L’agglutinarsi del colore pastoso a sfumatura risulta l’espediente formale più congeniale all’artista isolano.
Lo sviluppo della pittura del Digrandi procede per sintesi prospettica. Egli raggruppa l’Immagine del quadro in direzione del Centro Visivo e definisce il Punto di Vista dell’osservatore per porre l’Orizzonte in modo esageratamente basso.
Le sue opere, fra l’altro, rimarcano l’empito del manufatto tipico del costrutto di un generico sipario lirico.
La rarefazione della luce, il taglio centrale dell’immagine rende incerta la definizione della Linea che dal contorno riversa dignità formale. Il sussulto del Lapis si accentua per dar corpo ad una vibrante Visione spettacolare. Lo spettatore non indugia e porge attentamente lo sguardo dentro l’ìconografia per fissarne gli umori visivi. E poter aggiungere altro, per i fruitori novizi, qualora consideriamo a prima vista il team delle opere del Digrandi, certamente porremo in luce il significato della memoria visiva.
Quest’ultima è la protagonista del fenomeno creativo quale elemento indilazionabile della sintesi propria della produzione pittorica, che nel nostro caso specifico riscopre il dolce incanto del viaggio.
L’attenta Visitazione della Natura, l’uso delle tinte chiare, i gialli ocra e celesti aurorali del paesaggio, unitamente al taglio netto e focale delle immagini, rendono la pittura del Digrandi direttamente collegata alle fonti di una cultura Visiva ultramillenaria e di origine squisitamente araba.
Pertanto, l’iconografia dello agire pittorico dell’artista isolano appare intrisa da una sorta di Iperrealismo autoctono che promette altri interessanti sviluppi nell’ambito dei fermenti che la tradizione visiva meridionale impone.
Le opere del Digrandi sembra incoraggino gli artisti contemporanei a proseguire in direzione dell’ordine classico e post-raffaellesco, vagheggiato dalla pittura italiana sin dall’inizio del XX secolo.
Intanto, il pittore siciliano annovera fra le sue realizzazioni migliori: Agave al tramonto, Paesaggio del 1993, Sì… rinasce, Il Carrubo del 1991.
È la delicatissima serie di lavori a pastello con i quali l’artista riunisce in armonia esecutiva – nell’ambito del suo excursus vitae – la realizzazione di Immagini pittoriche alla stregua di Fotogrammi con una evoluzione molto lenta. Certo, l’elemento comparativo fra impropri mezzi di rappresentazione artistica è utile alla comprensione integrale del fenomeno della Visione. Ad esempio, saper scindere l’effetto che determina la proiezione dell’Immagine dalla causa induttiva è necessario quanto la conoscenza approfondita ed operativa del procedimento pittorico e visivo. Voglio dire, se il pittore strumentalizza la tela manualmente, a differenza il fotografo incide in modo più rapido – per la determinazione del procedimento ottico – su un qualsivoglia interno architettonico.
Il Digrandi prorompe da pittore a nitore iconografico dei pastelli da cui emergono lavori il cui sentimento avvince la ricerca intimista tanto cara ai poeti crepuscolari italiani.
Per intenderci dei Campana, Gozzano, Saba, Gatto. Infatti, si evince all’occasione che lo sguardo dell’artista si rivolge alla natura eletta, ad elegante metafora poetica proprio per rinforzare il senso autentico del mistero che affligge la sfera intima del pittore.
Egli è colui il quale sa vedere la realtà e trasfigura il presente alla stregua di un incisore che attinge parsimoniosamente dal vastissimo immaginario estetico.
È esempio: l’universo glittico, tipica fucina apprenditiva da cui sarebbe incoraggiata successivamente la scelta e l’orientamento culturale del nascente scultore.
Orbene, il pittore Digrandi è sospinto dalla verve creativa sino ad imbattersi dentro le fauci dell’habitat per il quale egli stesso deve decifrare l’intima essenza ambientale: la Sicilia.
Egli dipana la sua terra a tutti i costi per esemplificarla in un album calligrafico inusitato. Ed è proprio il quadro Sì… rinasce del 1993, opera stimolante, che invita la nostra sensibilità artistica alla fruizione che non viene meno a causa di quel concepimento optimus tale da rendere brillante il futuro dell’artista isolano.
Il pittore desidera comunicare in modo fervido e diligente il fatidico incontro fra l’arte ed il proprio vissuto. Lo fa in maniera esemplare e rende nota la sua autentica passione per la pittura.
L’artista pone al centro del quadro l’albero rinsavito di verde, il tetto spiovente del casolare e lo struggente paesaggio rurale. Il risultato è il riscontro inesorabile del suggerimento formale che Digrandi offre della Natura a noi visitatori, man mano che l’Associazione Culturale “Il Ponte” ci consente di poter penetrare l’humus pittorico del maestro contemporaneo.
La natura è oggetto di contemplazione e di studio da parte del Digrandi che fa intravedere dalle sue opere l’intimo legame fra l’arte figurativa e la civiltà agro-rurale insulare.
In tal modo risorge anche il tema tanto caro ai primi novecentisti, alla maniera di Rosai, Soffici, Purificato, etc. Costoro furono artisti antesignani e rivolsero l’attenzione pittorica allo studio minuzioso dell’ambiente – per intenderci, la campagna romana – quale sinonimo di civile affezione dell’arte, strumento fondante per la diffusione della civiltà fra i popoli e la cultura visiva internazionale.
A.D. 4 aprile 1996
Sabato Catapano
Il Corriere di Roma lunedì 15aprile1996 pag. 14
