di Vilnius Nastavnic
Il consiglio comunale, spesso, da luogo di confronto democratico, si trasforma in un’arena di forti contrasti
Le ultime vicende fanno apparire l’aula del consiglio comunale come un’arena dove si scatenano forti contrasti e contrapposizioni senza esiti
Una sorta di corrida, non quella televisiva, nella quale alle buone esibizioni vengono concessi applausi e urla di entusiasmo, mentre alle esibizioni di basso livello sono riservati fischi e lancio di verdure.
Una corrida con tanto di toro inferocito, l’opposizione, che cerca di incornare il torero di turno, i componenti dell’amministrazione che piroettano nell’aula fra carte e delibere per evitare i colpi dell’animale. La similitudine nasce dal fatto che il toro può fare danni, ma è destinato a soccombere, il torero, ancorché vincitore, vive non solo del successo momentaneo, ma del consenso che lo deve consacrare per il futuro.
Nell’aula consiliare di Palazzo dell’Aquila va avanti così da 20 mesi, i tori sono sempre gli stessi, qualcuno acciaccato dalla mancanza di successi, i toreri vivacchiano ma non hanno fornito, almeno fino ad ora, prestazioni esaltanti da far andare il pubblico in visibilio.
Nell’arena i contrasti sono insanabili e lo spettacolo comincia a stancare, anche perché risultati se ne vedono pochi: il pubblico più caldo vorrebbe vedere l’incornata fatale, ma ci sono solo scaramucce.
Il civico consesso regge per la guida attenta della Presidenza, la conduzione allineata alle regole e al rispetto del regolamento, fa sì che i lavori si svolgano normalmente, pur fra le occasionali intemperanze, provenienti da tutte le parti politiche, tollerate con equilibrio che rischia, però, di essere interpretato male.
Ultimamente si assiste ad un fenomeno assai negativo: il lavori del civico consesso sono pubblici, chiunque può assistere, si presume compatibilmente agli angusti spazi riservati alle persone che vogliono sincerarsi di come viene amministrata la res pubblica. La possibilità di assistere ai lavori si è purtroppo trasformata in opportunità di seguire da vicino questioni di interesse personale o di categorie interessate.
Una presenza di gruppi di pressione che potrebbero influenzare posizioni e interventi di amministratori e di consiglieri. Ci sono stati i lavoratori del consorzio universitario come i residenti di Bruscè in attesa del collegamento alla fognature per le loro abitazioni, spesso esponenti di associazioni e partiti politici per seguire, da vicino, l’esame di determinati atti o provvedimenti. Ultimamente si sono presentati lavoratori in lotta per la tutela dei livelli occupazionali, i dipendenti dell’igiene ambientale, quelli del servizio idrico, quelli dei servizi cimiteriali. All’ultima seduta erano presenti gli esponenti dell’associazione animalista che gestisce il canile rifugio sanitario.
Salvo rarissime eccezioni, il pubblico ha sempre rispettato la regola di non interferire con i lavori del consiglio. Solo qualche piccola intemperanza, qualche espressione di dissenso, qualche applauso di consenso, tutto subito rientrato ma comunque criticabile perché condizionante dei lavori d’aula.
Va tutelato senza riserve il diritto di assistere, ma devono essere represse sul nascere forme di dissenso, come quelle di consenso, con l’espulsione immediata dall’aula dei soggetti interessati, altrimenti la situazione scappa di mano.
Si ritiene inconcepibile e fuori dalle regole, anche del galateo, il solo fatto che un consigliere possa interrompere un collega durante il suo intervento, figurarsi se ad interrompere, o anche solo a far perdere il filo del discorso è uno del pubblico.
Sappiamo che, di recente, il Presidente del Consiglio, Giovanni Iacono, ha inviato una nota ai colleghi consiglieri comunali per ricordare il valore rappresentativo dell’Aula dove si volgono i lavori dell’assemblea elettiva, che, come in tanti altri posti del mondo, è espressione dei valori della democrazia rappresentativa, della legalità e del rispetto delle regole.
“Sono quei luoghi – ha sottolineato il Presidente Iacono – dove ci si occupa di bene comune, dove poche persone assumono decisioni che poi diventano vincolanti, per tutti, come condizione necessaria di una convivenza civile.”
Ancora Iacono ha scritto: “ I luoghi delle assemblee elettive sono ‘sovrani’, sono ‘inviolabili’, hanno sacralità perché rappresentano, fisicamente e simbolicamente, il presidio di garanzia e di rappresentanza dell’insieme di interrelazioni che unisce i membri di una determinata comunità.
Il Consiglio Comunale rappresenta, per Statuto, il massimo Consesso Cittadino e l’Aula dove si svolge lo stesso non può e non deve mai essere preda per la prevaricazione, l’arbitrio, le minacce, le scorribande varie, le intimidazioni, ma luogo certo ed inviolabile della legalità e del rispetto delle regole.”
