Quale sinistra ?

La settimana successiva al 18 giugno poteva essere quella di un nuovo orizzonte per la sinistra italiana, purtroppo ancora alla ricerca di una identità dopo i disastri provocati dagli uomini del Partito Democratico.
Il raduno organizzato da Anna Falcone e Tommaso Montanari appariva come lo spartiacque di una storia dell’area politica esistente oltre i cosiddetti democratici.
La convocazione al Brancaccio di Roma per ‘Alleanza per la democrazia e l’uguaglianza’ faceva intravedere la possibilità di unire le varie anime di sinistra, in un contesto e una visione nuova, scevri dalle dinamiche tradizionali della politica italiana.
C’è stata delusione sin dall’inizio della convention, perché vedere in prima fila e sul palco personaggi che della disfatta della sinistra sono stati i protagonisti, promotori e complici dei peggiori errori politici degli ultimi decenni, non è stato un belvedere.
Anche i commenti del giorno dopo hanno messo sul tavolo parecchie riserve sull’esito della chiamata.
L’avvocato calabrese, nipote del famoso Giacomo Mancini, leader dei comitati per il NO ai referendum del 4 dicembre, assieme a Tommaso Montanari, si è data la missione di unire le varie anime della sinistra.
Un’unione che non dovrebbe essere, nelle intenzioni, una combinazione di sigle, ma una reale rappresentanza della parte fragile del paese, i precari, i disagiati, i disoccupati, i nuovi poveri, coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario; coloro che non arrivano alla fine del mese, per stipendi insufficienti o pensioni da fame.
Appunto vedere nelle prime file D’Alema o Vendola, piuttosto che Gotor sul Palco o sentire il nome di PIsapia, stonava con le intenzioni della vigilia.
La diseguaglianza al centro dei problemi politici di questo periodo storico, per fare emergere le diseguaglianze serve far emergere, portandolo al voto, chi vuole riacquisire diritti e dignità.
Il progetto si muove sull’assunto che i poli attuali, PD, Destra e 5 Stelle, oramai quasi indistinguibili nelle loro politiche, non mostrano interessi verso queste problematiche di diseguaglianza.
Serve una sinistra unita, un progetto e un’ unica lista dove far convergere il popolo del 4 dicembre: partiti, movimenti, associazioni, comitati, liste civiche, senza leadership, senza controllori, capibastone e capicorrente, per mettere al centro dell’azione politica lavoro, giusta remunerazione, diritto alla casa, all’istruzione, alla salute, alla dignità della persona.
Un progetto che dia priorità all’ambiente, al patrimonio culturale, a scuola, università e ricerca: non alla finanza.
La Costituzione al centro del progetto, perché contiene i principi fondamentali di questo programma.
Ma chi potrebbero essere i contenuti del contenitore mentre ancora si parla di Prodi che potrebbe fare da collante fra Renzi, Letta e Pisapia ?
Una galassia di sinistra che non fa intravedere unioni facili: ‘Articolo 1- Mdp’, forte di 56 parlamentari ma guardato a vista dalla sinistra classica, vicino al sindacato CGIL spesso accusato di essere troppo tenero con i governanti di turno.
‘Campo progressista’, la rete di Pisapia ancora indecisa fra PD o sinistra alternativa, ‘Sinistra italiana’ che alla Camera fa gruppo assieme a Pippo
Civati di ‘Possibile’.
‘Rifondazione comunista’ che vorrebbe un polo alternativo e aderisce all’Altra Europa con Tsipras.
Poi ci sono i Movimenti, quelli di Ingroia, quello legato al sindaco di Napoli, De Magistris, gli attivisti no-global, gli ambientalisti, ed esponenti isolati che cercano alloggio politico.
Il tentativo di domenica, nonostante i diversi distinguo della critica, anche e soprattutto di sinistra, non sarebbe del tutto fallito.
Grande straordinaria partecipazione, cosa ormai insolita a sinistra, di persone, molte delle quali giovani, intimamente coinvolte nel sogno di una nuova unica formazione politica, un sogno che andava concretizzandosi nelle parole di molti interventi.
Esperienze nuove che hanno dato un senso alla tanto citata ‘politica dal basso’, alla partecipazione, ci sarebbero i presupposti per creare l’alternativa al PD, ma resta la sintesi della Falcone che ha detto: “Ognuno deve fare un passo indietro, per fare tutti insieme un passo avanti storico”, riferendosi alla necessità della separazione dal passato.
Un contributo ulteriore al dibattito sull’iniziativa è dato dall’intervento odierno di Montanari che risponde, sul sito di ‘Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza’, ad un editoriale di Paolo Mieli sul Corriere della Sera, che propende per la possibilità di una conveniente alleanza con i 5 Stelle, editoriale che riportiamo:

 

“L’assemblea del Teatro Brancaccio non c’entrava nulla con Libertà e Giustizia, (l’associazione di cui è Presidente Montanari ndr) ma era stata convocata da due semplici cittadini (Anna Falcone ed io), e ha dato la parola (per quattro quinti del suo svolgimento) ad altri cittadini. Hanno parlato ricercatori, membri di associazioni (da Libera all’Arci: ma a titolo personale), volontari, giornalisti, professionisti.
Accomunati da un’idea: l’urgenza di rappresentare in Parlamento quella metà degli italiani che non vota più, e che è anche la parte più debole di questo paese.
È un’idea nata dall’esperienza referendaria: perché il 4 dicembre hanno votato anche alcuni milioni di italiani che di solito non lo facevano. E che ora non trovano niente che li rappresenti, a sinistra.
Abbiamo invitato anche i politici di professione: anche i protagonisti della lunga stagione dei governi di centrosinistra, e anche coloro che hanno votato sì al referendum. Senza alcuna proscrizione.
Ma mettendo bene in chiaro, per il futuro, che il minimo comune denominatore di questa area di cittadinanza è l’attuazione (e non la rottamazione) della Costituzione, e la ricostruzione del ruolo sociale ed economico dello Stato, disfatto nel corso di lunghi anni in cui il centrosinistra italiano si è esplicitamente ispirato alle politiche di Tony Blair.
La Costituzione e lo Stato: può darsi che siano obiettivi settari, estremisti o minoritari. A noi non sembra.
Non è questa l’unica singolarità di questa proposta. Che non punta alle primarie, ma ad un processo di partecipazione dal basso: perché non vuole federare le forze politiche esistenti.
Vuole invece provare a fare su scala nazionale ciò che si è fatto per esempio a Padova: dove una coalizione civica di sinistra che riuniva anche alcuni partiti ha preso il 22,7 % dei voti.
L’assemblea di ieri ha lanciato una proposta: non una o due leadership. Personalmente ho chiarito che non mi candiderò a nulla: ci sono già troppi leaders in cerca di popolo, a sinistra. Mentre qua c’è un popolo che prova a capire come organizzarsi.
Per molti di noi è l’ultimo tentativo prima dell’astensione: perché non riusciamo a votare partiti che praticano o annunciano politiche di destra (il Pd del decreto Minniti, dello Sblocca Italia, della Buona Scuola, del Jobs’act, della ipocrita legge sulla tortura; un M 5 Stelle sempre più imprenditore della paura).
In modi diversi la Grecia, la Spagna, il Portogallo, la Francia e ora anche il Regno Unito contano forze che mettono in discussione i paradigmi portanti del neoliberismo, quelli per cui «lo Stato provvede da sé a eliminare il proprio intervento o quantomeno a ridurlo al minimo, in ogni settore della società: finanza, economia, previdenza sociale, scuola, istruzione superiore, uso del territorio» (Luciano Gallino).
A chi era al Teatro Brancaccio non interessano le geometrie variabili delle mille formazioni che sorgono e tramontano a sinistra del Pd, ma interessa comprendere se anche in Italia una forza del genere può provare ad affermarsi”

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