Mostra ‘Caravaggio’, la rinuncia al contributo comunale non scioglie i nodi di una complicata vicenda

Difficile già titolare se mostra di Caravaggio o sul Caravaggio o su Caravaggio o con il Caravaggio, con un Caravaggio o con Caravaggio, perché dopo 10 giorni dall’inaugurazione, nessuno è riuscito a imporre un expertise sul quadro che possa fugare ogni dubbio, compatibilmente alle certezze che ci sono in questo settore.
Si attende il simposio di giorno 3 giugno per capirne di più, ma non ci sono certezze che l’illustrazione degli studi e delle indagini diagnostiche sulla tela possa mettere tutti d’accordo, critici e studiosi, soprattutto quelli che si sono dichiarati a sfavore dell’autografia dell’opera.
Intanto, arriva una nota degli organizzatori dell’evento che comunica la rinuncia al contributo pubblico, inoltrata in data 24 maggio, al Comune di Ragusa.
Il Sindaco aveva parlato, in consiglio comunale, di congelamento del contributo, quando già il Comune aveva ricevuto la rinuncia e gli uffici avevano pubblicato la determina dell’annullamento della precedente di marzo che conteneva, appunto, la procedura per il contributo.
E’ bastato questo per scatenare altre polemiche, ma la valutazione sullo stato schizofrenico della comunicazione di palazzo e dello staff del sindaco, dovrebbe far stendere un pietoso velo di considerazione su tutta la vicenda.
Con professionisti, ma anche con gente appena pratica di comunicazione, sin dal primo sentore di polemiche si poteva distruggere la critica, fra Sgarbi che rinnega un suo articolo del dicembre scorso sulla autenticità del quadro e studiosi che, dopo aver inviato, via mail, gli interventi sul catalogo della mostra, affermano di non aver espresso mai valutazioni sull’opera.
Come la critica e le opposizioni non possono affermare che il dipinto non è di Caravaggio alla stessa maniera chi voleva affermare il contrario poteva allestire uno spettacolo di illusionismo, per fare confusione fra dubbi e certezze, prendere tempo e allontanare la possibile inevitabile chiusura della mostra, constatati gli elementi che avrebbero indotto in errate valutazioni gli amministratori, il dirigente e gli uffici.
Per intanto, l’odierno comunicato degli organizzatori, a parole, cerca di disintegrare le voci delle opposizioni, e, in parte, ci riesce anche se, per parlare di piena trasparenza ci vogliono carte e documenti sul tavolo.
Vantando, in ogni caso, il grande interesse di visitatori e turisti, dei quali, però, non c’è monitoraggio trasparente.

Gli organizzatori parlano di immotivate polemiche dopo che un critico d’arte famoso, peraltro, in passato, collaboratore dell’organizzatore, e gli studiosi citati nella proposta, e riportati in delibera, esprimono dubbi sull’autenticità dell’opera.
Poi asseriscono che gli elementi prodotti servono anche per far “ben comprendere come l’operazione culturale avviata sia inserita nel contesto di un progetto ad ampio respiro nazionale.”
Ma chi ha autorizzato questo inserimento è ancora tutto da scoprire.

La nota si dedica ancora a scomporre le critiche emerse in consiglio comunale, parlando di “inaspettate polemiche e inesattezze”.

Si specifica che si tratta di una mostra privata, organizzata da privati, che si svolge all’interno di locali il cui utilizzo è regolato da un contratto e non prevede un coinvolgimento organizzativo di enti pubblici.

Dire questo, dopo il battage mediatico imbastito dal sindaco e dall’assessore, e il diretto coinvolgimento nell’organizzazione, è azzardato, intanto per la richiesta di contributo pubblico. Per quanto modesto, il coinvolgimento degli enti pubblici è stato richiesto, non solo al Comune ma anche alla Provincia, salvo, poi, essere disdetto.

Segue un curriculum della ditta organizzatrice, che sarebbe di tutto rispetto: realizzazione iniziative e progetti finalizzati alla promozione e valorizzazione del patrimonio e del territorio italiano; progetti di riqualificazione urbana e territoriale, marketing territoriale; attività di promozione e informazione attraverso l’attuazione di ogni iniziativa in grado di contribuire alla diffusione della conoscenza, allo sviluppo della ricchezza e alla valorizzazione patrimonio e del territorio italiano; l’ideazione, l’organizzazione e lo svolgimento di attività culturali, museali, sportive, turistiche, convegnistiche e fieristiche, anche con la gestione degli spazi assegnati, la promozione e l’organizzazione di spettacoli teatrali e cinematografici, concerti, eventi musicali, festival, riprese e produzioni televisive in genere, in Italia ed all’estero.
Rifiutata, in ogni caso, l’etichetta di società di gestione alberghiera.

Quanto all’opera esposta, si ribadisce che si tratta di una tela prestata da un collezionista privato di Malta che ha fornito adeguata documentazione, verificata dal curatore Pierluigi Carofano.
A giugno, il simposio per illustrare, attraverso l’autorevolezza e le competenze di affermati studiosi, tutti gli elementi storico, scientifici e documentali di quest’opera, presentando anche il documento principe di una mostra che è il catalogo.

L’opera in questione è stata già esposta in altre importanti occasioni come “Caravaggio. La verità nell’arte”, la mostra dedicata a Michelangelo Merisi e al caravaggismo che è stata ospitata all’Hokkaido Museum of Modern Art di Sapporo ed alle successive mostre al Nagoya City Art Museum ed al Abeno Harukas Art Museum, mostre curate dai professori Luigi Ficacci e Shigetoshi Osano, con l’organizzazione dell’Associazione Culturale MetaMorfosi di Roma con il patrocinio dell’Ambasciata italiana in Giappone e dell’Istituto italiano di cultura di Tokyo.

La nota chiude con alcuni chiarimenti e precisazioni, dedicati, in particolare, a smontare i rilievi delle opposizioni consiliari:

1-I rapporti tra la società e l’Opera Pia che ospita la mostra e il proprietario del quadro sono, come ovvio che sia, di natura privatistica perché appunto iniziativa privata.

2-Chiarito questo importante aspetto, si precisa che l’utilizzo degli spazi e i servizi forniti dall’Opera Pia Schininà sono oggetto di un contratto in cui sono previste garanzie assicurative di Generali Italia a copertura dei rischi per l’utilizzo degli spazi e a copertura dei rischi in favore dei visitatori.

3- L’opera “San Giovanni giacente” è stata assicurata per un valore di 25 milioni di euro con la Munich Re.

4- Il trasporto delle opere è stato effettuato dalla ‘Pizzico d’arte 2 Art Designer’ di Floridia Giuseppe, società di Grammichele che si occupa di vendita di mobili e con una più che decennale esperienza e riconoscibilità a livello italiano ed europeo per l’organizzazione di mostre e allestimenti museali.

5- In risposta a precisi rilievi emersi in aula consiliare, si precisa che è stato prodotto e accettato dalla proprietà il FACILITY REPORT, così come è stato prodotto il Condition Report tra l’incaricato della proprietà ed il curatore della mostra.

6- Le misure di sicurezza sono state concordate con la proprietà e l’assicurazione.

7-Si evidenzia, infine, che la Happee Place Italy, con un’iniziativa totalmente privata, si attiene alla missione di organizzare eventi che abbiano un ritorno diretto, utilizzando strutture, imprese, professionisti e addetti locali, e indiretto sul territorio attraverso i flussi che si potranno generare.

Gli organizzatori si sarebbero aspettati delle semplici richieste di chiarimenti, che avrebbero fornito nell’interesse della verità.
L’opinione pubblica avrebbe gradito, al posto di questa lunga nota, che si può definire riparatoria in un disarticolato tentativo di mettere a posto le cose, di avere elementi probanti sull’autenticità dell’opera che, al netto del simposio e del catalogo, debbono essere già in mano degli organizzatori per le mostre già allestite, in Italia e all’estero. A proposito, perché non si parla della Mostra di Camaiore ?

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