Mentre a Palermo si susseguono le riunioni nelle sedi istituzionali e probabilmente anche altrove, per trovare la quadratura del cerchio, rispetto alle nomine dei nuovi manager, in Italia, in questa Regione e nella nostra Provincia la Sanità Pubblica e anche quella Convenzionata si dibattono in una situazione tanto critica quanto voluta da decenni di politiche sbagliate.
È il pensiero dei segretari generali della FP-CGIL Ragusa, Nunzio Fernandez, della FP-CGIL Sanità, Anna Lombardo, e del coordinatore del Dipartimento Sanità FP-CGIL, Duilio Assennato
I tre sindacalisti, giustamente parlano di ‘decenni di politiche sbaglaiate’, ma dovrebbero recitare il mea culpa per l’inefficienza e l’inadeguatezza dei governi di centro sinistra che poco hanno fatto per la sanità.
Vero che a livello regionale hanno recitato, e continuano a recitare, un ruolo da protagonisti esponenti del centro destra, ma, in ogni caso, l’azione dei sindacati si rivela poco efficace nei confronti dei manager di turno con i quali, spesso c’è eccessivo dialogo, poca opposizione e abbondante moderazione.
In ogni caso i mali cronici della sanità, carenza di personale, fondi insufficienti, stipendi inadeguati, scelte generali, provengono dai governi nazionali e sono spesso, problematiche diffuse e non localizzate.
Chiunque verrà nominato Direttore Generale in ciascuna delle ASP regionali troverà una poltrona scomoda, seppur ben remunerata. È probabile che i Direttori si troveranno a dover gestire qualcosa molto vicino al nulla, non per catastrofismo gratuito ma per i tanti segnali, forse insignificanti agli occhi dei non addetti, che rappresentano gli ultimi bagliori di quello che fu uno dei migliori Servizi Sanitari.
Da utente io aspetterei un attimo prima di ripetere ad alta voce quello che si sussurra: “tanto pubblico o privato l’assistenza sanitaria ci è dovuta e la otterremo” – per continuare – “ci saranno le assicurazioni, ci saranno i privati che finalmente faranno lavorare quegli scansafatiche dèi dipendenti pubblici”.
Temo che non sarà così, primo perché non saranno le assicurazioni a curarci ma il Personale Sanitario che, a quanto pare scarseggia e se il Servizio Pubblico muore, finirà definitamente l’universalità delle cure: chi può pagherà i premi assicurativi, gli altri no.
I non addetti, nella generalità dei casi, sconoscono i costi del più banale degli interventi chirurgici che si aggira fra degenza, intervento e convalescenza intorno a svariate migliaia di euro. E pochi sanno che il costo di una terapia salvavita può aggirarsi intorno a mille, due mila, cinque mila euro e anche oltre per singola seduta.
Le assicurazioni, ammesso che il Personale Sanitario sia bastevole a garantire la continuità del Servizio, riusciranno a coprire le spese degli assistiti? Oppure alla prima criticità: patologie tumorali, vascolari, croniche, ecc. daranno il ben servito ai “clienti”?
Di contro, che senso ha, in una situazione critica come quella attuale lesinare le risorse al personale strutturato che dovrebbe essere trattato con i guanti gialli delle Aziende Pubbliche visto il risicato numero, per poi spendere molto di più reclutando i cosiddetti “medici gettonisti” tramite le cooperative?
Personalmente ritengo che potrebbe configurarsi anche il danno erariale, perché aldilà dei diversi capitoli di bilancio degli Enti, le spese per il personale o per i “servizi” (cooperative, appalti, ecc.) vengono comunque finanziate da denaro pubblico.
Gli spunti esposti sono le considerazioni di un cittadino qualunque non avvezzo a studi giuridici e quindi poco qualificato, che comunque di fronte alla quantità di dimissioni di Personale Sanitario che investe anche l’ASP di Ragusa capisce che non c’è da stare allegri.
Chi si rivolge ad uno dei Pronto Soccorso provinciali non sa e se mi posso permettere, non vuole sapere, da quante ore lavora il medico che lo sta visitando o l’infermiere che ha registrato i suoi parametri vitali, sconosce quanti ausiliari sono in servizio per accompagnarlo in radiologia o nel reparto di ricovero, non sa e non ha interesse a conoscere i motivi che hanno portato alla riduzione dei posti letto nei reparti tanto da non coprire il numero di ricoveri e trova molto scomode le barelle che spesso l’accolgono per ore e forse giorni nel limbo creato fra P.S. e Reparti, in attesa di essere ricoverato.
I Manager, ammesso che non lo sappiano già, non possono più far finta di non sapere ciò che li aspetta, in queste ore medici, vincitori di concorso, assunti da qualche mese stanno seriamente vagliando la decisione di dimettersi, insieme ad altri che dopo anni di lampante sfruttamento in corsia non ne possono più e a ruota si licenzieranno a giorni. Giorni non mesi.
La CISL FP di Ragusa e Siracusa si sofferma sulle gravissime carenze del sistema di assistenza in emergenza/urgenza legato alle ambulanze del 118:
Ancora un grido di allarme per cercare di rompere il silenzio assordante della politica e delle istituzioni. L’ennesimo lanciato dalla Cisl-Fp Ragusa Siracusa, nonostante i reiterati appelli alla politica locale e ai vertici della Seus, per evidenziare come nella provincia iblea persistano le criticità del sistema di assistenza in emergenza/urgenza legato alle ambulanze del 118.
“L’assenza di medici in alcuni turni – denuncia il segretario generale della Cisl Fp, Daniele Passanisi – mette in seria difficoltà l’impianto organizzativo delle postazioni “medicalizzate” rispetto a cui la figura del medico rappresenta l’elemento imprescindibile.
Tali circostanze presupporrebbero un declassamento del mezzo di soccorso avanzato privo di medico e la ricomposizione del personale di bordo, all’evenienza, con aggiunta di infermiere o di autista soccorritore, allo scopo di poter dare una corretta operatività al servizio reso alla collettività.
La ricodificazione delle ambulanze determinerebbe, quindi, la possibilità di espletamento delle attività in tutte le condizioni, comprese quelle di assenza del medico, e concretizzerebbe l’assunzione delle effettive mansioni e delle connesse responsabilità di azione per ogni figura professionale, oltre che maggiore sicurezza degli assistiti”.
“Ecco perché diciamo che è necessario – continua Passanisi – utilizzare modelli di organizzazione alternativa, quali le chiamate in pronta disponibilità delle figure o il ricorso a nuove assunzioni delle stesse, entrambe soluzioni possibili che darebbero piena risposta a situazioni non solo di garanzia per una migliore condizione di lavoro degli operatori sanitari ed autisti/soccorritori ormai da tempo sotto stress, ma anche e soprattutto di garanzia per un servizio di primaria e fondamentale importanza per la salute e la vita delle persone residenti nella provincia di Ragusa”.
