L’esito delle elezioni europee e i possibili risvolti a livello nazionale, regionale e locale

Come ogni elezione, sono tante le valutazioni sul voto delle europee, un particolare che si è ascoltato poco, in queste ore successive alla chiusura delle urne, è quello secondo il quale ci sarebbero differenze fra consultazioni per l’Europa, per le politiche nazionali, per le regionali, per le amministrative, secondo una teoria per cui determinati partiti si troverebbero favoriti, per la loro strutturazione sui territori, più in alcune consultazioni che su altre.
Questa volta, altro caso raro, chi ha perso ha ammesso la sconfitta, anche cocente, non ci sono stati i soliti quadretti di quelli che hanno visto nella sconfitta elementi positivi e di crescita del partito.

Indiscutibile il successo di Fratelli d’Italia, che conferma il trend positivo e sfiora il 29%, consolidando l’alleanza di centro destra.
Ottimo risultato di Forza Italia che smentisce quanti vedevano il partito in declino dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi.
Tiene La Lega, che tallona Forza Italia, la vera rivelazione, nel contesto di una vittoria chiara del centro destra, è l’affermazione del Partito Democratico, che sfiora il 25%, percentuale inaspettata anche per gli stessi vertici del partito, affermazione che unita a quella, di minore entità dell’alleanza Verdi e Sinistra pone il csx su un trampolino dal quale può insidiare l’egemonia delle destre.
Al riguardo occorre considerare alcuni flop epocali, primi fra tutti quelli di Renzi e di Calenda che, a parere di chi scrive, coerenti con la loro indole alla ricerca di poltrone importanti, torneranno all’ipotesi di una nuova alleanza per portare i loro pochi voti, e i simboli, come agnelli sacrificali al trono del PD.
Come ha detto, a caldo, il capogruppo PD, al Senato, Boccia, si intravede un possibile rassemblement di tutta l’area di sinistra che già supera, numericamente, le forze di centro destra. Il problema è metterle d’accordo, ma se qualcuno ci riesce, è fatta.
A livello nazionale, ammessa anche dal leader Conte, una disfatta per il Movimento 5 Stelle, ormai avviato sul viale di un definitivo trionfo.
Non fa testo citare anche il flop di Cateno De Luca e della sua formazione ‘milleloghi’ che si sarà convinto, del tutto, come fuori dalla Sicilia può esprimere solo il nulla.

A livello regionale trovano conferma i dati nazionali, al netto di qualche piccola eccezione che non pare destinata a disegnare scenari particolari in Sicilia.

Escludendo la Sardegna, come circoscrizione Isole, Forza Italia è il primo partito in Sicilia, con un sontuoso 23% che conferma il peso del nostro territorio per gli azzurri e consolida il governo regionale di Schifani, in questa occasione vincitore, indiretto, della sfida fra la corrente nazionale del partito e quella regionale.
Questo è un aspetto che accomuna i due maggiori partiti dell’isola, anche Fratelli d’Italia soffre del dualismo fra alcune correnti isolane e quelle che hanno protezioni da Roma.
In Sicilia non è scontro di partiti ma, come vedremo appresso, per una vera valutazione del voto, di leader.
Sullo scenario siciliano, si impongono, in controtendenza con i rispettivi trend nazionali, il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico che risultano, rispettivamente, tezro e quarto partito.
Dopo Forza Italia al 23,67% e Fratelli d’Italia al 20,18%, troviamo il Movimento 5 stelle che scavalca, nell’Isola, il Pd e si attesta al 16,07% lasciandolo al 14,37%.
Ininfluenti questi due partiti in Sicilia, se non in dipendenza da strategie nazionali il PD, che non hanno leader in grado di attuare politiche degne di nota.

Seguono Cateno De Luca, impossibile identificare un nome di partito definitivo, con un inutile 7,68%, una percentuale che non serve non avendo raggiunto il quorum a livello nazionale.
Lo striminzito 7,48% può servire, invece alla Lega che, per il complesso meccanismo dell’attribuzione dei seggi, potrebbe portare a Bruxelles il candidato Stancanelli.
Ma, come dicevamo, nell’isola non è questione di partito di ideologie, la Lega non esite, vive solo sul nome di Sammartino che ha avuto l’ottima idea di accogliere Stancanelli, premiato, comunque, appunto, nella sia scelta
Sfiora il 5% l’alleanza Verdi e Sinistra, tutto il resto è il nulla assoluto, con Renzi al 2% e Calenda all’1,41%, risultati entrambi del tutto in linea con le scelte di dirigenti e di responsabili dei rispettivi partiti, operate nelle varie province, non puoi pretendere nulla se presenti alla gente il nulla.

Ma in Sicilia non si possono considerare solo gli sterili numeri e le percentuali, i risultati vanno interpretati.
Il successo elettorale dell’alleanza Forza Italia Noi Moderati, con l’appoggio esterno di Totò Cuffaro ha mostrato i frutti: i benefici per Tamajo, prima scelta, in ogni caso, di Cuffaro, non sono tanto l’elezione a parlamentare europeo ma l’essere consacrato capo di Forza Italia in Sicilia, con conseguente rafforzamento del presidente Schifani.
Se in Fratelli d’Italia la sfida fra Razza e Giammusso, espressioni rispettivamente delle correnti siciliana, leggi Musumeci, e quella nazionale, è solo sfida interna, quella in Forza Italia è destinata a cambiare il volto del governo regionale, anche per gli aiuti eccellenti ricevuti e che sono stati determinanti per l’affermazione degli azzurri nell’isola.
C’è Totò Cuffaro che può presentare il conto a Tamajo, c’è anche Raffaele Lombardo che ha sostenuto Chinnici e, di fatto, ha sostenuto Forza Italia.
Entrambi aspirano a posti in giunta regionale, al posto di qualche escluso o di qualcuno in partenza per Bruxelles, ma la chiave di tutto è nelle scelte che faranno gli assessori eletti al Parlamento Europeo.
Tamajo resterà, di certo a Palermo, manterrà il suo assessorato e prenderà le redini del partito.
Falcone dovrebbe rinunciare a Bruxelles, per lasciare il posto alla Chinnici, ma quali potrebbero essere le garanzie, per lui, nel ruolo di perdente nella sfida interna ?
In definitiva, molte ambizioni, molte pretese, ma poco spazio a disposizione.

Al momento, dirimente potrebbe essere l’assegnazione dei seggi: tutti e otto potrebbero essere appannaggio dei siciliani.
Quattro le assegnazioni certe: Tamajo per Fratelli d’Italia, se rinunciasse sarebbero in fila prima Falcone e poi la Chinnici.
Milazzo per Fratelli d’Italia, Lupo per il PD, Antoci per i 5 Stelle.
Per i complessi meccanismi dell’assegnazione dei seggi, una prima previsione vedrebbe un secondo seggio assegnato a Fratelli d’Italia, un secondo a Forza Italia, un seggio assegnato alla Lega, per i resti, toccherebbe a Stancanelli, un ultimo seggio in ballo fra PD, toccherebbe a Bartolo, oppure all’alleanza Verdi e Sinistra, verrebbe assegnato a Ilaria Salis, Per questa ultima ipotesi, che viene data per prevalente, potrebbero subentrare scelte dipendenti dalla conquista di seggio, da parte della Salis in altre circoscrizioni, per cui potrebbe andare a Bruxelles l’ex sindaco di Palermo, Orlando

In altra parte del giornale, i possibili effetti dei risultati delle europee, a livello locale.

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