Prova di forza della maggioranza al Consiglio Comunale

di Cesare Pluchino

La prima del ciclo di sedute del civico consesso presentava, al secondo punto dell’OdG, l’elezione dei revisori dei Conti.

Dopo la prima ora dedicata alle comunicazioni, caratterizzata da eccessivo nervosismo e diffuse intemperanze causate dalle reciproche provocazioni fra alcuni consiglieri delle opposizioni e l’Assessore Salvatore Martorana, di cui ci occupiamo in altra parte del giornale, si entrava nel vivo della seduta.

Il consigliere Giorgio Mirabella chiedeva una sospensione che veniva accordata, come prassi. E come prassi i tempi della riunione, che doveva servire a raccordare le varie anime della minoranza consiliare, si dilatavano a dismisura. Dopo circa due ore, cominciava a serpeggiare il malcontento fra i componenti della maggioranza pentastellata, insofferenti a questo tipo di riti della vecchia politica che, in più occasioni, hanno dimostrato di detestare e di non concepire.

Si faceva portavoce dell’insofferenza il consigliere Porsenna che definiva scorretto il comportamento nei confronti del consiglio e della città, inconcepibile per mancanza di tatto istituzionale, segno evidente di una compattezza inesistente fra le file delle opposizioni.

Va detto che il Presidente del Consiglio, Giovanni Iacono, detentore di una esperienza politica diversa e più vissuta, ha tentato, formalmente, di allungare i tempi dell’attesa, sia pure senza fare appello alla sua autorevolezza, nei confronti dei consiglieri in aula, che, di certo gli avrebbe consentito di stabilire, unilateralmente, quanto tempo aspettare.

Rimessosi ai voleri del Consiglio, per le insistenze dei grillini, si passava alla votazione, con i banchi delle opposizioni vuoti. Erano presenti 20 consiglieri che, alla spicciolata, esaurivano, in breve, le operazioni di voto.

Venivano espressi 10 voti per Giuseppe Rosa, 8 per Franca Mazzola, 2 per Carmelo DePetro. In una successiva, e altrettanto veloce, votazione veniva eletto presidente dei Revisori, all’unanimità, Giuseppe Rosa.

Una prova di forza della maggioranza che non ha tenuto conto di prassi istituzionali consolidate, non concedendo tempi lunghissimi per la sospensione e privando, di fatto, le minoranze di un sia pur minimo potere di controllo sui conti del Comune.

Un episodio che, senza dubbio, lascerà spazio a polemiche di ogni tipo e potrebbe incrinare, definitivamente, i rapporti fra maggioranza e opposizioni, che in verità, non sono stati improntati mai a reale e sincera  minima collaborazione e serena convivenza.

Immaginabile la bagarre, fuori dall’aula, quando i consiglieri di opposizione, avuta contezza di quanto accaduto, hanno espresso il proprio disappunto e lo stupore per la tranquillità con cui i grillini avevano deciso di mettere da parte ogni forma di garbo istituzionale e di rispetto della democrazia, usuali secondo le consolidate prassi della politica vissuta per decenni a Palazzo dell’Aquila.

Accuse di parzialità venivano indirizzate, con veemenza, anche al Presidente del Consiglio, alla sua uscita dall’aula, per non aver garantito, sufficientemente, secondo le opposizioni, i sacrosanti diritti della minoranza, privata della possibilità di esercitare, attraverso una sua nomina fiduciaria, il potere di controllo sulla gestione finanziaria dell’ente.

Per alcuni consiglieri di opposizione è stata scritta una delle pagine più nere della democrazia in città, per mano di una compagine di maggioranza che rappresenta meno del dieci per cento dei cittadini votanti, mentre i 10 consiglieri di minoranza esprimono il consenso del 73 % dei cittadini votanti.

E, finalmente, ieri sera, si è levata qualche voce decisamente critica nei confronti dei personaggi e delle scellerate scelte che regalarono la maggioranza consiliare alla coalizione del Sindaco vincente, in nome di farneticanti strategie che qualcuno, ancora, osa definire politiche.

A tarda sera veniva archiviato l’esito della seduta, ma non gli interrogativi sui motivi che hanno impedito alle minoranze di presentarsi in aula con il nome da votare.

Indubbiamente non c’è stato un fronte unico, nemmeno la convergenza di più consiglieri sullo stesso nominativo, segno evidente che gli sforzi di creare un gruppo unico di opposizione si scontra ancora con l’elevato frazionamento delle forze politiche: nove diverse espressioni, di partiti, partitini, movimenti e liste civiche su dieci consiglieri. Troppe anime da mettere d’accordo, anche se qualcosa si muove sul fronte di una convergenza che si impone per sviluppi futuri della politica, non solo locale.

Poco o nulla da rilevare sull’esito della votazione, anche se i due voti riportati da DePetro lasciano adito, per le conoscenze e i rapporti del soggetto, a ben precise illazioni su accordi che avrebbero portato alla sua nomina, anche se il segreto dell’urna lascia tutto nell’ambito della fantapolitica.

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