Ragusa: debiti fuori bilancio in Consiglio Comunale

di Cesare Pluchino
Troppi interrogativi senza risposta, che sollevano dubbi sull’operato delle precedenti amministrazioni e della gestione commissariale, su quello dei dirigenti e degli uffici e, per alcuni aspetti anche su quello della nuova amministrazione.

Seduta del civico consesso dedicata all’esame e all’approvazione dei debiti fuori bilancio.
Con il consueto canonico ritardo, i lavori sono stati preceduti da alcune comunicazioni dei consiglieri.
In particolare il Presidente del Consiglio, con una prassi che ci permettiamo di giudicare insolita e non necessaria, ha voluto specificare i motivi della sua assenza alle ultime due sedute di Consiglio Comunale, per sgombrare il campo da futili illazioni che avrebbero considerato strategiche le assenze, per evitare critiche e addebiti sull’andamento dei lavori in aula in occasione dell’elezione dei revisori dei conti.
Citando numeri di protocollo di convocazioni e sigle e numeri di voli di linea, Iacono ha bollato come di basso livello talune argomentazioni e ha ribadito l’urgenza per indifferibili variazioni del Regolamento del Consiglio Comunale e delle Commissioni.
Poche, e di scarsa pregnanza, le comunicazioni dei consiglieri che si sono avvitate attorno a sterili contrapposizioni sulle presenze all’orario di convocazione della seduta, sulla questione della rideterminazione delle Commissioni disposta dal capogruppo del gruppo misto, Elisa Marino, su cui sono intervenuti, oltre alle dirette interessate, Marino e Nicita, anche i consiglieri La Porta e Chiavola.
Relativamente numerosi, in questa seduta, gli interventi dei consiglieri di maggioranza: con toni pacati, non provocatori, hanno parlato Filippo Spadola, per esprimere solidarietà al presidente, stigmatizzare le scarse presenze in aula all’orario di convocazione, difendere l’operato dell’amministrazione in merito all’organizzazione di eventi in città, oltre a segnalare un’emergenza ambientale in territorio di Caucana;
Massimo Agosta ha voluto porgere un saluto di benvenuto ai nuovi revisori dei conti, presenti in aula, auspicando una sollecita attenzione per le variazioni del regolamento che s’impongono alla luce di comportamenti, di tutti i componenti il Consiglio, che richiedono una decisa inversione di tendenza;
Gianluca Leggio ha esortato i colleghi, di tutte le forze politiche a riflettere su quanto viene detto, lamentando scarso rispetto in alcuni dei giudizi e delle considerazioni che vengono espressi in Consiglio.
La trattazione del punto all’ordine del giorno ha evidenziato le criticità emerse, già in sede d’esame in Commissione, dei debiti fuori bilancio, di cui ci siamo occupati nel resoconto della stessa seduta.
Avevamo parlato di parecchie discrasie nella stesura degli atti prodotti e non poche anomalie, evidenziate, prima di tutti, da Maurizio Tumino.
Era stato evidenziato come, nella proposta di riconoscimento dei debiti, gli stessi “non potevano essere previsti nei bilanci 2010 e 2011 in quanto la determinazione del debito e la sua individuazione erano avvenute successivamente: l’attento Tumino ha chiesto come mai le stesse somme non fossero state inserite nei bilanci successivi, 2012, o 2013, o anche 2014. Forse perché sarebbero variati gli equilibri di bilancio e si correva il rischio di sforare il patto di stabilità.
In commissione, fra il silenzio generale dei dirigenti, che erano i soli a dover e poter chiarire molti aspetti, veniva ancora evidenziata, sempre da Maurizio Tumino e da Giuseppe Lo Destro, e dai consiglieri Massari e Migliore, l’incertezza relativa alla nota del Dirigente del III Settore Economico, la n. 61241 dell’8 agosto 2014, nella quale s’invitavano i Dirigenti dei Settori a segnalare la presenza di debiti fuori bilancio nei settori di competenza. Quali sarebbero state le risposte. Dov’è la documentazione relativa che non è stata posta all’attenzione della Commissione. Perché la nota è inviata dopo il 31 luglio, termine per l’approvazione del bilancio e non tiene conto di una messa in mora del 19 giugno 2014?
Tutti interrogativi che sono scomparsi insieme alle risposte che non ci sono state, con un’opposizione che, in definitiva, si è mostrata defilata, sconfortata per la mancanza di riscontri a precisi e gravi rilievi.
Ne esce fuori un quadro poco confortante, con illazioni, sospetti e considerazioni poco edificanti che coinvolgono tutti: le precedenti amministrazioni, i dirigenti e gli uffici, l’opposizione, l’attuale amministrazione e la maggioranza che, supina, sia pure con qualche timida rimostranza, accetta passivamente questo stato di cose.
Non si può sfuggire ai debiti fuori bilancio, che vanno, quasi, approvati obbligatoriamente, una sorta di atto dovuto, formale, a cui i consiglieri non si possono sottrarre, a rischio, anche di responsabilità patrimoniali personali. Ma le riserve e gli interrogativi emersi sull’operato di precedenti amministrazioni, dei dirigenti passati e presenti, dell’attuale gestione economico finanziaria esigono, o meglio esigerebbero, risposte chiare che, invece non ci sono.
Vengono fuori, o meglio rispuntano, storie di bollette non pagate, un debito per forniture di energia elettrica di 1.224.210,09 euro relativo al pagamento di 1.442 (millequattrocentoquarantadue) bollette non pervenute, ma delle quali nessun ufficio si è preoccupato di capire o controllare il mancato ricevimento per forniture che, alla luce delle somme, non sono certo l’utenza di uno scantinato di periferia.
Vengono fuori note protocollate, degli uffici comunali, come la 66121 del settore VI, del 10 settembre 2014, in cui si legge che vanno inseriti fra i debiti fuori bilancio canoni da devolvere alla Provincia regionale per cui si era espressamente chiesto, già dal 2012, di impinguare il capitolo di riferimento in fase di programmazione e di stesura del bilancio, richiesta che non ha avuto esito.
Sono emerse altre strane situazioni, certo d’entità minore, ma pur sempre sintomatiche di uno stato di disordine amministrativo preoccupante che, a quanto pare, è fisiologico e diffuso in tutti i settori.
Lo sconforto non nasce dai debiti fuori bilancio che ogni amministrazione ha sempre ricevuto in carico, né, tantomeno, dall’entità delle somme da pagare: ci sono difformità che affondano le radici negli anni precedenti, ma nessuno si preoccupa di cercare responsabilità, ci sono domande precise ai dirigenti e all’assessore a cui non viene data risposta, si eccepiscono dubbi sulla legittimità degli atti, su presunti accorgimenti per evitare lo sforamento del patto di stabilità, si arriva, addirittura, a chiedersi come il Segretario Generale abbia potuto apporre visto di legittimità, ma non ci sono risposte, né tantomeno argomentate repliche della maggioranza ai rilievi e ai sospetti sollevati dai soliti consiglieri d’opposizione che, almeno da un punto di vista teorico, vedono spesso riconosciuti i loro rilievi da organi superiori.
Ma forse, e il popolo non riesce a comprenderlo, il sistema è questo e sarà difficile cambiarlo: la nave della casta, con a bordo amministrazione e maggioranza politica, apparato burocratico e opposizione che, in ogni caso, approfitta della ‘crociera’, va. Ci sono giornate di mare grosso, ma la navigazione proseguirà fino alle prossime elezioni.
Si vedrà, alla fine, se la nave, che a tratti appare come un grosso barcone carico di disperati alla ricerca della salvezza personale, potrà riprendere la navigazione alla fine del viaggio o sarà destinata ad essere rottamata.

 

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