La mostra con il presunto quadro di Caravaggio: piccole storie di paese in un film a episodi

Della vicenda riguardante il quadro esposto a Ragusa, alla Chiesa del Collegio di Maria S.S. Addolorata, detta della Badia, se ne potrebbe fare un film a episodi, tipico della commedia all’italiana, cinematografica.
Ogni pezzo della storia regge da solo, gli organizzatori, la culture band del Comune di Ragusa, la stampa nazionale e locale, quelle che una volta venivano denominate ‘opposizioni’, politiche e consiliari, i primi visitatori silenti di fronte alla possibile, ma non dimostrata truffa, la storia di una città che, di colpo, si ammutolisce anche sui social, spaventata dallo scandalo.
Perché potrà anche essere dimostrato che il quadro è di Caravaggio, cosa che, al momento, appare alquanto improbabile, ma c’è un altro quadro che, di colpo, diventa protagonista e rappresenta il tessuto morale e intrinseco della città.

Dedichiamo il primo episodio di un non tanto ipotetico film agli organizzatori della mostra:

Gli organizzatori hanno un curriculum di rispetto: a mostra è prodotta da Happee Place in collaborazione con Mediatica, delle quali è consulente Gianni Filippini, noto art promoter, consulente di Happee Place e Mediatica, che ha realizzato oltre 30 grandi mostre in Sicilia dal 2014 al 2022.
Filippini, presidente, o già presidente, anche di una associazione catanese “Sicilia Musei”, si muove in un mondo difficile, nel giugno 2019, a Siracusa, due opere esposte nei locali dell’ex Convento di San Francesco d’Assisi, per la mostra “Ciclopica: la grande scultura internazionale – Da Rodin a Giacometti”, sono oggetto di sequestro probatorio da parte dei carabinieri della sezione Tpc (Tutela patrimonio culturale) perché ritenute dagli investigatori presunti falsi.
Attenzione, opere che fanno parte della collezione della “Società Habitare”, che è tra le principali finanziatrici della Fondazione Caponnetto che continua l’opera antimafia del magistrato.
Al tempo, la mostra rimase aperta nonostante il contrattempo, “Sicilia Musei” fornì, al comando dei carabinieri Tutela patrimonio culturale e artistico, tutta la documentazione necessaria ed esaustiva per certificare le opere sequestrate, documentazione che fu anche messa a disposizione della stampa per poter verificare in maniera tangibile che si giocava al massacro sparando dichiarazioni allusive prive di alcun fondamento”, oltre le schede di prestito delle opere, il contratto con “Diffusione Italia” per la fornitura delle opere, le certificazioni di libera circolazione rilasciate dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, le certificazioni della ditta di trasporto che testimoniano data e luogo di ritiro e le polizze assicurative stipulate per le opere (4,5 milioni di euro e 3,9 milioni di euro).

Ancora, nel 2019 militari del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale posero sotto sequestro 26 opere d’arte esposte al Convitto delle Arti di Noto, in occasione della mostra “L’impossibile è Noto”, mostra sempre organizzata da “Sicilia Musei” di Filippini.
Va detto che dieci opere di artisti del calibro di Giacomo Balla e Vasilij Kandinskij, realizzate da maestri dell’arte della prima metà del Novecento, da Giacomo Balla a Carlo Carrà, da Umberto Boccioni a Vasilij Kandinskij, da Pablo Picasso a Paul Klee, furono poi restituite al collezionista Massimo Carpi, il proprietario, la Procura della Repubblica di Siracusa, al termine di accurate indagini tecniche che permisero di appurare come le opere di proprietà del collezionista romano fossero non solo autentiche ma anche di legittima provenienza.
A dare il via alle indagini, la denuncia dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, che aveva riscontrato l’esposizione di quattro opere attribuite a Giorgio de Chirico ma sconosciute alla medesima Fondazione: una gouache e una matita su carta del 1952, un inchiostro su carta del 1950, titolato Studio neoclassico, e un olio su tela, Il Grande metafisico.

Nel corso delle verifiche, coordinate dal perito Mariastella Margozzi, storica dell’arte, funzionario dal 1993 del Ministero dei Beni Culturali e già incaricata di effettuare le perizie sui falsi Modigliani di Genova, identificò altre 22 opere di dubbia autenticità, attribuite a Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Fortunato Depero, Luigi Russolo, Pablo Picasso, Vasilij Kandinskij, Max Jacob, Hans Richter, Paul Klee, Joan Mirò e Salvador Dalì.
Proprio in quella occasione, l’autenticità delle opere e la liceità della mostra erano state immediatamente difese dalla società Sicilia Musei, che aveva nominato come perito di parte Vittorio Sgarbi.
Quattro opere rimasero sotto sequestro per maggiori accertamenti, oltre a 12 opere di cui quattro di De Chirico dichiarate false dalla Fondazione De Chirico, che nelle schede prestito e nelle schede assicurative risultavano come autentiche e non “attribuite”.
i curatori della mostra, Giancarlo Carpi e Giuseppe Stagnitta, si preoccuparono, al tempo, di sottolineare come le dodici opere sequestrate “fossero state scelte dalla produzione della mostra Sicilia Musei tramite contatti a noi del tutto estranei secondo quanto da contratto era nella facoltà del produttore stesso”, evidenziando anche “di aver chiesto la documentazione ripetutamente a Gianni Filippini, Presidente di Sicilia Musei, che attestava l’autenticità delle opere ottenendo «risposte positive verbali”
I curatori raccontarono al tempo, di aver respinto, evitandone l’esposizione in mostra, altre tre opere, presentategli come di Mirò, Boccioni e Klimt da Filippini, «poiché non apparivano convincenti ed erano sprovviste di documentazione».
L’opera attribuita a Mirò fu sequestrata in casa di Filippini a Noto il giorno stesso del sequestro nel Museo.
In ultimo, i curatori dichiararono, di non essere stati messi a conoscenza fino a luglio 2019, da Gianni Filippini, della procedura di indagine e richiesta di informazione bibliografiche relative a tutte le opere da parte della Procura.

In riferimento a questi fatti, Aldo Premoli, un addetto al settore, su ART TRIBUNE, nell’ottobre del 2019, scriveva in una nota:

“Il linciaggio è una pratica che non sopporto. Quello per via mediatica poi pare anche più infame. Ma il fatto esiste, e giornali siciliani ribollono (cosa assai singolare) di pagine e doppie pagine dedicate a una manifestazione di arte contemporanea…
L’impossibile è Noto è una delle 21 mostre prodotte negli ultimi 4 anni da Sicilia Musei che fa capo a Gianni Filippini. 21 mostre allestite senza contributo pubblico, ma stornando ai comuni ospitanti il 10% degli incassi sulla biglietteria. Almeno per capire il quadro politico culturale e economico in cui si inserisce la vicenda. Sicilia Musei è un progetto ambizioso, soprattutto per il contesto siciliano.
Filippini stava creando una vera e propria egemonia su comuni come Trapani, Ragusa, Noto, Catania e Siracusa: magari non un’esclusiva ma di certo una fortissima influenza.
E un aostano stabilitosi sull’isola (in particolare a Noto da qualche anno divenuto meta di flussi turistici di grande intensità) dà nell’occhio, non gli si perdona il troppo successo al botteghino (si tratta sempre di mostre molto fruibili, popolari) e il pedigree poco blasonato.
Prima di dedicarsi all’arte contemporanea Filippini ha lavorato a Torino e a Milano tra l’altro come manager sportivo, poi trasformatosi in impresario teatrale.
Filippini non ne ha mai fatto mistero e interpellato telefonicamente a questo proposito risponde esattamente come ci si aspetta da un impresario: “Soltanto a Noto per realizzare le mostre negli ultimi 4 anni Sicilia Musei ha investito 720.000 mila euro. Nonostante gli inviti da me rivolti a vari possibili partner – indifferentemente pubblici o privati – in questo periodo non abbiamo visto altre realtà disposte a investire in modo importante per sostenere il progetto Noto Città d’Arte su cui stiamo lavorando da tempo”.

…Già Assessore alla Cultura dell’Assemblea Regionale Siciliana (2017-2018), il Vittorio nazionale ha lunga e intensa consuetudine con l’isola. Lo scorso 30 agosto è stato ospite di Filippini proprio nel cortile del Convitto delle Arti che ospita la mostra incriminata. E proprio in questa occasione, per la mostra prodotta da Filippini il critico non ha lesinato gli elogi. Nella stessa occasione il duo Sgarbi-Filippini ha addirittura fatto balenare l’intenzione di costruirne nel 2020 una nuova vasta e diffusa mostra dedicata agli artisti siciliani in tutti gli ambienti disponibili a Noto. Si farà ancora dopo quanto accaduto?
Personalmente ho avuto modo di polemizzare proprio su Artribune circa l’allestimento di una mostra prodotta da Gianni Filippini e curata da Vittorio Sgarbi al Castello Ursino di Catania. E ho ricevuto una risposta piccata proprio da quest’ultimo che – si sa – quanto a polemiche non teme confronti.
Sarebbe interessante sapere ora che la Procura della Repubblica di Siracusa è intervenuta così clamorosamente per quali ragioni il critico ferrarese torna in difesa dell’impresario aostano.”

Lo stesso Sgarbi che oggi, senza mezzi termini, afferma che il San Giovanni giacente non è di Caravaggio, lo stesso Sgarbi che afferma come il sindaco di Ragusa non può dire quello che dice a proposito dell’autenticità del dipinto.

Il sindaco Cassì e l’assessore Barone, al di là delle documentazioni e delle certificazioni, hanno avuto fiducia in Filippini, nonostante i trascorsi non del tutto immuni da indagini, per quanto tutte definite positivamente.
In verità, siamo già stanche della polemica, dopo pochi giorni dal suo avvio, a questo punto, serve solo che sindaco e assessore commissionino un expertise sull’opera, per sgombrare il campo da ogni possibile dubbio.

Siracusa, riapre mostra “Ciclopica”, Sicilia Musei consegna le carte sui due presunti falsi [Video]

https://www.exibart.com/beni-culturali/inchiesta-sulla-mostra-di-noto-le-opere-tornano-al-proprietario-erano-autentiche/

26 quadri sequestrati dalla Procura della Repubblica. Cosa succede a Noto?

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