Metropolitana di superfice: a chi serve ?

L’approvazione in Consiglio comunale del 1° stralcio del progetto della metropolitana di superfice di Ragusa ha mandato in sollucchero il mondo politico in maniera trasversale.
Gioisce la sinistra che rivendica la paternità dell’idea, del progetto e del finanziamento originario, gioisce l’amministrazione di destra che vede concretizzato il progetto grazie a fondi cospicui del governo regionale che impinguano il fondo per le periferie e permettono si scialare per scalo merci e opera di connessione della metro al territorio.
Occorre dire che tutto nasce in tempi diversi, sotto l’aspetto economico, si parlava all’inizio di un mezzo ettometrico per collegare i due centri storici, si passò poi all’idea di sfruttare la ferrovia esistente per un collegamento Ibla – Donnafugata che potesse svolgere anche la funzione di trasporto pubblico urbano.
I 18 milioni del fondo per le periferie apparivano già una cifra enorme e, parlando di periferie, si poteva pensare di destinare le somme alla lettera per le periferie e le contrade, a Ragusa assai estese e numerose.
Ma nessuno, a sinistra, pensò di privilegiare reti idriche, strade, illuminazione, collegamenti per le contrade e le periferie, questi sono rimasti argomenti solo per la facile opposizione, prima ai 5 Stelle, oggi diventati alleati, poi all’amministrazione di destra.
Tutti accomunati, ora, dal fascino di questa metropolitana di superficie che, al momento, secondo i progettisti di RFI, servirà solo per un pendolo fra la stazione centrale e la stazione di Cisternazzi/ospedale, con fermata intermedia al viale Colajanni.
Nulla impedirà alla struttura competente delle ferrovie di allungare la tratta, da una parte fino a Ibla e dall’altra fino al Castello di Donnafugata, ma di questo i progettisti non hanno parlato, né, al momento sono previsti interventi sulle stazioni che, in particolare per quella di Ibla, vengono solo giudicate idonee per la fermata, fermo restando che c’è, in itinere, una interlocuzione RFI-Regione per valutare la possibilità di un ulteriore finanziamento per la riqualificazione della stazione di Ibla.
Per utilizzare un termine adottato dal progettista, avremo questo pendolo, o pendolino, che ogni mezzora ci porterà dalla stazione centrale a Cisternazzi.
Di tutto principio, vorremmo capire a chi serve questa tratta, ai lavoratori dell’ospedale, all’utenza, ai parenti che vanno in visita ai ricoverati nel nosocomio ? Potrebbe servire, anche, con la fermata di viale Colajanni, come trasporto pubblico urbano, se gli abitanti di Puntarazzi e Bruscè la utilizzassero per recarsi al lavoro o a scuola, con il presupposto che tutti dovrebbero lasciare auto e scooter a casa.
Il tutto presupporrebbe un efficace sistema di trasporto pubblico per portare la gente da casa alle fermate di partenza e dalle fermate di arrivo al posto di lavoro, sistema che, a parte la verifica dei costi e la sostenibilità, al momento appare solo utopia.
Per non dire che non si parla delle fermate, quanto mai utili, in adiacenza del centro commerciale Le Masserie, della zona artigianale e della zona al centro fra zona industriale e l’area residenziale di Pianetti-Bruscè, che, originariamente, erano state, quantomeno, pensate.
In sostanza ci può essere un fondato timore che la tratta possa risultare economicamente non conveniente come gestione, con immaginabili conseguenze.
Per questo che, al momento, si può definire capriccio, gli originari 18 milioni procurati a fatica, risultano, secondo i progettisti del tutto insufficienti e possono servire solo per le opere di connessione al territorio.
Per il progetto si sfruttano 22 milioni e ottocentomila euro erogati dalla Regione, per un costo totale, con lavori da effettuare sulla stazione di Genisi, di circa 40 milioni di euro, ai quali si dovrebbero aggiungere i 12 previsti per la riqualificazione della stazione di Ibla, e non si parla assolutamente della stazione di Donnafugata.
A questo punto, per il progetto completo di metroferrovia, siamo oltre i 50 milioni di euro, ma non abbiamo capito quale è il fine e, soprattutto, l’utilità.
In questo siamo specialisti, abbiamo preso i soldi, ed era un’altra amministrazione di destra, per il parcheggio di piazza del Popolo, abbiamo fatto morire una zona e il parcheggio resta vuoto nella metà completata e aperta, vuoto, a maggior ragione, in quella metà non completata.
Abbiamo costruito altri due parcheggi in centro storico che si riempiono, a stento, per metà, solo di mattina, ma le vetture parcheggiate dilagano in centro storico.
Vogliamo liberare Ibla ma cerchiamo, a tutti costi, parcheggi, per i residenti, per i turisti, per visitatori, per i clienti delle attività di ristorazione e di somministrazione.
Vorremmo educare la gente ad usare il mezzo pubblico ma non abbiamo i mezzi pubblici, il turista o il ragusano che vuole cenare a Ibla dovrebbe salire sul pendolino per andare a finire alla stazione di Ibla, dove poi salire su un bus per arrivare a Ibla, ma solo nel tempo di arrivare alla stazione di partenza e di ritornare, conviene andare a Catania è godere di tutto quello che offre la grande città, con l’autostrada si farà prima.
In conclusione, una spesa spropositata, senza ritorni efficaci, per un utilizzo tutto da verificare.
Parimenti, c’è da rilevare che si stanno per utilizzare oltre quattro milioni dei 18 del fondo per le periferie, con regolare approvazione del ministero competente, per riqualificare l’area dell’ex scalo merci.
Eccezion fatta per il sottopasso che metterà in collegamento piazza Stazione con via Archimede, opera che sarà realizzata da RFI, nel contesto dei 22 milioni e ottocentomila euro del progetto, la riqualificazione dell’area dell’ex scalo merci servirà per la stazione dei bus extraurbani e per un mercato dell’agroalimentare.
Anche in questo caso, la spesa sembra eccessiva, considerate le finalità, tralasciando l’opportunità di scelte non del tutto condivisibili sulla destinazione dell’area.

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