Certi particolari li abbiamo avvertiti quando si parlò del nuovo ospedale di Siracusa: si parlò subito di uno stanziamento di 150 milioni di euro, si parla già di somme elevate a 250 milioni, e ancora i lavori non sono iniziati.
Legittimo ricordare che, per l’ospedale nuovo di Ragusa, nei venti anni che sono stati necessari per la sua costruzione e completamento, non si sono superati nemmeno 50 milioni di somme erogate, vero è che l’attuale ospedale dovrebbe essere solo la metà di un progetto completo, ma anche riferendoci a 100 milioni totali, si vede una netta differenza di stanziamento.
E potremmo aggiungere, a proposito di ospedali di proprietà della Regione, che per il dismesso Vittorio Emanuele di Catania si è trovato subito come riutilizzare il grande immobile, destinandolo a Museo dell’Etna, per il quale, come si può leggere in altra parte di questo giornale, sono stati già stanziati 13 milioni per il Museo allocato nel corpo centrale del vecchio edificio, mentre altri 12 milioni saranno destinati ai corpi laterali, destinati a strutture sempre collegate alla cultura.
Da noi, a Ragusa, nessuno parla delle possibili destinazioni d’uso dell’ex ospedale Civile, né i vertici della sanità, locale e regionale, proprietari della struttura, né gli amministratori e i politici locali che dovrebbero sollecitare il governo regionale per soluzioni ottimali per la città. Non si parla nemmeno dell’utilizzo dell’immobile per riunire, in locali rinnovati e di proprietà, i vari uffici dell’Azienda Sanitaria provinciale, dislocati in vari locali in affitto per i quali di pagano consistenti canoni di locazione.
Per ritornare al Museo dell’Etna, si è trovata subito una collocazione di eccellenza e si sono stanziate somme di tutto rispetto, per il completamento del nuovo Museo Archeologico di Ragusa, che dovrebbe essere allocato nei locali, a Ibla, del Convento dei frati Minori Riformati, annesso alla Chiesa di Jesu, si attende, da anni, il completamento dei lavori a cui dovranno seguire i lavori di allestimento, il tutto grazie all’apporto di fondi assai meno consistenti e con il lavoro non di un qualificato studio specializzato in allestimenti museali ma di due funzionari locali che hanno già avuto il tatto di affermare che i locali di Ibla non sono adatti ad accogliere un Museo, secondo le più aggiornate teorie sugli allestimenti museali.
Ci troviamo nelle mani dell’assessorato regionale e dei luminari della locale soprintendenza che, ogni tanto, partecipano a qualche incontro e rilasciano dichiarazioni per assicurare che si sta lavorando e che, prima o poi, noi o i nostri figli, vedranno il Museo.
Cosa che fa sorridere qualcuno, perché pensa che nemmeno in nostri figli arriveranno ad avere questo piacere.
Questi paralleli dovrebbero indurre i cittadini, gli elettori, ma, soprattutto, gli attuali amministratori, a riflettere sul consenso da rivolgere all’attuale Presidente della Regione e alla considerazione da rivolgere ai parlamentari di maggioranza del territorio, che sostengono Musumeci: invero, per quanto detto dallo stesso Musumeci, che si è paragonato al contadino che dovrà raccogliere i frutti del proprio lavoro, a Ragusa dovrebbe avere ben poco da raccogliere, in termini di consenso, per quello che ha dato.
Molti annunci ma pochi decreti di finanziamento, piccole cose, somme esigue, per parcheggi, piste ciclabili, senza dire che si dovrebbe fare distinzione fra i fondi regionali e quelli derivanti da finanziamenti statali ed europei, per i quali la Regione è solo un tramite, buono solo per mettere i bastoni tra le ruote con la burocrazia.
Somme, in ogni caso lontane da quelle per l’ospedale di Siracusa o per il Museo dell’Etna, molto inferiori anche a quelle ripetutamente erogate per il castello incantato di Ambelia, giocattolo preferito del presidente della Regione che trova in questo sito lo spunto per il rilancio di tutta la Sicilia.
Siamo la provincia babba, ma speriamo, almeno, che queste cose si riescano a capire.
