Legambiente Ragusa ritrova una prateria marina a posidonia ‘’smarrita’’

di redazione
Grazie alla collaborazione del Centro Subacqueo Ibleo e dell’Università di Cadice la ‘scoperta’ viene cartografata, inficiando, di fatto, il processo autorizzativo del pennello a mare nella zona di mare antistante Casuzze

Nell’ambito della foga di ‘pennellizzazione’ della nostra fascia costiera pensavamo di avere visto di tutto di più. Ma, si sa, la Sicilia è il regno della fantasia più sfrenata quando si debbono fare opere cementificatorie ed ecco, quindi, che un’altra novità viene da Casuzze (Santa Croce Camerina), dove è prevista la costruzione di un pennello antierosione, peraltro assolutamente inutile, secondo Legambiente.
Osservando infatti le carte preparatorie inviate a Palermo per le autorizzazioni e confrontandole con la realtà sul posto è balzata agli occhi una discrepanza non da poco: la presenza di Posidonia oceanica fin quasi in prossimità della riva, in acque profonde anche poche decine di centimetri, ma che non risultava segnalata nelle specifiche carte, pur essendo in alcuni casi affiorante e quindi ben visibile anche senza immergersi!
E’ non è cosa da poco: la Posidonia oceanica è infatti una pianta marina, endemica del Mediterraneo, che forma delle praterie subacquee di straordinaria importanza: esse hanno un ruolo, tra l’altro, nella trasparenza ed ossigenazione del mare, come area di sviluppo e di alimentazione di diversi animali marini, ed anche una funzione antierosiva in quanto smorzano l’intensità delle onde.
Tant’è che la specie è inserita tra gli habitat di interesse della Comunità europea (per i quali ci sono specifiche misure di salvaguardia ma anche di finanziamento). oltre che protetta dalla Convenzione di Berna e di Barcellona.
E’ evidente che tale ‘svista’ può aver inficiato il percorso autorizzativo in sede di Valutazione di Impatto Ambientale: il pennello infatti arriverà a toccare tale posidonieto ponendo quindi seri rischi alla sua sopravvivenza.
Ma niente paura, Legambiente Ragusa e Centro Subacqueo Ibleo, in collaborazione con l’Università di Cadice, hanno recentemente provveduto, senza oneri per la collettività, a colmare tale gravissima lacuna, non solo segnalando, ma anche riportando su carta la ‘posidonia scomparsa’ che così miracolosamente è ritornata fra noi.
Da Legambiente quindi è stata inviata una precisa richiesta agli Enti preposti alle autorizzazioni: rivedere in senso negativo il parere dato su tale opera, che, paradossalmente, avrebbe l’obiettivo, tramite la spesa di pubblico denaro, di evitare fenomeni erosivi andando a danneggiare una specie, la posidonia appunto, che funge naturalmente da antierosione senza alcun costo per la collettività.

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