Non sempre chi è sul podio ha vinto

I risultati elettorali a Ragusa sono stati particolarmente seguiti perché, a stretto giro, ci saranno le amministrative per eleggere, o rieleggere, il sindaco della città e rinnovare il consiglio comunale.
Come avviene solitamente, nessuno dice di aver perso, le componenti di centro destra esultano perché hanno sostenuto, tutte, il Presidente eletto e il candidato delle lista del Presidente, i 5 Stelle esultano come primo partito in città e per aver tributato il 39,38 % al candidato Cancelleri, il PD di Nello Dipasquale e Calabrese esulta perché, in pratica ha riaffermato egemonia in provincia, eliminando un avversario interno del calibro di Digiacomo, guadagnando la migliore percentuale del partito in Sicilia, confermando la permanenza dell’on.le Dipasquale a Palermo e ponendosi come naturale candidato alla guida del partito, una volta sconfitte tutte le componenti che appoggiavano il segretario provinciale che, con l’ennesima debacle, è riuscito a ridurre il PD, a Vittoria, al 5 %.
Sotto certi aspetti, le pretese di mancata sconfitta non sono del tutto ingiustificate e i posti sul podio sembrano coprire le ambizioni di tutti, considerando che sul gradino più alto si sono accalcati in massa.
Ma le posizioni non rispecchiano, in molti casi le condizioni reali delle singole componenti.
Ha vinto Musumeci, ha vinto la destra moderata ma, a Ragusa non c’è una componente di destra numericamente capace di sfruttare il vantaggio di appartenere alla casa del Presidente della Regione.
Nemmeno l’on.le Assenza, ammesso che lo voglia, potrebbe rivestire il ruolo di leader della destra ragusana, come non è riuscito a farlo quando era commissario di Forza Italia.
Fratelli d’Italia è ridotta ad un salottino di gente per bene, Salvini non esiste in provincia se non per i quattro voti raccattati ad Acate da un politico locale, la fiammella o fiamma della destra rimane al balcone di Forza Italia che dovrebbe illuminare l’area.
Ma il futuro del partito di Berlusconi a Ragusa è tutto da scoprire dopo che il commissario Mauro non è riuscito nell’impresa di conquistare il seggio a Palazzo dei Normanni per mano dell’azione di disturbo intentata su mandato della componente modicana del partito.
Un film che avevamo facilmente anticipato, conoscendone la trama, trattandosi di una replica: Mauro, da Ragusa, non ha saputo o non ha voluto o non ha potuto imporre la sua leadership in provincia, gli sfollati degli altri partiti che ormai non esistono più, hanno trovato il momento giusto per bussare, Minardo alla porta di Berlusconi, Ragusa alla porta di Minardo, un terzo sfollato senza partito è stato ingaggiato come killer del senatore per estendere i domini sull’altipiano ibleo, promettendo anche grandi cose a qualcuno che dovrebbe fare da testa di ponte dei modicani nel capoluogo.
In questo scenario, non si può dire che Forza Italia risulti vincitore come partito, anzi si trova invischiato nelle sabbie mobili delle strategie di bottega, finalizzate a vantaggi personali, di piccole formazioni civiche che già hanno iniziato il tam tam del civismo che utilizzano come arma per sopperire alle beghe interne di Forza Italia: in pratica qualcuno si offre come agnello sacrificale per mantenere la posizione del centro destra, in nome anche del millantato sostegno offerto al Presidente della Regione e al suo referente locale, ma è solo becera espressione della politica di piccolo cabotaggio, improntata agli interessi personali e non al bene comune, come vantato.
Perché, fra tutti questi aspiranti protagonisti di una nuova fase politica, ci sono fuoriusciti di Forza Italia, gente che con la destra e con Forza Italia non ha mai avuto a che fare e, anzi, ha scagliato fulmini contro il partito e contro Berlusconi.
Ora, avendo capito che da soli non vanno da nessuna parte, al netto di impresentabili, incandidabili e ineleggibili, inneggiano all’unione, esaltano il civismo e osannano la strategia nazionale e regionale che, però, mette insieme partiti e leader riconosciuti, non piccole formazioni civiche e mezze figure della politica locale.
Una situazione, già percepita da ampi strarti dell’elettorato, che intravede nella disputa fra il partito di Nello Dipasquale e i grillini i veri contendenti per la scalata a palazzo dell’Aquila.
Ma anche qui le cose si complicano e, non a caso, abbiamo parlato del partito di Nello Dipasquale e non di PD, perché se gli sviluppi della politica nazionale rivedessero la posizione di Renzi, non sarebbe desueto pensare, o, addirittura, auspicare, che Dipasquale possa, per esempio, seguire le orme di un Cardinale che come un sinuoso serpente di avvicina sul territorio di Musumeci per alleviarne i disagi politici.
E chi meglio di Nello, che di territori se ne intende, potrebbe incarnare ruoli da protagonista in questi scenari?
E in queste condizioni estreme, anche Calabrese si troverebbe davanti ad un bivio: dissetarsi alla fonte miracolosa del governo o restare leader provinciale incontrastato del PD che rimane, con tanto di autonoma candidatura a sindaco, senza padrino politico ma con una leadership assicurata per anni.
Senza dubbio un bel salto, da re delle contrade a re della città !
Godono di tutte queste situazioni i 5 Stelle, solo a sentirne parlare: le possibili frizioni interne, l’ostinata permanenza dei dissidenti che nemmeno dopo il proclama di Di Maio hanno subito provvedimenti, (ma che, in ogni caso, se ne devono andare se, quanti coinvolti, non vogliono perdere la faccia NdR ) i prevedibili scossoni interni, dopo la sconfitta alle regionali di Cancelleri, sembrano non impensierire Piccitto e soci che, per ora, sono satolli del consenso indirettamente ricevuto e vedono l’arcobaleno sulle prossime amministrative.
Una sola nube si addensa sui 5 Stelle: circolano strane voci che parlano di possibili ‘sistemazioni’ a Palermo, nel giro del gruppo parlamentare, per trombati, ai vari livelli, e collaboratori vari.
Si spera solo che ci si ritrovi davanti a storie prive di alcun fondamento, altrimenti a piangerne le conseguenze sarebbe il Movimento che si potrebbe assimilare, senza difficoltà, alle peggiori espressioni della vecchia politica, già queste cose si erano sentite a proposito del cerchio magico del candidato sindaco di Vittoria, ora si ripropongono per l’entourage di Cancelleri, non vorremmo che finisse a farsa anche fra i 5 Stelle.

Ultimi Articoli