Parità di genere, l’allarme dello Spi Cgil su salari e pensioni:

“Alle donne siciliane stipendi inferiori del 40%, sulle pensioni tagli fino a 400 euro”

Palermo, 6 marzo 2024 – “Ci si avvia verso l’8 marzo e come ogni anno si moltiplicano convegni, iniziative, incontri per ricordare la giornata internazionale della donna. Un rituale forse abusato, ma necessario per evidenziare le tante ombre e le poche luci che ancora oggi incombono sulle donne in una fase storica di regresso sociale ed economico dei ceti medi”.
La denuncia arriva dalla segreteria dello Spi Cgil, riunita a Isola delle Femmine, nel Palermitano per un convegno sui troppi gap che ancora dividono i due generi. All’iniziativa, oltre alla segreteria regionale del sindacato, hanno partecipato la segretaria della Cgil Sicilia Gabriella Messina, le deputate regionali Valentina Chinnici (Pd) e Roberta Schillaci (M5S), mentre le conclusioni sono state affidate a Claudia Carlino, segretaria nazionale Spi Cgil.

Gli ultimi dati pubblicati dall’Unione Europea, d’altronde, parlano chiaro: l’Instituite for gender equality anche nel 2023 conferma che l’Italia rimane sotto la media europea per quasi tutti gli indicatori su cui è costruito il rapporto (tempo, denaro, lavoro, educazione, salute, potere, violenza) la Sicilia è fanalino di coda in Europa per quantità e qualità dell’occupazione femminile, le donne lavorano poco e quando lo fanno hanno orari, paghe, contratti peggiori.

“Questa condizione che crea disparità, malessere, disagio sociale – osservano dalla segreteria regionale Maria Concetta Balistreri e Concetta Raia – si evidenzia ancor di più nelle realtà meridionali e in Sicilia in particolare. Lavoro povero, precario, discontinuo, causa una pensione povera. E la povertà pensionistica determina una condizione di mancate cure durante gli anni in cui si ha più bisogno e le donne sono le prime vittime, in Sicilia come nel resto del Paese. Vogliamo che si costruisca una sanità attenta ai bisogni delle donne e degli uomini, vogliamo che la prevenzione sia una realtà concreta e non una chimera”.

Dati alla mano, il gap nelle retribuzioni tra uomo e donna parte dal mercato del lavoro e arriva fino alla qualità della vita nella terza età. In media, un operaio siciliano guadagna 14.199 euro l’anno, mentre la stessa mansione svolta da una donna è retribuita in media appena 7.545 euro l’anno.
Un gap inferiore si trova nella fascia impiegatizia: 24.471 euro annui per gli uomini, 14.573 per le donne. E ancora meno tra i quadri: 59.962 euro annui per gli uomini, 51.858 per le donne. La forbice torna invece larghissima tra i dirigenti: gli uomini percepiscono poco più di 100 mila euro in dodici mesi, le donne appena 54.509.

Un quadro che, secondo l’analisi del sindacato, potrà solo peggiorare con l’attuazione dell’autonomia differenziata, attraverso la quale “si crea un deficit di futuro che imprigiona le vite delle nuove generazioni ma anche di quelli che giovani non lo sono più, che tradotto vuol dire povertà, disuguaglianze sociali, territoriali, di welfare. Per citare l’economista Gianfranco Viesti, si stanno creando tutte le condizioni per determinare una vera e propria secessione dei ricchi”.

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