Quando si abusa di una autorizzazione

di Cesare Pluchino
Il ‘fai da te’ poco opportuno in pieno centro storico

Per tutto il mese di agosto, ad un passo dall’ingresso della casa comunale, ha troneggiato, all’imbocco della via San Giuseppe, in mezzo alla strada, un carrellino portabagagli con funzione di cavalletto per un cartello informativo assolutamente non omologabile alla comune segnaletica urbana.
Il cartello, realizzato con fogli stampati al computer e apposti su un supporto rigido, ricoperto da plastica trasparente, vorrebbe segnalare che il transito nella via è consentito solo ai residenti autorizzati, giusta autorizzazione, (prevedibilmente della Polizia Urbana, ma non è specificato nella tabella) della quale è riportato numero con data.
Il cartello, come visibile dalle foto, scattate in data 8 e 20 agosto del mese in corso, palesemente non regolare, viene posto in maniera tale da non consentire la sosta nell’apposito spazio destinato ai disabili muniti di regolare pass. Teoricamente, un disabile solo in macchina, per usufruire dello spazio in questione, dovrebbe scendere dall’auto, spostare il trespolo con il cartello e risalire in auto per posteggiare.
Si è avuto modo di constatare che lo stesso stallo di sosta per disabili e uno seguente per il carico e scarico bagagli vengono utilizzati come normale posteggio, prevalentemente nelle ore serali.
Informazioni, del tutto informali, raccolte presso il comando di polizia municipale, confortano l’opinione che si tratti di tabella privata, anche se è stata confermata l’esistenza di una limitazione al solo traffico dei residenti per la richiesta di un esercizio di ristorazione che, sulla stessa via, detiene, si presume regolarmente, un dehors occupato da tavoli di ristorante.
Si tratterebbe, quindi, di una autorizzazione finalizzata a limitare il traffico nella via per non disturbare gli avventori presenti nel dehors, per una richiesta del tutto ammissibile considerato che, fatti salvi i diritti dei pochi residenti, il passaggio non è indispensabile potendo ugualmente raggiungere il corso Vittorio Veneto dalla parallela sottostante, la via San Vito.
Appare eccessivo mettere un ostacolo alla sosta nel parcheggio destinato ai disabili, arbitrariamente, considerato anche che il pass disabili, forse, autorizza comunque al transito nella via.
Grave sarebbe un utilizzo ‘privato’ degli stalli di sosta, una sorta di gestione personale sulla base del divieto di transito, senza dire che sarebbe interessante capire come ci si regola con i clienti in partenza e in arrivo nell’albergo il cui ingresso insiste nella via. Se il transito è consentito ai soli residenti, teoricamente è vietato ai clienti dell’albergo, almeno così dovrebbe essere.
Si spera che al di là dei contenuti dell’autorizzazione, comunque ineccepibili in quanto erogata dal Comando di Polizia Municipale, si elimini, almeno, l’esposizione dell’antiestetica tabella e si verifichi la possibilità dell’utilizzo dello stallo di sosta per i disabili, considerato anche che lo stesso permette la fermata e abbandono dello spazio senza la necessità di transitare nella via.

Il problema nasce, comunque, dalla eccessiva liberalizzazione dei dehors.
Di consuetudine, i locali pubblici, di solito del settore ristorazione, bar e ristoranti, utilizzano spazi pubblici antistanti o adiacenti al locale quando ve ne sia ampia disponibilità, in una piazza, in uno slargo, in un marciapiede abbastanza ampio, ove comunque non siano limitati i diritti di transito di pedoni o di residenti per il passaggio e per l’accesso agli ingressi di abitazioni e negozi.
A Ragusa è invalsa la tendenza ad occupare metà della sede stradale antistante il locale, anche per sopperire alla diffusa carenza di spazio interno di alcuni esercizi.
Come avviene già da tempo a Ibla, locali che all’interno non possono ospitare più di due tavoli si trasformano in sale trattenimenti all’aperto, con 10 / 15 tavoli, sempre che siano rispettati i confini dello spazio pubblico concesso.
Una considerazione andrebbe anche fatta per la tutela di quei locali con spazio adeguato, e conseguenti spese di gestione, che subiscono una concorrenza che, per certi versi, dovrebbe essere considerata sleale e come tale non incentivata.
Senza dire che l’occupazione della sede stradale con pedane, tendoni e allestimenti vari del dehors non sempre risponde a criteri di estetica del tutto condivisibili.
C’è poi questa tendenza strana a considerare l’autorizzazione, che ha dei limiti precisi, come una sorta di salvacondotto per il titolare che diventa ‘padrone’ della via.
In via Mariannina Coffa, per esempio, dove è consentito il passaggio delle auto per i residenti di via San Sebastiano, si verificano situazioni anomale, questi ultimi trovano spesso il passaggio ostruito dai clienti dei locali che occupano, senza limitazioni, la sede stradale, comodamente seduti ai tavolini dei bar e dei ristoranti, senza dire che, in tutte le ore, si notano auto posteggiate, all’imbocco della via, di giorno posteggiate anche sotto gli ombrelloni per ripararle dal sole.
Come spesso avviene, la concessione di una autorizzazione non può sottostare solo al buon senso, perché, dopo, tutti esigono lo stesso diritto senza possibilità di distinguo di qualsiasi genere: come è avvenuto in via San Giuseppe, perché non limitare il traffico anche in via Matteotti o in via Mario Rapisardi, anche in queste vie ci sono ristoranti con tavoli all’aperto che possono essere disturbati dall’eccessivo traffico.

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