta di avvicinamento nella galassia politica locale, una rotta che potrebbe trasformarsi in rotta di collisione per identici obiettivi di carriera politica.
E Cassì si trova in difficoltà anche per questioni anagrafiche: è di tutta evidenza che sono i giovani che sono stati e sono i protagonisti della scena politica ragusana, al momento.
Le cronache sono piene solo di Bennardo, di Caruso, di Mauro, eccezion fatta per Iacono, si parla solo dei giovani assessori Digrandi e Pasta, tutto il resto allineato e coperto da una coltre di mistero su quello che stanno facendo o vorrebbero far capire che stanno facendo.
Se si muoveranno bene, la città del futuro sarà di questi giovani, ci potrà stare anche Cassì, indispensabile uno come Iacono, o un maestro di politica come Massari, ma tutto il resto deve tornare a casa.
Impressionante la mancanza di iniziative, di progetti concreti, di fatti da parte dei nuovi arrivati della coalizione.
Nessuno mette lingua nel settore enorme di lavori pubblici, edilizia privata, urbanistica, manutenzioni e servizi, piano regolatore, tutto abnormemente nelle mani di un solo assessore, peraltro professionista del settore che, se da un lato potrebbe essere un vantaggio, dall’altro suscita non poche perplessità.
Centri storici, trasporto pubblico, collegamenti sono del tutto fermi e inadeguati alle esigenze della collettività, lo sviluppo economico resta ancorato ancora alla banchina della fervida mente di Giorgio Massari ma le navi sono fatte per solcare i mari, anche in tempesta, non per stare alla fonda nel porto.
Contrade e periferie non vedono strategie innovative, anche la tutela degli animali guarda a progetti futuristici, ambiente, raccolta dei rifiuti, bonifica delle discariche, verde pubblico, transizione ecologica sembrano tutte cose che vanno talmente bene da non occuparsene.
Per dire il clima e l’atteggiamento che corre in maggioranza, si prenda in considerazione la questione disability manager e osservatorio o consulta delle disabilità, l’assessore al ramo sembra quasi defilata mentre i D’Asta boys esaltano i meriti dell’assessore D’Asta che, nei cinque anni precedenti, dall’opposizione, fu il solo a sollecitare la nomina del disability manager: avrebbero dovuto colpire duro, facendo notare che dal 2018 non si è fatto nulla per rispettare l’atto voluto da D’Asta e approvato dal consiglio comunale, che nulla è stato mai fatto, finora, per un reale abbattimento delle barriere architettoniche, per prima l’assessore dovrebbe ammettere anche le sue colpe perché, nei primi sei mesi, l’argomento non è stato nemmeno toccato, D’Asta perché appena insediato in giunta avrebbe dovuto colpire duro sulle omissioni dell’amministrazione, i D’Asta boys avrebbero potuto tacere per carità di patria.
Se si deve parlare del consiglio comunale solo per riferire delle becere e pietose vicende di chi, da piccole e insignificanti formazioni politiche, vorrebbe disconoscere il corso della storia, anche personale, opponendosi ai santi e ai giganti della politica, viene solo da vedere Palazzo dell’Aquila coperto da un tendone da circo.
Cassì è esperto di pallacanestro, ha sbagliato campagna acquisti, ma sa come si rimedia, si cambiano schemi, si manda qualcuno in panchina, una semplice guardia può diventare playmaker, spesso, come si fa ad alti livelli, si lasciano sfogare in campo i talenti, senza condizionamenti o imposizioni, e, come spesso accade, quando le cose vanno male, si mandano in campo i giovani.
Altrimenti si va incontro a sicura sconfitta.
