Per l’agricoltura ancora, e sempre, parole

di Cesare Pluchino

Serata conclusiva della Festa provinciale dell’Unità, a cui erano stati riservati gli incontri tematici più sentiti.

Di certo, agricoltura e Liberi Consorzi rappresentano, nell’attuale periodo, argomenti di primaria importanza.
Ma dobbiamo, purtroppo, dire che, dopo l’interesse a cui ci avevano abituato gli incontri delle prime serate, la conversazione sull’agricoltura è stata abbastanza deludente, a stento trascinata dal bravo moderatore Giuseppe La Lota, la cui prestazione professionale è andata comunque sprecata per una trattazione parziale e poco approfondita della ‘questione agricoltura’.
Non si può parlare del comparto trainante dell’economia locale con tre cooperatori, sia pure professionalmente di riguardo, un solo presidente di organizzazione di settore e il presidente della Vittoria Mercati, qualificati esponenti di settore ma da scrivania, certamente tutti senza terra nelle scarpe.
La presenza di organizzazioni di categoria e datoriali è ormai inflazionata e priva di proposte concrete che si rimandano sempre al prossimo tavolo di concertazione. Coltivatori, allevatori, esperti di tematiche comunitarie, specialisti dell’agroalimentare, operatori agrituristici, funzionari regionali, amministratori, tutti assenti, non coinvolti nell’incontro che doveva risultare il più pregnante della tre giorni democratica.
Ancora una volta, nella manifestazione del Pd, sono emersi i limiti delle politiche che dallo stesso partito sono orchestrate, con leggi che, come ha fatto notare il Presidente di Confagricoltura, Sandro Gambuzza, non sono applicate al settore. Il Presidente della Camera di Commercio, Peppino Giannone, ha ricordato i tempi epici della cooperativa Rinascita, che fu modello di cooperazione in agricoltura, ritornando su temi ormai consueti, ma non ascoltati, come quelli di un marchio identificativo dei prodotti locali, a cui sta lavorando la Vittoria Mercati e di cui ha parlato il presidente Emanuele Garrasi.
P
er Giorgio Ragusa, Presidente di Conad Sicilia, inevitabile richiamare l’esigenza di oculate politiche di marketing, investendo sul personale che deve lavorare affinché i prodotti possano essere valorizzati sul mercato. Ha citato l’esempio del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano che monopolizzano il mercato della grande distribuzione, a livelli del 99,8%, solo grazie ad opportune politiche di vendita e di posizionamento sul mercato.
Pino Occhipinti, Presidente di Legacoop Ragusa, ha ricordato i settori trainanti dell’agricoltura locale, agroalimentare, latte e vino, che dovrebbero essere imposti sui mercati internazionali.
Il Presidente della Vittoria Mercati, Garrasi, ha posto l’accento sulle inefficienze pubbliche che ostacolano lo sviluppo del settore, ha parlato di provvedimenti che, una volta adottati, quali l’impignorabilità della prima casa e dell’azienda di lavoro o la riduzione dei costi dell’energia, possono aiutare i produttori ad uscire dal difficile momento di crisi.
Solo sfiorato l’argomento associazionismo, nella consapevolezza di una ritrosia naturale degli agricoltori iblei verso forme consortili che, su modelli del nord, potrebbero, forse, costituire l’unica via per tirare fuori gli operatori agricoli da una crisi finora irrisolta, nonostante i proclami, le soluzioni proposte e i tentativi di imporre l’agricoltura iblea ai livelli che le competono.
Sintomatico della situazione del settore un dato citato da Sandro Gambuzza: in agricoltura, sui terreni, lavorano, in Italia, 1.200.000 addetti, negli uffici ci sono 1.200.000 impiegati che si occupano d’agricoltura, un dato paradossale, che imbriglia l’agricoltura, accostato a quello, altrettanto stupefacente, secondo il quale solo il 30% delle risorse è destinato direttamente all’agricoltura sui campi, mentre il resto viene disperso su tutto ciò che ruota attorno al comparto.
Conclusioni finali affidate al segretario provinciale del Partito Democratico, Giovanni Denaro, che si è soffermato sugli spiacevoli accadimenti di episodi violenti, ripresi dalla stampa nazionale con effetti deleteri per articoli che hanno dipinto realtà inesistenti. 

 

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