Opposizioni all’attacco del Sindaco Cassì

Indubbiamente l’emergenza covid favorisce l’amministrazione Cassì, come ogni altra amministrazione, perché può fare da paravento alle criticità o alla lentezza dell’azione amministrativa.
Da un lato, la massa di fondi che dovrebbero arrivare per metroferrovia, scalo merci, piste ciclabili, agenda urbana, concorrono a creare, al netto delle inevitabili polemiche sulla paternità delle opere e dei progetti, un palmares che sarà, inevitabilmente appannaggio di Cassì e della sua Giunta, ogni minima criticità sarà coperta, dal periodo iniziale di inevitabile rodaggio, poi si potrà sempre dire che quando si stava per mettere la sesta marcia, il covid ha tarpato le ali, con la prima e la seconda, e si spera ultima, ondata.
Questo per dire che, forte del consenso iniziale e personale, il sindaco potrebbe viaggiare sul velluto, forte della schiera di maggioranza che lo sostiene di alcuni elementi della giunta che lo rendono inalterabile come una torre d’avorio e di una schiera di opposizione che non può fare paura, se non altro numericamente.
Ma le poche opposizioni che mantengono viva la fiamma del contrato a Cassì e alla sua amministrazione hanno trovato nelle politiche e nelle strategie per l’emergenza, il terreno fertile per attaccare e cominciare a creare quelle basi, inevitabili, per le prossime scadenze elettorali
Trovano un Sindaco che vanta come nessun rallentamento modifichi, al momento, nonostante l’emergenza, l’attività amministrativa e sono animati dalle sollecitazioni della gente che, in questo particolare momento, è particolarmente agitata.
Così che il falso drive-in, l’assembramento, le scuole aperte o chiuse, i reparti ospedalieri, le restrizioni, gli aiuti economici, diventano oggetto di scambi, talvolta anche accesi.
Il Sindaco concede attenzione solo a pochi, risponde a pochissimi, ma sono questi quelli che alimentano una querelle continua.
Sono passate appena pochi giorni dalle dichiarazioni in aula del primo cittadino sullo stato dell’emergenza in città, ma si sono scatenati in molti, del PD il deputato regionale, che in verità nulla eccepisce sul sindaco ma chiede la zona rossa, in controtendenza alla tattica attendista di Cassì, il segretario provinciale, il capogruppo, il segretario cittadino, per non parlare dei 5 Stelle che hanno emesso il comunicato più severo nei confronti del sindaco. Anche Territorio è in ebollizione, alimentato dalle mille sollecitazioni dei cittadini e dagli elementi di vertice che scalpitano, da Michele Tasca a Elisabetta Marino, ad Angelo La Porta.
Il Sindaco non fa nulla per ammorbidire i toni, anzi rincara la dose.

L’ultima questione ha cominciato a circolare di buon’ora sulle chat, ecco il messaggio ;

Ciao
Il sindaco dice che il Comitato provinciale per l’ ordine e la sicurezza è stato convocato su sua richiesta.
Ho letto su Repubblica di qualche giorno fa che il ministero dell’Interno aveva dato disposizione ai prefetti di convocare i comitati provinciali per concordare il da farsi con i sindaci.
Ora i casi sono tre:
Repubblica dà una notizia infondata;
Se è fondata la prefetta non ha eseguito una disposizione del ministero;
Se è stata la prefetta a convocare il comitato come disposto dalla ministra, il ns sindaco non dice una cosa vera

In effetti il Sindaco aveva annunciato, in aula, sue misure restrittive e aveva specificato di aver chiesto una convocazione del Comitato per trovare riscontro alla sua esigenza di controlli per le misure che sarebbero state adottate.
Se non si volesse fare polemica a tutti i costi, basterebbe pensare che il prefetto ha convocato il Comitato prevedendo anche di mettere all’ordine del giorno della riunione le istanze del Sindaco di Ragusa.

In effetti, per quello che riporta la stampa nazionale, pare ci stata una circolare ai prefetti, dopo gli episodi di assembramento dello scorso fine settimana in diverse località, per stabilire interdizione di strade e piazze anche con contingentamento degli accessi, che poi sarebbe stato anche l’oggetto delle istanze del sindaco di Ragusa.
La circolare inviata, il 9 novembre, dal Viminale ai prefetti di tutta Italia, a firma del capo di gabinetto del ministero dell’Interno Bruno Frattasi recitava «Nel recente fine settimana, in diverse località del Paese si sono registrate situazioni di particolare assembramento, in occasione delle quali è stata anche riscontrata una percentuale non irrilevante di inosservanza dell’obbligo di utilizzo delle mascherine, In vista dei prossimi fine settimana, per fare sì che il fenomeno «venga significativamente a diminuire», il Viminale chiede dunque ai prefetti di «convocare in via d’urgenza una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica al duplice scopo di programmare controlli più serrati da un lato, e, dall’altro, concordare con i sindaci più idonee modalità di applicazione dell’art. 1, comma 4 del Dpcm del 3 novembre u.s., concernente l’interdizione di strade o piazze potenzialmente interessate da siffatto fenomeno».

Assai più malignamente, chi scrive è propenso a pensare che il nostro sindaco non abbia tanto voluto accreditarsi della paternità della convocazione del Comitato, quanto sfruttare l’iniziativa del Viminale come sua, in ciò confortato dal tempo intercorso tra l’annuncio e l’ordinanza. Ma chi scrive non fa opposizione e quindi è un inutile sfoggio di come si potrebbe fare opposizione.

Chi non vuole far passare sotto silenzio il particolare che lascia, comunque, adito al dubbio, è il segretario cittadino del Partito Democratico che in un video ha voluto puntualizzare, come appresso sintetizziamo:

“Siamo seriamente preoccupati per come si evolve la pandemia ma siamo più preoccupati perché chi amministra questa città si limita soltanto ad apparire, più che a operare.
Il Partito Democratico, dai più alti livelli locali ai consiglieri comunali ha presentato richiesta al Presidente della Regione per l’istituzione della zona rossa nella nostra provincia, sollecitando anche il Sindaco di Ragusa a sostenere la richiesta, assicurandogli pieno appoggio nel caso si volesse rendere protagonista di azioni forti per ottenere quanto in oggetto.
C’è preoccupazione per la situazione ospedaliera, di contro troviamo solo propaganda.
Il Sindaco asserisce di aver chiesto la convocazione del Comitato per l’Ordine pubblico, di tutta evidenza che qualcosa non quadra, o le notizie di stampa sono infondate, o il Prefetto non ha ottemperato alla richiesta del Viminale o il Sindaco non dice la verità.”
Calabrese aggiunge che la misura adottata da Cassì sarebbe un pannicello caldo: i potenziali luoghi di assembramento sono molti, sarebbe stato più opportuno vietare direttamente ogni assembramento, con più di tre o quattro persone, piuttosto il Sindaco dovrebbe propendere per la chiusura delle scuole o, direttamente, per la zona rossa e sostenere queste di istanze, invece di fare propaganda e assumere la paternità di una convocazione che è sta chiesta dal Ministro ai prefetti e non dal Sindaco di Ragusa.

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