Siamo stati fortunati nel trovare immortalati nella stessa foto quelli della ‘culture band’, il cerchio magico della cultura ragusana che manda al diavolo esperti di comunicazione, di storia locale, di ecomusei, di destination manager.
Il sindaco Cassì, il capobanda (ci riferiamo, naturalmente, ad una banda musicale), il chitarrista, Ciccio Barone l’assessore alla batteria, che più rumore non può fare quando si muove, la pianista, Clorinda Arezzo, assessore alla cultura, quella che dovrebbe parlare di più in materia ma è stata, invece, silente osservatrice delle performance di sindaco e collega assessore, la funzionaria dell’ufficio che si occupa di turismo, spettacolo e cultura, salvo cambiamenti dell’ultima ora, e i corazzieri dell’assessore Barone, gli ultimi esponenti del suo “nutrito gruppo”, che sono stati soprintendenti alle fasi più delicate dell’organizzazione della mostra, dall’allestimento all’arrivo del furgone con il quadro, dal montaggio all’inaugurazione, quando, in un abbraccio liberatorio Rivillito stringe Ciccio Barone, dicendogli, forse, “ci siamo riusciti”.
Sono questi i protagonisti di un episodio della saga del “San Giovanni giacente”, da qualcuno attribuito al Caravaggio, i protagonisti della svolta culturale di Ragusa o dell’affossamento della città in termini di credibilità e affidabilità.
Perché è ingiusto buttare la croce addosso solo alla culture band che, sicuramente, avrà agito in buona fede e chissà che, alla fine, non possa avere anche ragione.
Un manipolo di inesperti amministratori di primo pelo forse buggerato da un intraprendente impresario, forse anche lui turlupinato, a sua volta, da cialtroni dell’arte, ma nella rete sono caduti anche illustri giornalisti e testate come il Corriere della Sera.
In questo momento, i falchi volano su quella che potrebbe essere la carogna di una amministrazione, le iene girano al largo in attesa di capire se l’animale ha solo subito un brutto colpo o è destinato a perire prematuramente.
L’unico che, al momento, si è sentito in dovere di dire qualcosa è stato il consigliere di Ragusa Prossima, Gianni Iurato, che ha girato assai al largo.
Questa la sua nota invita alla stampa: il comunicato parte bene con il titolo, il quadro attribuito al Caravaggio ed esposto alla Badia è autentico oppure no?
Questo solo si dovrebbe chiedere ed esigere, che sia accertato ai massimi livelli.
Invece il consigliere Iurato si sofferma su quanto trova scritto nelle delibere e nelle determine dirigenziali a proposito della opportunità “per condividere con il grande pubblico i risultati di una campagna diagnostica durata molti anni e che ha dato risultati veramente sorprendenti in merito alla tecnica dell’ultimo Caravaggio. Studiosi come Gianni Papi, Rossella Vodret, Nicola Spinosi, Mina Gregori – per citare i massimi – ritengono l’opera autografa sebbene non finita proprio a causa delle vicende personali dell’artista”.
Solo melina attorno alla questione, interrogata, questa volta, l’amministrazione comunale, se intende verificare che gli esperti indicati nell’allegato abbiano tutti confermato che l’opera esposta sia autografa alla luce di notizie diffuse dalla stampa.
Ma non sarebbe meglio che il consigliere di opposizione ci dicesse cosa dovrebbero fare se l’opera non risultasse attribuibile a Caravaggio e come l’amministrazione intende arrivare alla verità?
Ma queste opposizioni al crem caramel, ormai tutte svanite nel nulla, non avranno letto i comunicati stampa diramati dagli organizzatori, con particolari sui quali sarebbe da porre domande precise alla culture band.
Nel primo comunicato degli organizzatori si legge che “La società romana che ha aggregato alcune tra le migliori esperienze di management nel settore degli eventi mediatici e culturali SI INSEDIA con questa iniziativa nella città di Ragusa con il preciso scopo di sviluppare un programma pluriennale per valorizzare il territorio e la sua economia, generando quegli effetti moltiplicatori sull’indotto che il settore culturale crea in maniera comprovata” e ancora, a proposito dell’allestimento nella Chiesa della Badia: “Un museo nel museo con la finalità di raccogliere fondi che consentano il restauro delle opere del Pollace. Un’idea di Gianni Filippini, noto art promoter, consulente di Happee Place e Mediatica…”.
Ancor prima di chiedere se il San Giovanni giacente è del Caravaggio – ci sta che la culture band possa essere rimasta vittima di una truffa, ammesso che sia tale – non sarebbe stato meglio chiedere un chiarimento totale su quelle che sono le strategie dell’amministrazione in campo culturale ?
Tralasciando la raccolta fondi per il restauro delle opere pittoriche della Badia, che potrà essere stata autorizzata dal Presidente dell’Opera Pia, proprietaria dell’immobile sacro, non sarebbe meglio capire dell’”insediamento” a Ragusa di questa ditta romana ?
Benissimo se le intenzioni sono quelle di “sviluppare un programma pluriennale per valorizzare il territorio e la sua economia, generando quegli effetti moltiplicatori sull’indotto che il settore culturale crea in maniera comprovata”, ma chi lo ha deciso, Ciccio Barone, Clorinda Arezzo, Luca Rivillito, Gianni Mezzasalma o il sindaco Cassì in persona?
Come mai nemmeno i consiglieri di maggioranza sono informati dell’importante progetto ? E cosa ne sarà dei progetti finora pianificati per la cultura?
Come risposta, al momento, abbiamo solo le dichiarazioni di Cassì e di Barone, all’omento dell’inaugurazione della mostra, il sindaco, sulla sua pagina social scriveva: “la mostra pone Ragusa tra le città di riferimento nella proposta turistico-culturale nazionale. I territori “parlano” e il nostro manifesta in ogni intarsio tardo-barocco e in ogni carrubo, tra le fessure antiche dei muri a secco e dinanzi al mare d’Africa, la voglia di attirare e lasciarsi scoprire.
È la vocazione a un turismo culturale che sa rapire gli occhi e il cuore di chi viene a scoprire Ragusa, isola nell’isola, il cui centro storico, costituito da “Ragusa Superiore” e “Ibla”, è interamente patrimonio Unesco. Tra canyon naturalistici, immense latomie sotterranee, la ferrovia che insegue tutto il Val di Noto e il Castello di Donnafugata, qui riecheggiano i versi di Quasimodo, Vittorini, Bufalino, della Vigata di Camilleri. In questa terra l’arte è contenuta e contenitrice, manifestazione e al tempo stesso ispirazione.”
Aggiunge ancora il sindaco Cassì: “Caravaggio, ultimo approdo” ne è l’esempio. Le opere in mostra trovano infatti dimora e respiro all’interno della Chiesa del Collegio di Maria SS. Addolorata, per i ragusani la Chiesa della Badia, che da secoli già accoglie i dipinti del siciliano Tommaso Pollace. Uno scrigno circolare, di finitura neoclassica con reminiscenze barocche, che guarda a Piazza San Giovanni e quindi al cuore di Ragusa.
L’invito è quindi a varcare l’antico portone della Badia in entrambi i sensi: immergendosi dentro le pennellate, intense ed evocative, della mostra; perdendosi all’esterno per rincorrere l’emozione del barocco che da Piazza San Giovanni si snoda lungo le arterie del centro storico di Ragusa Superiore, incontrando epoche ed architetture diverse, i ponti, la Vallata lussureggiante, e infine scendere scalino dopo scalino, scorcio dopo scorcio, fino a Ibla. Un cammino nella bellezza che arriva fino al Castello di Donnafugata, passando per un programma di convegni, spettacoli e agevolazioni con cui città e mostra dialogano tra loro.”
In rare occasioni estrema dovizia di notizie e commenti: “L’evento si inserisce in una strategia di promozione e valorizzazione culturale della città di Ragusa e di un territorio ricco di attrazioni artistiche, architettoniche e paesaggistiche.
Non meno decise le affermazioni dell’assessore comunale al Turismo, Ciccio Barone: “E’ un primo passo nei confronti di una programmazione pluriennale che vuole porre particolare attenzione al segmento del turismo culturale”.
Vedremo come andrà a finire.
