Ragusa, bella di fuori, ma molte cose non funzionano

Ad ogni minima criticità segnalata, dalla gente o dai consiglieri comunali, il sindaco Cassì glissa, elude le domande, talvolta tace, facendo finta di nulla.
Ma se ci sono da mettere in evidenza i meriti della città o dell’amministrazione, non lesina elogi, così è per alcuni uffici, per la capacità di attrarre finanziamenti, per le percentuali di differenziata, per quelle delle vaccinazioni, per quelle delle donazioni.
Pronto ad esaltare i suoi concittadini, un po’ meno quando si rendono protagonisti di gesti di inciviltà, di abbandono di rifiuti indiscriminato, di atti vandalici a danno di arredo urbano, di uso incivile di bagni pubblici, di imbrattamento di pareti pubbliche e private, di comportamenti in genere non consoni al vivere civile, e di questi ultimi tempi ce ne sono molti, anche a marina di Ragusa.
Come al sindaco non piace parlare dei disservizi, non c’è un efficiente servizio di raccolta rifiuti e diserbo per erbacce e sterpaglie nelle aree a verde, stenta a partire il servizio di eliminazione di erbacce spontanee e sterpaglie lungo i cigli delle strade, urbane ed extraurbane di competenza comunale
Fra i disservizi più frequenti, la chiusura dei bagni pubblici, da sempre una piaga del Comune di Ragusa, che, anche in passato non ha saputo trovare assessori e dirigenti con le capacità di gestire il servizio.
Si è sempre cercato di tirare al risparmio, lunghe attese per manutenzioni indispensabili, affidamenti a imprese e cooperative spesso con personale poco affidabile, ne abbiamo visto e sentito di tutti i colori.
Al di là delle responsabilità del personale, non c’è stato mai un effettivo controllo da parte degli uffici preposti, come nel caso odierno, sottolineato dal capogruppo del partito Democratico, Mario Chiavola.
Un fatto grave nella sua, potremmo dire ordinarietà, per il quale Chiavola ci va da educanda, parlando nel titolo di errori incomprensibili, addirittura di “dare la sveglia” al personale invece di chiederne il licenziamento, perché pare che la cosa sia più grave del previsto: non si tratterebbe di bagni chiusi, ma di bagni, dopo 2 ore dall’orario di apertura, ancora chiusi.
Già i bagni pubblici, in tutta la città sono pochi, quelli che ci sono spesso sono soggetti a disservizi o a lunghe manutenzioni, con periodi di chiusura esagerarti.
Non si agisce per emergenza o urgenza, ma si aspetta di trovare i soldi, di fare la gara, etc etc.
Al tempo dei grillini c’era il ping pong fra lavori pubblici e servizi sociali, non si comprendeva chi doveva occuparsene, con questo sindaco non si è capito ancora chi gestisce, c’è la solita confusione perché se nelle ville gestisce chi si occupa delle ville, per interventi di manutenzione deve intervenire l’ufficio addetto alle manutenzioni, ma non si capisce se su input dell’assessore aio lavori pubblici o ai centri storici.
Al comune non hanno il coraggio di dire che dei bagni pubblici se ne vogliono occupare poco o non riescono ad occuparsene.
Nel corso della stagione estiva abbiamo saputo degli orari strani dei bagni di piazza Torre, del personale che alla mezza se ne andava a pranzo, senza essere sostituito.
Oggi c’è la protesta, garbata, sui social, di un turista avellinese che, pur riservando parole di elogia alla città e al quartiere barocco, segnala il grave disservizio dei bagni pubblici, sofferto da diverse comitive di turisti, alle 9.30 di mattina ancora chiusi. Si parla dei bagni pubblici della villa di Ibla.
Al di là delle domande retoriche di Chiavola, che si chiede come, ancora oggi, occorra fare i conti con disagi di questo tipo, che cosa fa l’Amministrazione comunale, fa finta di niente?, servirebbe capire il motivo del disservizio e verificare le responsabilità.
Non è che la mattina, se non c’è chi apre il cancello del Comune o le porte di una banca o di un ufficio pubblico, tutto resta chiuso.
E’ del tutto evidente la cattiva organizzazione, della quale, peraltro, come sempre, l’amministrazione per non pestare i piedi a questo o a quel dirigente o funzionario o semplice impiegato comunale, preferisce fa r decantare la polemica, lasciando il caso senza risposte.
Per primo dovrebbero essere l’assessore al turismo e la maggioranza consiliare a chiedere spiegazioni dell’accaduto e ad esigere i dovuti provvedimenti. Ma tutto resterà come prima.

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