Museo del Costume: vi stupiranno con effetti speciali

Dopo il comunicato stampa per annunciare le due inaugurazioni del Museo del Costume e il weekend di visite gratuite su prenotazione, sono state diffuse, tramite mail, due locandine, (terminologia del tutto impropria, e non ci vengano a dire ha sbagliato tizio, ha sbagliato caio, perché l’assessore avrebbe il dovere di controllare cosa esce fuori NdR), una con una immagine già fuori sui 6 x 3, quindi non è locandina, un’altra nel canonico formato ‘locandina’.
Nessuno ha avuto né il garbo né il coraggio di accompagnare l’invio di questo materiale con due parole di comunicazione, di commento, di illustrazione su quello che si sta facendo, naturalmente, non per noi ma per il popolo che, forse, non è ritenuto degno di sapere troppo.
Cose da nobili queste, inutile perdersi in inutili disquisizioni, questa amministrazione, che vuole rappresentare l’élite della città trova nell’assessore alla cultura la migliore espressione di un distacco dalla gente e dalle cose di ogni giorno, anche nella gestione della cosa pubblica.
Andiamo per ordine: un evento così importante come l’apertura del Museo del Costume, merita, dopo anni di attesa, ben altra chiarezza e trasparenza su quello che si sta facendo.
L’inizio, abbiamo scritto ieri, non è dei migliori, era prevedibile con un assessore che, in 8 mesi, ha fatto intravedere solo il nulla, nonostante riconosciute competenze.
Da anni siamo in attesa di conoscere le spere totali per questa collezione, che dai supporter veniva presentata di mille reperti, agognati da palazzo Pitti ma rimasti in Sicilia per il vincolo della Regione Siciliana.
Alla fine, solo 2789 (o 2.786) reperti, non solo vestiti d’epoca, ma anche divise e abbigliamento della servitù, oltre ad un gran numero di accessori, cappelli, bastoni, ombrelli, biancheria intima e articoli vari di abbigliamento d’epoca.
Ma si continua a non comunicare il numero effettivo dei vestiti in buono stato che possono essere messi sui manichini ed esposti: di certo, all’apertura ci mostreranno 25, 50, 100 o 150 vestiti, il resto alla prossima esposizione. Questo è un gioco già visto e non ci aspettavamo nulla di diverso, strategia già nota.
Ora si passa alla gestione dell’evento esposizione: ci troviamo, di colpo, con le immagini della campagna pubblicitaria già scelte, nessuna selezione pubblica dei fornitori, nessuna richiesta di manifestazione di interesse, tanto in voga per questa amministrazione, nessun esame di proposte allargato a noti professionisti del settore, tutto fatto in ‘famiglia’.
È stato così, per esempio, per l’Ecomuseo che si avvale, almeno per il sito, del lavoro di un fotografo, non si sa scelto da chi e in che modo: nella terra di Leone e di tanti altri bravi professionisti del settore, spunta il monopolio di un solo fotografo, non si sa bene in base a quali criteri di scelta.
Per le immagini di questa campagna per l’apertura del Museo, ci è stato detto, da fonte autorevole dell’entourage del Sindaco, che si è presentata una ragazza, che avrebbe lavoro anche in Olanda, con proposte che hanno attirato l’attenzione degli addetti ai lavori.
Scelte per affidamento diretto, del tutto regolari e legittime, di certo, secondo le possibilità della normativa, ma nella fattispecie era meglio allargare e rendere trasparenti le procedure di scelta.
Il nostro giudizio non è frutto di opinioni personali o, peggio, di competenze che vogliamo accampare, ci rifacciamo, per capirci bene, a giudizi di gente con due lauree nelle materie di attinenza.
La nostra esperienza di quasi trent’anni nel settore pubblicitario e della comunicazione, tutt’al più, ci aiuta a muoverci meglio in questo ginepraio dove molte sembrano le competenze e i titoli, ma pochi, e poco efficaci, i risultati.
Meno che mai si avranno notizie sulla campagna pubblicitaria, sui mezzi, sulle posizioni della pubblicità esterna. Solo fastidio per l’assessore se qualche villico entra in merito a queste volgarità.
Ci restano queste prime due immagini, un colletto di camicia per un abito da sera che ricorda tanto l’abbigliamento di un prete e una boccettina di vetro che a tutto si può ascrivere fuorché ad accessori di abbigliamento, tanto vale, allora, mettere fuori una spazzola per le scarpe e relativa pomata.
Il tutto su uno sfondo di colore anonimo, smorto, dove troviamo un marchio del Mudeco (anche questo scelto come e da chi, e quando ? NdR) e una serie di caratteri solo apparentemente coerenti fra di loro.
Siamo certi che un lavoro che doveva prevedere l’intervento di grafici, impaginatori, fotografi, redattori di testi e coordinatori dell’immagine, sia frutto del tuttofare di turno che, come accade spesso, ha pensato a tutto in nome dell’economia.
E siamo solo all’inizio, dobbiamo ancora aprire e già siamo subissati da effetti speciali; ne vedremo delle belle.
Questa andrà a finire meglio, molto meglio, di quando Ciccio Barone, a Natale, ci illumino ponti, palazzi e chiese con fantasmagorici effetti di luce.

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