Si sono spenti gli echi della campagna elettorale per le regionali, ora si passa alla vera e propria politica, si aspettano l’insediamento del Presidente e la nomina degli assessori quale primo passo per intraprendere la legislatura e cercare di risolvere le tante emergenze della Sicilia.
I riflettori restano puntati su Palermo ma, fisiologicamente, l’attenzione ritorna sulla politica locale.
Chi pensa che ora inizi la campagna per le amministrative sbaglia, perché la corsa a Palazzo dell’Aquila è aperta da tanto tempo e ha condizionato le opposizioni in perenne ricerca di poltrone.
Una corsa che, apparentemente, viene resa più facile, per qualcuno, dal risultato elettorale delle regionali e incrocerà le ‘nazionali’ e, forse, anche, le provinciali.
Dopo il diluvio di comunicati stampa e di posizioni sul risultato delle regionali, è possibile tracciare una sintesi, un bilancio delle regionali, che offra un quadro più esaustivo della semplice classifica finale, appunto per le implicanze sulle prossime consultazioni.
Per il livello regionale, è valsa la previsione azzeccata del sindaco di Ragusa, Piccitto, che, nel corso di informale discussione, aveva asserito che Ragusa, per quanto importante, nel bilancio dei voti per il Movimento 5 Stelle, non poteva essere, in ogni caso, determinante per la vittoria finale.
Così è stato perché, pur con un risultato importante a Ragusa, come in altre province dell’isola, Siracusa, Agrigento, Trapani ed Enna, le piazze di Palermo, Messina e Catania, oltre, paradossalmente, alla provincia del candidato Cancelleri, hanno determinato la bruciante sconfitta dei 5 Stelle che pregiudica il futuro politico di tutti quelli che ci hanno messo la faccia, a cominciare dai leader nazionali Di Maio e Di Battista, e incide sul futuro dello stesso Cancelleri, ormai giunto al secondo tentativo di arrivare a Palazzo d’Orleans
Quando si perde e quando si vince, ci sono sempre motivi determinanti, il centro destra ha trovato nell’unione delle varie componenti la chiave per arrivare al governo regionale, il PD in crisi era e in crisi è rimasto, valutazione confermata dai numeri che rispecchiano la precedente tornata, su territori dove i democratici non hanno mai brillato se non per la luce riflessa di qualche ras locale.
Un flop il tentativo delle sinistre che è servito solo ad assicurare la poltrona a Fava, superando appena la soglia di sbarramento, vanificati i bellicosi intendimenti dello stesso, simili a bolle di sapone, che diceva che era sceso in Sicilia per vincere e che, in ogni caso, la lista Cento Passi poteva arrivare al 30%.
I 5 Stelle erano partiti, già prima dell’estate, con i favori dei pronostici, riconosciuti anche dagli avversari: lo svolgersi della campagna elettorale, il declino della stessa a metà strada, recuperato in extremis nel finale ma non bastevole, depongono a favore della tesi che non è stato il centro destra a vincere, ma i grillini hanno sbagliato qualcosa e di importante.
Le opinioni prevalenti sono quelle di una scarsa attenzione verso il fenomeno dell’astensionismo annunciato, un atteggiamento forse troppo sicuro dell’esito che si sarebbe avuto e, soprattutto, il mancato rispetto dell’annuncio fatto agli elettori di presentare, in anticipo, la squadra assessoriale.
Pochi nomi, competenze specifiche quasi nulle, nessun elemento di prestigio, salvo il Trizzino, già presidente della commissione ambiente all’ARS, una squadra di illustri sconosciuti che doveva cambiare il mondo, non in grado di influenzare positivamente gli elettori.
I risultati elle cinque province dove Cancelleri ha prevalso sono, comunque, di rilievo: Ragusa, il capoluogo, da tempo con una amministrazione e a 5 Stelle, ha tributato un solido 39,38 % che la dice lunga sull’impegno dei 5 Stelle locali per il sostegno al candidato, superiore a quello per la lista e di gran lunga più sostanzioso di quello assicurato alla candidata risultata eletta.
È stato, forse, anche un risultato superiore alle aspettative derivanti dall’impegno per il candidato, che pure aveva mostrato momenti di partecipazione costante e, soprattutto, convinta.
Gli amministratori, i più stretti collaboratori, i consiglieri comunali erano concentrati sull’obiettivo, che non era solo quello di portare Cancelleri a Palazzo d’Orleans, ma di premiare il lavoro dell’ex assessore ai lavori pubblici, che era stato scelto per fare parte della giunta di governo, di portare a Palermo l’ex assessore alla cultura, obiettivi che sarebbero stati un riconoscimento ulteriore della valenza delle scelte di Federico Piccitto, nella sua qualità di sindaco della città di Ragusa.
Un sindaco che già i vertici nazionali del Movimento 5 Stelle hanno apprezzato, portandolo come modello in Italia, una buona scelta che ha trovato la condivisone dei cittadini di Ragusa che, implicitamente, ne hanno riconosciuto i meriti per il lavoro svolto in questi anni per la città.
Un esponente che, per il verdetto della gente, dovrebbe essere lanciato in ambito nazionale o potrebbe sostituire i vertici regionali, inevitabilmente appannati dall’esito elettorale.
Una compagine, quella dei 5 Stelle di Ragusa che ha investito bene, ha raccolto i primi frutti e si presenta come l’unica componente politica che può affrontare tranquillamente le prossime scadenze senza dover inventare alleanze, confederazioni e strategie di sorta per illudere l’elettorato e raccoglierne il consenso.
L’esito delle elezioni regionali, su Ragusa, ha emesso un verdetto chiaro, permanendo l’attuale situazione: si preannuncia un scontro diretto fra il partito di Nello Dipasquale e i 5 Stelle, peraltro prevedibile, sul quale potrà influire, notevolmente, l’esito delle nazionali.
Due compagini che, al momento, mostrano le credenziali giuste per raccogliere la fiducia della gente e che potrebbero ambire a spartirsi la provincia, mettendo anche in un angolo, ciascuno con il proprio patrimonio politico, anche il centro destra e le residue forze di sinistra.
