di Marco Ramius
Gli ultimi eventi legati ad episodi delinquenziali e allo spaccio di droga hanno indotto molti cittadini a richiedere un sollecito progetto di recupero e rivitalizzazione del sito e delle aree circostanti
Di colpo, Piazza San Giovanni è diventata prioritaria nel borsino delle aree cittadine da recuperare e rivitalizzare. Da anni, dopo essere stata oggetto di un progetto di riqualificazione senza anima, è vissuta in maniera anonima, emersa agli onori della cronaca per la Festa Patronale e per qualche manifestazione occasionale che ne ha sfruttato lo spazio e la centralità.
Solo di recente, l’apertura di alcuni locali pubblici, eminentemente dedicati alla somministrazione di bevande alcoliche, unita alla vicinanza di via Mariannina Coffa, paradiso della cena e del dopocena, ha creato un certo movimento, ma solo nelle ore serali, attirando, nel contempo folle di spacciatori e di consumatori di droga.
Il movimento creato dall’ubicazione nel Palazzo INA di uffici distaccati del Tribunale non ha effetti diurni sulla piazza, popolata, la mattina, dal via vai dei furgoni che devono rifornire i locali e da una dose eccessiva di sacchi pieni di rifiuti, frutto della buona frequentazione dei locali.
Nulla più dell’animazione di quando la piazza era aperta al traffico veicolare, con l’elegante negozio di Spatafora, con il Circolo di Cultura che alloggiava in piazza dal 1876, con gli uffici comunali, con la sede centrale della Banca Agricola, con i numerosi negozi circostanti. A dare ossigeno alla piazza è rimasto solo il Caffè Italia, ottimamente gestito, non si sa fino a quando in grado di resistere come unico polo di attrazione.
Le criticità della piazza sono da ascrivere allo svuotamento del centro storico, alla moria di attività commerciali che non può essere arginata o risolta dall’apertura di locali prevalentemente serali o notturni e dall’invasione di dehors.
Basta dare uno sguardo alla via Mariannina Coffa per capire che talune scelte sono sbagliate, si è consegnata una zona ai locali pubblici, senza riceverne benefici di ordine sociale, anzi ottenendo degrado notturno, di giorno gli ombrelloni, addirittura, diventano tettoia per le auto degli esercenti, in una strada dove le auto non dovrebbero circolare, diventata, invece parcheggio, grazie alla eccessiva tolleranza.
Le questioni di ordine pubblico attengono alle forze dell’ordine, quelle di decoro urbano all’amministrazione che non deve tollerare abusi e violazione delle norme.
L’argomento è diventato, naturalmente, anche oggetto di diversi comunicati di forze politiche di opposizione, per il consigliere Morando servono politiche di aggregazione efficaci, per i consiglieri del PD serve un progetto che sia culturale, politico ed economico, per Ragusa in Movimento indispensabili controlli ancora più efficaci delle forze dell’ordine e lotta instancabile alla microcriminalità.
Come spesso avviene, i politici si guardano bene dal rilevare il proliferare di extracomunitari, diventati prevalenti nella zona, fenomeno favorito dalle incessanti politiche di accoglienza che tutelano più gli introiti delle organizzazioni che di accoglienza si occupano più che occuparsi di vere politiche di integrazione.
Piazza San Giovanni diventa, frattanto, protagonista di un nutrito gruppo facebook che vuole porre rimedio al degrado.
In pochi giorni quasi tremila persone hanno aderito per lanciare una proposta che potrebbe sembrare provocatoria e che dà il nome al gruppo: Abbattiamo il mostro, recuperiamo Piazza San Giovanni.
Per i promotori del gruppo, e per i tanti aderenti, occorre abbattere il palazzo INA, non serve ricostruire un palazzo simile a quello che esisteva prima, servirà creare un grande spazio aperto di pubblica fruizione.
Fondamentalmente, tutti approvano l’idea, pur con qualche distinguo e senza una verifica dei costi che si ritengono, in ogni caso, sopportabili ed esigui rispetto ai benefici attesi, in termini di prestigio che assumerebbe la piazza, con conseguenti note positive in termini di vivibilità, decoro urbano e attrattiva urbanistica.
Il dibattito è alimentato giornalmente dalle più diverse ipotesi e proposte, in primis da quelle attinente la nuova sistemazione degli uffici giudiziari, di spettanza del Comune, che, da poco, ha provveduto ad adattare i due piani del palazzo, prima sede di uffici comunali.
L’entusiasmo provocato dalla proposta di abbattimento del mostro ha fatto dimenticare i motivi del degrado che affondano le radici nei mali del centro storico, abbandonato, ormai dominio incontrastato di extracomunitari e comunitari di vario genere, svuotato della maggior parte degli esercizi commerciali, che, a stento, vive nelle ore mattutine per gli uffici ancora aperti, Prefettura, Comune, Banco di Sicilia e gli uffici comunali della stessa piazza.
Come ha sottolineato qualcuno, è azzardato considerare lo sconcio del palazzo come l’origine o una delle cause che affligge il centro storico, occorre valutare bene i costi e considerare che interventi necessariamente lunghi, come per i parcheggi di piazza del Popolo e delle Poste o come per la via Roma, hanno messo le rispettive zone in un letargo dal quale molte attività commerciali non sono riuscite ad emergere, per cause aggiuntive a quelle della perdurante crisi economica.
Ma i componenti del gruppo non sembrano eccessivamente preoccupati da queste considerazioni e sembrano preoccuparsi poco anche delle necessarie attenzioni per un risveglio vero di tutto il centro storico a cui, inevitabilmente, è legato quello della piazza.
Sarebbe utile pianificare un recupero e un riutilizzo funzionale della ex biblioteca, dell’edificio scolastico del Carmine, dell’ex Tribunale, senza parlare degli edifici della Curia, chiusi da anni, come lo stabile della Libreria Paolino o la Chiesa di via San Sebastiano.
Poi, sulla scia di tante convenzioni stipulate, occorre stipularne altre peruna efficace programmazione di eventi sulla Badia, su Palazzo Garofalo, sul teatro della Curia.
Mi pare che tutti i soldi della 61/81 spesi per gli edifici sacri non abbiano avuto un adeguato riscontro in termini di rivitalizzazione dei centri storici, se non in termini turistici, di certo in termini sociali,
L’eliminazione del mostro, da sola, non basta per ridare vita alla piazza, ipotesi affascinante dal punto di vista urbanistico architettonico, ma serve pensare a misure che ‘obblighino’ i ragusani a tornare a frequentare la piazza e tutto il centro storico, e siccome non possono più essere motivazioni di carattere commerciale, restano solo spunti di carattere socio-culturale per ridare vita al centro.
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