L’isola delle meraviglie

Parlare di teatrino della politica è ormai troppo prevedibile, è un teatro stabile a tutti gli effetti. Preceduto, per l’individuazione delle candidature, da un fantasmagorico luna park dove si assiste ad ogni genere di attrazione.
Nonostante la considerazione che ci apprestiamo a fare solleverà le solite ridicole accuse di parteggiare per i grillini, quella del Movimento 5 Stelle rimane l’unica posizione dignitosa, chiara, netta, che depone a favore dei principi del Movimento 5 Stelle.
Al di là di marginali e minime fibrillazioni interne, la candidatura Cancelleri si presenta, come era ampiamente nelle previsioni degli stessi avversari politici, come la favorita dal pronostico, quella in grado di catalizzare il consenso diffuso e confermare il trend in ascesa del Movimento.
Ci sono molte cose da sistemare, a cominciare dalla composizione della squadra di governo, per finire ad un programma concreto di azione che sia svincolato dalle utopie ideologiche che, come si è visto nei governi locali del Movimento 5 Stelle, sono ben lontani dalla realtà.
I prossimi due mesi che ci separano dal giorno delle votazioni chiariranno la consistenza della campagna elettorale dei 5 Stelle, partita con i grandi entusiasmi del tour #ATUTTASICILIA, apparsa boccheggiante per la carente comunicazione, forse influenzata dalla calura estiva che ha sopravanzato quella degli entusiasmi pentastellati, proiettati già al governo della nazione.
Tutt’attorno c’è il caos più assoluto: non si comprende se tutte le altre forze politiche lottino solo per escludere dai giochi il Partito Democratico, aspettando tempi migliori, oppure la bramosia del potere, che pervade tutti, dall’estrema sinistra all’estrema destra, sia la causa della confusione totale.
Aleggia anche una certa rassegnazione, non da ora, sull’esito scontato della consultazione regionale che, da tempo, vede i 5 Stelle come inevitabili prossimi amministratori dell’isola.
Il Partito Democratico è in balia delle onde, si ritrova con un Presidente uscente intenzionato a ripresentarsi, comunque, ma improponibile dal partito dopo tutto quello che è stato detto contro di lui.
Renzi ha il suo candidato, ma non lo espone, Faraone, Orlando ha il suo, il rettore dell’Università, diventato banderuola del Sindaco di Palermo che vuole imporre il suo uomo, pur sconosciuto fuori dalla capitale dell’isola.
La Sinistra radicale punta su tale Navarra, Articolo 1 MDP gioca la carta Fava, Sinistra Italiana filosofeggia, i centristi di Alfano e Casini, sgraditi a tutti, sono usciti, almeno per il momento, dalla scena, D’Alia, Misuraca, Ardizzone, sono per il momento in panchina e tutto lascia intravedere che ci resteranno, a meno di qualche infortunato grave che lasci il posto libero.
Un quadro che non lascia presagire nulla di buono per le sorti del PD, in Sicilia e nel futuro prossimo.
A destra situazione non meno chiara, con Berlusconi che ha abbandonato l’ipotesi di un governo della nazione e ha pensato di far rivivere il centro destra, consapevole delle insperate e inaspettate possibilità offerte dalla crisi del Partito Democratico che, in Sicilia, ha assunto aspetti di disastro.
Ma per il Cavaliere non sono più i tempi di una volta, l’autorevolezza non è quella di un tempo, la sua scelta di Armao, competente esperto di diritto amministrativo, da sempre vicino al centro destra, è osteggiata dalla candidatura Musumeci che, partito da solo con una lista civica, rinnegando la incontestabile appartenenza di destra, sui fa promotore di una alleanza larga che va da Fratelli d’Italia alla Lega di Salvini, da Forza Italia ai moderati e ai centristi di qualsiasi sigla.
La candidatura Musumeci era destinata a sfiorire se non fosse stato per la componente di Forza Italia dei deputati provenienti da Alleanza Nazionale che ha convinto anche la squadra catanese di Forza Italia a convergere su Musumeci.
Dopo aver lasciato vegetare Forza Italia, senza controllo e senza uno straccio di attività sul territorio, teatro solo di scontri personali fra commissari provinciali e fra responsabili regionali, Berlusconi è davanti alla prova del fuoco, forse l’ultima della sua eccelsa carriera politica.
Perché, a questo punto, accettare la candidatura Musumeci, dopo le sue ferme dichiarazioni, sarà, se non una sconfitta, una sua delegittimazione per mano di elementi secondari della politica e del suo partito.
In aggiunta, non sarà la soluzione di tutto, perché mentre è pensabile che elettori di destra possano convergere su Forza Italia, per andare contro i 5 Stelle e il PD, non sembra ipotesi scontato l’impegno di moderati, centristi e azzurri delusi per la candidatura di un uomo spiccatamente di destra, ipotesi che potrebbe favorire solo l’astensionismo che naviga già su percentuali del 50%.
D’altra parte non si vede come si possa risvegliare l’entusiasmo della gente che vede abbandonare sigle di partito e ideologie in nome della ricerca spudorata di posti di potere.
Prevedibile che la prima settimana di settembre sia risolutiva per definire le candidature alla presidenza che apriranno il valzer, non meno caotico e bellicoso, per quelle degli aspiranti deputati che, come si ricorderà, sono solo 70 al posto dei 90 attuali.
Posti da conquistare che in realtà sono solo 62, in quanto uno è riservato al primo candidato Presidente fra gli sconfitti, altri sette al ‘listino’ riservato alla lista del Presidente che vince senza aver ottenuto il 50 % dei consensi.
Per la provincia di Ragusa, quattro i posti disponibili, attualmente i deputati del territorio sono cinque.

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