Dalla selezione dei candidati alle scelte sugli assessori, all’intuitu persanae nella selezione di personale e collaboratori, non sempre i risultati sono stati appaganti per i 5 Stelle
Non ci permetteremmo di entrare nel merito dei criteri e delle scelte dei 5 Stelle, ma non ci si può esimere dal fare qualche considerazione su quelli che sono stati gli esiti delle selezioni grilline.
Sembra che l’unica scelta che resista alle intemperie politiche sia quella del primo cittadino che, non solo ha ottenuto un consenso plebiscitario alle elezioni, ma resiste ai tentativi di scardinare il fortino pentastellato, al netto delle ovvie eccezioni di opposizioni che non hanno più nulla da dire, non solo contro il Movimento 5 Stelle ma, più in generale, in politica.
Per il resto un disastro, dalla selezione dei candidati a consigliere comunale, nemmeno arrivata ai trenta potenzialmente eleggibili, a quella degli assessori, rinnovati per i 4/6 con il ricambio di 5 assessori.
Poi ci sono i dirigenti e i collaboratori, dove pure si sono accentrate critiche ed eccezioni sull’operato, per quanto scelte di stretta competenza del sindaco datore di lavoro.
La platea dei consiglieri comunali è stata quella che maggiori disagi ha causato ai 5 Stelle: di 26 candidati, solo 9 superavano la soglia dei cento voti, per il resto numeri da tombola in famiglia.
Due consiglieri sono passati ad altra formazione politica, riducendo la maggioranza da 18 a 16 elementi, degli altri ben 4 si sono dimessi, surrogati da consiglieri che rappresentavano un numero sempre più basso di elettori, dai 62 della subentrante Sigona ai 49 dell’ultima arrivata Marabita.
E problemi hanno dato quelli che se ne sono andati e quelli che sono arrivati: l’autorevole avv. Licitra è andato via, con il suo stile, in silenzio, con eleganza, ma è passato ad un gruppo di attivisti dissidenti, solo Serena Tumino è andata via senza alcun strascico polemico, produttivi sembrano Porsenna e La Terra, per il resto gli ‘scappati’ Schininà e Dipasquale si sono dimessi non mancando di sollevare eccezioni sulle politiche grilline, la Sigona ha dato problemi per le sue simpatie fasciste, la Marabita è stato lo strumento, forse inconsapevole, del gruppo dissidente, dissolvendo, definitivamente la maggioranza grillina in Consiglio che, come si ricorderà fu regalo del candidato sindaco sconfitto, e del suo nume tutelare, che vollero concedere questa opportunità al sindaco entrante.
In definitiva una lista che per 8 dei suoi 26 componenti non si può dire, certo, azzeccata.
Anche gli assessori scelti in prima battuta non si sono rivelati tutti all’altezza della situazione, almeno per le strategie del sindaco che ne ha cambiati 4 e ha dovuto sostituire l’alleato andato via.
Dei due superstiti, depositari dell’incondizionata fiducia del primo cittadino, anche Martorana ha dato, involontariamente, qualche problema in quanto parafulmine di quasi tutti gli strali delle opposizioni, arrivate a garantire l’appoggio all’amministrazione in cambio delle sue dimissioni.
In 42 mesi di sindacatura, ogni genere di rilievo e di critiche anche su dirigenti e collaboratori scelti dal sindaco, sui quali ci asteniamo da qualsiasi valutazione che sarebbe solo personale, senza riferimenti politici.
Ma anche per questi molte le critiche e pochi gli apprezzamenti, anche dall’interno del gruppo 5 Stelle.
In questo scenario complesso, definibile con i termini che vanno dal fantozziano al politicamente farsesco, si inserisce l’ultima querelle di un esponente delle opposizioni che cerca di spargere discredito sull’amministrazione, nell’illusorio tentativo di far fuori i grillini, nella totale incoscienza del dopo.
Perché tutti sgomitano ma nessuno è certo di un posto a teatro nella prossima sindacatura, nemmeno come comparsa, figuriamoci come protagonista.
Quella che stiamo per raccontare è una vicenda che i più esperti in politica giudicano di vita breve: come una vecchia volpe di Palazzo dell’Aquila derubricò, di recente, a fatto episodico e passeggero la querelle fra il capogruppo dell’UDC e il nuovo ragioniere del Comune, che è anche assessore al bilancio per il Movimento 5 Stelle al Comune di Grammichele, così sarà per la questione sollevata dalla consigliera Nicita, quella della mezza quenelle, per le bilance pesarifiuti che risulterebbero prive della certificazione annuale dell’autorità metrica, che sarebbe la Camera di Commercio.
Il solito comunicato che cerca clamore mediatico, che vuole rappresentare l’approssimazione con la quale sarebbe governata la città, attraverso una nota che non manca, anch’essa, di approssimazione.
La Nicita non fa chiarezza se le bilance mancano della omologazione iniziale o della certificazione annuale, si specifica solo che la documentazione relativa è stata chiesta al Dirigente, dal 19 dicembre scorso, e che il dirigente avrebbe risposto che “si sta provvedendo ad ottenere le certificazioni di taratura dei piatti di bilancia’ e che ‘al momento si è comunque proceduto a bloccarne l’utilizzo”.
La vicenda si presta a mille considerazioni e coinvolge tanti, dai vertici dell’assessorato a chi si occupa della comunicazione a Palazzo dell’Aquila.
Per i precedenti, siamo portati a pensare che il fortino pentastellato non cadrà per colpa delle bilance pesarifiuti, ancorché si fosse misurata la dedizione dei ragusani per l’ambiente con bilance non a norma.
Chi ha cercato lo sconto in bolletta depositando i materiali forieri dell’alleggerimento del tributo non ha cambiato, di certo, posizione, né ci saranno stati stravolgimenti per le casse comunali, trattandosi di sconti in bolletta dell’ordine di qualche biglietto da 10 euro.
E’ una questione di principio, il Comune non può lavorare con bilance fuori norma che incidono sulla consistenza dei tributi comunali.
Sul rilievo della Nicita nulla da eccepire, occorrerà solo verificare quali saranno le conseguenze, ma si può azzardare che non accadrà nulla di eclatante.
A noi non interessa mandare a casa i grillini, tutt’altro, perché fortemente consapevoli dell’incertezza del dopo che non si presenterebbe come esaltante per la città.
Vogliamo fermare l’attenzione sulla forte approssimazione che domina in certi assessorati, saremmo desiderosi di chiedere quali potrebbero essere le decisioni del sindaco dopo casi simili.
Dal 19 dicembre un consigliere comunale solleva un caso del genere e nulla trapela, né da parte dell’assessore né da parte del dirigente, meno che mai da chi si occupa della comunicazione per conto degli amministratori.
Addirittura il dirigente di settore scrive, in risposta alla Nicita, che ‘si sta provvedendo ad ottenere le certificazioni di taratura dei piatti di bilancia’.
Ma in seguito a che cosa, per normale adempimento o dopo l’atto ispettivo della Nicita?
Non è che si possa passare la vita a riferire di sopralluoghi, inaugurazioni e restauri, preoccupandosi di fare fotografie che riprendono i soggetti di spalle e video da trasmettere sui social.
Come fummo chiamati per celebrare lo stacco del primo scontrino della bilancia pesa rifiuti, sarebbe stato doveroso informare della situazione attuale, venuta fuori, pare, per l’atto ispettivo di un eletto al Consiglio Comunale.
A questo punto è essenziale sapere se queste bilance godevano della originaria omologazione, se entro i sessanta giorni
dall’installazione fu inoltrata apposita comunicazione alla Camera di Commercio e se, qualora fossero passati tre anni da quella data, si è provveduto a richiedere il rinnovo della certificazione alla stessa Camera di Commercio.
Oppure chiariteci se quello della Nicita è l’ennesimo polverone sollevato per fare opposizione creativa.
Queste notizie sarebbero dovute pervenire prima del comunicato del consigliere comunale, si sarebbe dovuto riferire, come avrebbe dichiarato il dirigente, dell’interruzione del servizio, perché, altrimenti, d’ora in avanti, la comunicazione dell’ente, tramite l’ufficio stampa e i social, può essere considerata solo una informazione di parte, filtrata, manipolata e che omette le notizie non convenienti per l’amministrazione e i suoi componenti, oltre che per gli uffici
Per la cronaca, interpellando i soliti ben informati, non si è riusciti a capire se il primo cittadino fosse stato informato della questione, pare che nessuno sia riuscito a saperne di più, assessore e dirigente sarebbero fuori sede e, forse, interpellati se reperibili, non hanno ritenuto opportuno chiarire la questione fino alla serata, al momento in cui scriviamo dopo aver atteso, inutilmente, chiarimenti in merito.
