La polemica sul Comando dei Vigili urbani: ora tocca all’amministrazione dare risposte

Passato il temporale, la polemica sulle disastrose condizioni in cui verserebbe il Comado della Polizia Municipale, deve trovare l’arcobaleno.
Occorre un cielo limpido, sgombro da nubi e si deve sapere, soprattutto, se le esternazioni firmate e adìfidate ad un giornalista sono farneticazioni di gente insoddisfatta oppure ci sono cose vere.
Che al Comando di Polizia urbana non si viaggiasse in BMW tremila e che le divise non facessero trapelare il taglio di Caraceni è cosa nota a tutti, da tempo.
Basti vedere come si sono mossi negli ultimi tempi i Sindaci, con vetture inguardabili, non di rappresentanza, se non addirittura con il passaggio o con la propria vettura.
Siamo nella città dove se cade un pezzo di ringhiera arrugginita si mette in sicurezza il tutto con una fune o posando una transenna.

Passiamo all’esame dei rilievi: sono i vigili urbani impiegati comunali e/o forze dell’ordine ?
Certo, occorrerebbe distinguere fra chi è sempre tra la gente, di pattuglia, a regolare il traffico e a svolgere quotidiani controlli, e chi svolge lavoro d’ufficio che dovrebbe essere affidato a personale civile, così da rimpinguare le esigue unità destinate all’esterno.
Quanto alle questioni legate all’emergenza COVID le considereremmo degne di attenzione se fossero rilevate da sole e non collegate all’autoparco o al vestiario: questioni importantissime ma legate all’emergenza e come tali trattate.
Le macchine e i mezzi della polizia urbana sono sotto gli occhi di tutti, inadeguati, vecchi e, ora sappiamo, con scarsa manutenzione.
Ma ci sarà un responsabile dell’autoparco che sarà in grado di dare risposte, soprattutto per quanto attiene alla sicurezza dei mezzi e delle regolari procedure di manutenzione.
Per mezzi che devono, prevalentemente, circolare in città i 100.000 km non sono niente se i mezzi sono in perfetta efficienza
Certo c’è da fare chiarezza sui mezzi fermi e non riparati, sui lavaggi non effettuati regolarmente,
Di ammortizzatori e pneumatici, appunto, si occupa il responsabile dell’autoparco che avrà le carte per rispondere di sostituzioni relative.
Ancora prima dell’amministrazione, opposizioni degne di questo nome avrebbero dovuto richiedere tutte le carte relative a queste questioni, ancorché consapevoli delle ““lentezze”” (da notare il doppio virgolettato) nel rilasciare le documentazioni richieste.
Quanto alle valutazioni sul casermaggio servono attente valutazioni, i rilievi sulla mancanza di dispositivi di sicurezza e di materiali per l’igiene nei servizi del Comando sono di facile controllo e, pensiamo, lo saranno, senza dire che ci saranno le fatture di acquisto, negli uffici deputati, per capire se il problema esiste o no.
Quanto alla perdurante mancanza del Comandante è palesemente un problema politico e su queto c’è poco da dire.
Lascia interdetti e inficia l’affidabilità della lettera il passaggio relativo al ricovero di un vigile presso il locale ospedale, particolare, pare, non confermato, anche perché un positivo che necessita di ricovero non va ricoverato al Giovanni Paolo II.
Quanto agli adempimenti di carattere sanitario per la presenza di positivi fra il personale, le autorità preposte avranno agito al meglio, secondo le rigide normative.

Un numero non indifferente di vigili, una trentina, si sono dissociati, firmando un documento.
Ma cosa hanno detto ?

Si dissociano, rilevano cose vere, cose ingigantite e cose assolutamente false, ma non li specificano, nell’ordine.
Riconoscono che le risorse umane e materiali del Corpo di Polizia Municipale di Ragusa scarsissime, ma evidenziano la bugia più clamorosa riguarda la scarsità o insufficienza della dotazione di mascherine e dispositivi di protezione individuale.
Riconoscono che in qualche rilievo c’è un fondo di verità, ma si tratta di lamentele e bisogni “affetti da storicizzazione cronica”, questo per dire che non è giusto addebitare qualcosa di specifico all’attuale amministrazione.
I dissociati non condividono il metodo utilizzato per veicolare “un malessere”, considerano sbagliati i tempi, i modi e il tramite per veicolare il messaggio, stigmatizzando l’anonimato sul quale si abbandonano a considerazioni retoriche, ancorché condivisibili, rimarcando la poca opportunità di intervenire, su questioni vecchie, in un momento di particolare emergenza.
I dissociati hanno sottolineato come, nel corso di un incontro con l’amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco, dall’assessore al ramo e dal dirigente del Personale, “sono state segnalate, ancora una volta, con forza e con fermezza le criticità, le mancanze, le esigenze, le proposte fattive per uscire da questa situazione drammatica” di fatto una ammissione delle criticità enormi che inquadrano la dissociazione più nel metodo che nella sostanza.
A questo punto è l’amministrazione che deve dare seguito all’impressione fornita positivamente per il tracciamento comune di un percorso per il superamento della crisi attuale.
Ma non si tratta solo di tracciare un percorso quanto di percorrerlo effettivamente, concretamente e con risultati visibili.

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