È di queste ore la notizia che l’antica struttura del vecchio ospedale Vittorio Emanuele di Catania, in via Plebiscito, adiacente al complesso dei Benedettini, sarà oggetto di una convenzione, già firmata dal Presidente della Regione Musumeci, che prevede il trasferimento in comodato dall’amministrazione dell’Azienda sanitaria ‘Policlinico Vittorio Emanuele San Marco’ alla Regione Siciliana.
Il progetto è quello di creare la più grande area museale al coperto della Sicilia orientale, restituendo all’originaria bellezza una struttura antica che si trova nel cuore della città e potrà godere della vicinanza del complesso monumentale dei Benedettini che ospita già alcune facoltà dell’Università di Catania e la storica Biblioteca Ursino Recupero
La firma della convenzione fra Musumeci e il direttore facente funzioni dell’Azienda sanitaria Giampiero Bonaccorsi e il dirigente generale del dipartimento regionale dei Beni Culturali, Sergio Alessandro. Presente anche l’assessore alla Salute Ruggero Razza.
Una convenzione della durata di 40 anni, rinnovabile. La Regione provvederà alla demolizione di alcuni edifici e manufatti non di pregio, restituendo al complesso, e quindi alle zone limitrofe (come il Monastero dei Benedettini), la loro conformazione originaria e riqualificherà gli immobili storici che diventeranno sede del polo museale.
Si pensa di ospitare, nella struttura riqualificata e riportata all’originario splendore, il museo dell’Etna e della vulcanologia, quello dell’identità e una parte della Galleria d’arte di cui la città sente l’esigenza.
Una delle più interessanti iniziative del programma di governo, che Musumeci riserva alla sua città, in tempi relativamente brevi dalla dismissione dell’ospedale Vittorio Emanuele trasferito nella nuova sede del policlinico, alla cittadella universitaria. e, in parte, nel nuovo ospedale San Marco realizzato nel quartiere Librino.
Non si può non andare con il pensiero alla dismissione del vecchio Ospedale Civile di Ragusa, voluto e aperto da Mussolini in epoca fascista, che per oltre 80 anni ha svolto egregiamente il suo compito grazie ad una struttura di tutto rispetto, anche sul piano urbanistico architettonico.
Questo grande complesso è ora nelle mani dell’Azienda Ospedaliera, che lo vorrebbe destinare per tutti gli uffici periferici dell’Azienda.
Senza dubbio una operazione che consentirebbe una rivitalizzazione di tutta una zona della città che, dopo le vicissitudini per la costruzione del parcheggio sotterraneo pluripiano di piazza del Popolo, con la chiusura dell’ospedale, dopo il trasferimento di alcuni istituti di credito e dopo il trasferimento del catasto, vede rimanere in zona solo i Carabinieri, l’INPS e l’INAIL, con i due cinema teatro permanentemente chiusi e nessuna attività economica di rilievo.
Il trasferimento di uffici non sarebbe, però, il toccasana per una zona abituata a vivere anche nelle ore pomeridiane e serali.
Non sarebbe desueto pensare in grande e auspicare un minimo dispendio di energie mentali del Presidente della Regione per aiutare l’amico sindaco Peppe Cassì a uscire dalle maglie di una provincialità alla quale lo obbligano collaboratori non alla sua altezza.
Siamo i primi ad essere consapevoli che ogni grande idea sul Civile deve fare i conti con la proprietà ASP e non è detto che i vertici della sanità regionale dedichino le stesse attenzioni per la nostra città, ma occorre che il Sindaco Cassì si svincoli da condizionamenti provocati da visioni non del tutto accettabili.
La sua grande intuizione della acquisizione dello Scalo Merci deve essere la prima pietra di un grande progetto per la città.
Nel mentre ci chiediamo come mai non si parla più di scalo merci, nonostante fosse stata annunciata l’immediata disponibilità del sito, riteniamo che debbano essere riviste idee sull’utilizzo dell’area che sono state avanzate.
Discutibile quella di portare la stazione dei bus nell’area, iniziativa destinata ad intasare di gas di scarico e di traffico paralizzato l’asse via Archimede-via Di Vittorio, provincialotta la scelta di installare dei mercati all’interno dell’area, con strutture fisse, quali che siano le merci da esporre e vendere.
Sarebbe bello tentare di utilizzare la struttura del Civile per un grande centro museale e di aggregazione, con zone destinate alla convegnistica e ai congressi.
Il Palazzo Tumino, da acquisire per eliminare lo sconcio di una scatola vuota in centro città, dovrebbe essere sede di uffici, l’area dello scalo merci destinata, per esempio, ad un moderno teatro.
Ma soprattutto, c’è l’inderogabile necessità che Cassì decida autonomamente e velocemente, come ha fatto per i locali dell’Opera Pia e come faceva quando giocava a basket e bruciava avversari e retina in un fiat.
Per la cultura siamo impantanati con la mastodontica struttura virtuale dell’Ecomuseo che vede trastullarsi tavoli più salottieri che tecnico-culturali, nonostante la presenza in loco di esperti e soloni della materia, il Museo del Costume stenta a decollare, per non dire che è fermo nei depositi umidi dove riposa un numero ancora non definito di abiti d’epoca.
Non c’è uno straccio di idea, tantomeno di iniziative per lo sviluppo economico e per il centro storico, nonostante le indiscrezioni sulle destinazioni dei locali dell’opera Pia e della ex biblioteca, non si vedono atti concreti in tema di urbanistica e di lavori.
Il prossimo anno saremo già al giro di boa della sindacatura e occorre dare riscontro al grande consenso, avuto alle elezioni e accresciuto nel corso dei primi mesi.
Le palle al piede possono far rivedere le opinioni della gente.
