Nel locale silenzio generalizzato sulle valutazioni per il DPCM ultimo è interessante riprendere il post della CNA Unione Agroalimentare Nazionale che abbiamo trovato condiviso dalla responsabile organizzativa della CNA di Ragusa, Antonella Caldarera:
Ci troviamo a commentare il terzo DPCM che avrà effetto da lunedì 26 ottobre fino al 24 novembre, e fa seguito a quelli del 13 e del 18 ottobre. Senza aspettare gli effetti delle misure adottate, il governo seguendo la curva dell’aumento dei contagi, ha deciso di adottare misure sempre più restrittive.
Una domanda sorge spontanea. Quanti altri DPCM dovremo attenderci? Dato che siamo in autunno e l’inverno terminerà a marzo 2021, quante altre restrizioni ci saranno? Diciamo questo non per spirito polemico, ma perché dobbiamo sapere cosa dire alle imprese.
Perché un’impresa grande o piccola che sia, non lavora alla giornata, ma programma la propria attività.
Quindi cosa dobbiamo dire agli imprenditori della ristorazione, resistite fino a marzo, aprile o altro?
La CNA è una forza responsabile, un attore sociale, Nessuno disconosce la gravissima situazione determinata dal virus, su scala planetaria. Ma non comprendiamo e non giustifichiamo un approccio che di scientifico e programmato ha a volte poco a che fare.
Tutti sapevano che la curva dei contagi sarebbe aumentata con l’approssimarsi dell’inverno, che avremmo avuto bisogno di rafforzare le strutture sanitarie, soprattutto in termini di personale, di aumento dei posti in terapia intensiva. Chiediamo: cosa è stato fatto? Pretendiamo serietà e chiarezza perché siamo perfettamente consapevoli che il vaccino non è questione di qualche mese e quindi questa terribile situazione ce la porteremo ancora a lungo.
Per quanto tempo dovranno resistere le imprese?
Sono troppi a parlare e a dare dati, sempre in valore assoluto e mai in percentuale.
Lombardia, Lazio e Campania avranno sempre il numero di contagi maggiore, perché in queste 3 regioni vivono 22 milioni di italiani su 60 in totale, e in queste regioni ci sono città come Milano, Roma e Napoli. Quindi basta a dare queste che non sono notizie, ma solo inutili allarmismi. Tutti siamo preoccupati e tutti sappiamo che non finirà presto.
Allora crediamo quindi che sia necessario se non fondamentale che si apra il confronto tra governo, imprese e sindacati non in forma episodica ma stabile. Noi crediamo nel nostro Paese. Le aziende della ristorazione rispettano tutti i protocolli, sono più sicure e sanificate che alla NASA! Rispettano tutte le prescrizioni indicate e i divieti imposti in ogni DPCM, ma a che serve se non se ne tiene conto?
La chiusura anticipata al pubblico di ristoranti, pub, bar e pizzerie rappresenta un ulteriore colpo in primis per la ristorazione, poi per la filiera della produzione e trasformazioni e dell’agricoltura.
Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato misure di ristoro nell’illustrare il nuovo DPCM con le nuove azioni restrittive finalizzate al contenimento del Covid-19.
Allora lo diciamo subito come CNA non accetteremo bonus condizionati come quello appena approvato.
Se le imposizioni sono per tutta la ristorazione, tutta la ristorazione deve avere un contributo da parte dello Stato. Dai bar ai ristoranti, dalle pizzerie alle pizzerie a taglio, birrerie artigianali, catering, banqueting. Cioè non ad alcuni codici ateco ma a tutti!!
La ristorazione, come indicato da ricerche ed analisi recenti è il canale di sbocco fondamentale dell’ agroalimentare, allora deve essere protagonista anche delle politiche di filiera su scala nazionale ed europea al pari dell’agricoltura.
L’aumento dello smart working al 70% porterà alla chiusura delle attività prossime ai ministeri e alle strutture pubbliche. La ristorazione è solidale con gli operatori dello spettacolo, i trasportatori, tassisti, tintolavanderie, operatori turistici, alberghi, arredatori, mercati ambulanti cioè di tutte quelle categorie economiche e professionali che stanno soffrendo questa terribile situazione.
Pretendiamo serietà, i dati li sappiamo leggere. Chi ha tempo non aspetti tempo!
