di Marco Ramius
Sembrava un argomento di basso profilo, ma commenti nervosi e scomposti ne fanno trapelare la delicata importanza
È diventato l’argomento del giorno, sembra interessare più della stessa questione dei rifiuti, a Roma.
Il compenso per il capo di gabinetto della sindaca di Roma, Virginia Raggi, del Movimento 5 Stelle, passa per lo scandalo del momento, per la contraddizione più forte del mondo grillino.
Per alcuni, diventa ufficiale la perdita della verginità che, invero, trapelava dalla scarsa trasparenza sui compensi e sulle indennità aggiuntive dei parlamentari.
Il fatto è che erano arrivati a Roma intenzionati a dormire 7 persone in un appartamento, strada facendo hanno capito che era sciocco rinunciare ai rimborsi per vitto, alloggio e accessori vari.
Cose che, in piccolo, si sono viste anche in provincia, per pochi spiccioli che hanno evidenziato la fine della diversità antropologica della quale i pentastellati facevano un vanto.
La limitazione esagerata delle spese, l’autorità e l’autorevolezza della base, l’apertura delle istituzioni come una scatoletta di tonno, sono andati a sbattere, in molti casi, con la realtà di ogni giorno, in altri con comportamenti di convenienza non in linea con il credo del movimento.
Si minacciavano provvedimenti di espulsione per un voto dissonante dalle indicazioni, per il rifiuto a decurtarsi il gettone di presenza, si è arrivati a non dare seguito, senza spiegazione, a provvedimenti id espulsione comunicati alla stampa.
A Roma si è visto di tutto: il capo di gabinetto compensato con cifre da capogiro con la scusa che lo stipendio è in linea con quello prima percepito da magistrato. Una sorta di mantenimento del reddito per assicurarsi competenze e professionalità, ma non è che se avessimo preso Marchionne o Berlusconi dovevamo alienare tutto il Comune di Roma!
Certo l’abbandono di un mondo irreale, fatto di web e ‘mi piace’ o di votazioni on line, ha subito il repentino confronto con la realtà, un po’ dappertutto non ci sono i tagli agognati, non c’è rotazione degli incarichi, non c’è un lavoro certosino di pulizia e di rigore morale, come nelle commissioni e nei lavori d’aula, dove tutto è rimasto, pressoché, come prima.
Non c’è la partecipazione dei cittadini alle scelte importanti della città, ma nemmeno la semplice partecipazione alla vita amministrativa. Talvolta sono gli stessi consiglieri comunali a non essere coinvolti in scelte delicate, ci sono consiglieri che cadono dalle nuvole quando gli spieghi da dove è nato un incarico o chi ha vinto un appalto.
Chi scrive non è d’accordo con i tagli e con la limitazione dei compensi. Ma verrebbe da chiedersi perché il consigliere comunale deve rinunciare al 30 % dei compensi, delle indennità, dei gettoni di presenza e un capo di gabinetto, della stessa parrocchia, deve percepire 200.000 euro l’anno o giù di lì.
Se poi, a Roma come a Ragusa, una maggioranza, a tratti schiacciante, continua cincischiare e ad esitare per le scelte decisive, sui rifiuti, sull’urbanistica, o su altri settori, trastullandosi nella critica agli amministratori del passato, la delusione dei tanti elettori è dietro l’angolo.
Se a Roma, come a Ragusa, strappi e fibrillazioni vengono gestite Cencelli alla mano e con il groviglio di tutori e di controllori, il futuro non è roseo.
Mettendo da parte le polemiche strumentali, originate da una ben definita matrice politica, ci si chiede perché, almeno i grillini, non riescono a darsi delle regole, così che un capo di gabinetto, per esempio, abbia un compenso agganciato a quello del Segretario Comunale, ben determinato e fissato per grandezza della cittàoltre che nei limiti della decenza economica ricercata dal movimento.
Somme certe e uguali per tutti, dal capo di gabinetto al city manager, cioè per tutte le nomine di uomini di fiducia in ruoli strategici. Meglio sarebbe fare come la Appendino a Torino che, mantenendo le promesse della campagna elettorale, ha tagliato, in un colpo solo, portavoce, direttore generale, capo di gabinetto, coordinatore della segreteria, responsabile marketing e turismo, e altri dirigenti comunali.
Poi, come riferiamo in altra parte del giornale, c’è da chiedersi perché a Porto Empedocle votano per l’azzeramento dei gettoni di presenza, a Ragusa non si vuole mettere ordine nei lavori delle commissioni e c’è stata la massima esitazione, nel periodo di gettonopoli, a verificare i lavori di commissione degli anni precedenti, come pure nessuno grida allo scandalo per i fondi mancanti della Legge su Ibla.
Un cielo pieno di stelle, ma tutte diverse.
