Primo incontro del corso di cultura civica sulla violenza familiare di genere

Giorno 30 maggio, presso il Consorzio Universitario – Istituto di Diritto Economia e Scienze del Territorio, si è svolto il primo incontro del Corso di Cultura Civica sulla Violenza Familiare e di Genere.
Relatori l’avv. Cesare Borrometi, Presidente del Consorzio Universitario, il dott. Bruno Giordano, Magistrato della Corte di Cassazione, la dott.ssa Federica Scuderi, Sostituto Procuratore della Repubblica di Gela.
Il Corso si colloca nel contesto dell’ampia tematica di ‘Cultura Civica’ che il Consorzio porta avanti già da qualche tempo su input e con la direzione del dott. Bruno Giordano.
L’area specifica relativa alla “Violenza familiare e di Genere” consta di più incontri mirati ad approfondire vari aspetti di questa ampia e complessa problematica che trova proprio nella sua multidimensionalità lo ‘zoccolo duro’ che ne rende oltremodo difficoltoso un adeguato approccio per l’individuazione di utili strategie di contrasto.
Interessante e stimolante il titolo di questo primo incontro UN CASO DI FEMMINICIDIO NON È UN CASO – DELITTO E RAGIONE DI CHI UCCIDE PER AMORE.
Le relazioni hanno proposto spunti di riflessione importanti per un più ampio e analitico approfondimento.

L’avv. Cesare Borrometi ha introdotto il Corso illustrandone finalità e organizzazione e, dopo aver messo in evidenza delicatezza e complessità del tema, ha fatto riferimento al senso e al valore della normativa vigente, mettendo l’accento sull’importanza della prevenzione da privilegiare ancor prima degli interventi di repressione che, seppur indispensabili e opportune, poco incidono nella sostanza sulla rimozione degli ostacoli, soprattutto culturali, che mantengono cristallizzata la rilevanza dei fatti.

A seguire la Relazione del dott. Bruno Giordano: una vera e propria “lectio magistralis”!
Il tema è stato letteralmente scandagliato e sezionato nelle sue più elementari componenti, a cominciare dall’apparente ossimoro del sottotitolo (Delitto e Ragione di chi uccide per amore) associato alla pressoché costante affermazione presente in ogni episodio “Ti uccido perché ti amo”.
Ha fatto seguito poi l’analisi particolareggiata di tutti gli elementi implicati: la relatività dei dati statistici che devono esser letti in maniera oggettiva, all’interno della cornice della ‘violenza di genere’ (donne e uomini autori di delitti, donne e uomini vittime di delitti), l’esigenza di precisare il concetto di ‘conflittualità familiare’ (la conflittualità connota una condizione di simmetria che non esiste nella situazione di violenza di genere), la considerazione della fattispecie ‘violenza sessuale’ disciplinata da specifiche norme giuridiche del Codice Penale con una accezione che va molto al di là della ‘congiunzione carnale’, comprendendo piuttosto anche il carattere offensivo delle condotte nei confronti del bene giuridico della libertà sessuale e non più di quelle della moralità e del buon costume (materia disciplinata dagli artt. 609-bis e seguenti c.p.).
Il dott. Giordano analizza, poi, la violenza di genere secondo altre variabili significative che la caratterizzano: • La relazione di ‘prossimità’ autore-vittima (diverso un atto di violenza, ad es., in caso di rapina – situazione circoscrivibile in quanto a dinamica attivata – da quello posto in essere all’interno di un rapporto ‘affettivo’ o ritenuto tale che rappresenta l’epilogo di un susseguirsi di escalation sempre più caricate, nel tempo, di connotazioni negative fino a definire quadri di ‘patologia relazionale’ di interesse, a volte, criminologico)
• L’importanza, in molti casi determinante, di individuare e rilevare i ‘segni premonitori’, gli indici che possono orientare verso la previsione di un percorso di degenerazione comportamentale che, se non trattata, diventa nel tempo scarsamente controllabile; si è sottolineato come tali ‘segnali’ possono essere rilevati in tempi molto anticipati in quei contesti dove i comportamenti a rischio vengono agiti frequentemente: famiglia, scuola (osservando anche il comportamento degli alunni), lavoro, vita sociale ….
• L’incidenza per classi di età: 25-44 (donne indipendenti anche sul piano economico, inserite nel mondo del lavoro, emancipate, capaci di autodeterminarsi, fertili) e ultrasessantacinquenni (65+) perché più fragili sotto vari punti di vista
• L’importanza di un ‘sistema sociale contenitivo’ (Istituzioni attive nel territorio, Servizi Sociali presenti e operativi, le Consulte, il Volontariato, buoni rapporti di vicinato, …)

Ampia e dettagliata l’analisi dei profili degli ‘attori’ (in particolare, dell’autore del delitto, ma anche della vittima) che il dott. Giordano illustra entrando nelle pieghe dei vissuti (storia familiare e personale, profili di personalità, stili di vita e comportamentali, carattere, modalità relazionali, condizioni emozionali, …); particolare rilievo viene dato all’uso di alcol e/o di sostanze stupefacenti da parte di chi agisce il comportamento delittuoso, per le diverse tipologie previste dalla definizione di ‘violenza di genere’ nella sua ampia accezione.
Questa specifica relazione, seppur sintetica per ovvi motivi, mette in evidenza una pluralità di aspetti che caratterizzano il quadro complessivo della ‘violenza di genere’ e che da ‘descrittori’ possono (direi, devono) essere trasformati sia in spunti di riflessione e chiavi di lettura esplicative, sia in ‘piste’ da percorrere per orientare gli interventi, specialmente di prevenzione, puntando innanzitutto sulla formazione (famiglia e scuola e altri ‘mondi vitali’) e sul territorio.

La dott.ssa Federica Scuderi, Sostituto Procuratore della Repubblica di Gela, ha ulteriormente approfondito i riferimenti legislativi, soffermandosi su alcuni concetti di notevole rilievo:
• La ‘rieducazione’ dell’autore del delitto, prevista dal nostro Ordinamento (art. 27, comma 3 Cost., L. 354/’75, art. 1) e che si configura come aspetto importante nel panorama degli interventi di contrasto al rischio di recidiva e, quindi, di quelli di prevenzione
• La ‘capacità di autodeterminazione’ della donna, qualità questa che le consente di mettere in atto scelte significative e senz’altro determinanti nel percorso relazionale, sia allorché i ‘segnali’, cui prima si faceva riferimento, si presentano, anche nelle forme ritenute di scarso rilievo, sia, se ciò non è possibile, decidendo in tempo utile di rivolgersi ai Servizi dedicati (Forze dell’Ordine, Istituzioni, Organismi territoriali.)
• Il rischio della ‘categorizzazione’ e, quindi, la definizione di ‘vittima’ riferita a chi subisce violenza può innescare meccanismi che riducono la capacità di reagire e di autodeterminarsi.

Questo primo incontro è senz’altro un eccellente ‘biglietto da visita’ che prefigura ottime opportunità di arricchimento, anche per gli incontri futuri da tradurre in orientamenti operativi più articolati e maggiormente connotati dal carattere di efficacia.

Giuseppina Pavone – Presidente Consulta Femminile Comune di Ragusa

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