Ragusa è di destra o di sinistra ?

Un dibattito simile non si era scatenato nemmeno al tempo del Sindaco Mimmo Arezzo, non si era mai sentito parlare, in questi termini, di città classista, di nobili al potere.
Peppe Calabrese, autorevole esponente del Partito Democratico, ne fa oggetto di opposizione all’attuale amministrazione e parla attraverso i post su Facebook perché anche la sinistra, che una volta raccoglieva spettatori e pubblico con un semplice fischio, oggi è costretta a ricorrere ai social per farsi ascoltare.
Calabrese fa apparire la questione come una contrapposizione fra nobili e popolo di lavoratori, fra borghesia e ceti medio bassi, di potere fra destra e sinistra.
Ma Ragusa non è stata mai né di destra, né di sinistra, se ancora si può parlare di queste distinzioni che risultano ormai sfumate nel panorama politico dove governanti, locali e nazionali, non possono imporre idee nettamente di destra o di sinistra, ma devono vivere sottoposti ai giochi del compromesso, del confronto, della mediazione, che sono tipici del centro democristiano che pervade il DNA di ogni italiano.
Ci si deve rassegnare all’altalena fra centro sinistra e centro destra e, come ammette anche Calabrese, il voto è democratico e i ragusani hanno scelto.
Del resto, Calabrese sa che la teoria di chi scrive è innegabile, perché l’ultima sconfitta subita da lui stesso come candidato del Partito Democratico nasce per colpa di quegli elementi che erano dentro il partito e di sinistra non erano, bensì democristiani di sinistra, senza casa, alloggiati nel PD. Calabrese sa anche che il Partito Democratico è, ormai, a tutti gli effetti, un partito di centro-sinistra, imborghesito, che non si occupa più di fabbriche, di lavoratori, di sindacato, ma discetta di Europa, di banche, di finanza internazionale, con tanti inquisiti fra le sue fila, per corruzione e altri reati politici, come le migliori espressioni di centro e di centro destra.
La corsa verso orizzonti borghesi di molti del Partito Democratico ha creato le tensioni all’interno del partito, le aspirazioni sono solo di potere, come quelli dei borghesi di destra o di centro destra, prova ne è che il PD, cosa che Calabrese ha criticato assai, si è alleato con i 5 Stelle, al governo nazionale, per stare al governo e non rischiare di andare ad elezioni con possibili risultati negativi.
Per cui, non ci sarebbe da meravigliarsi, per restare in loco, se, in cambio di un assessorato, trovassimo il PD alleato di Cassì o di Forza Italia, come stava avvenendo a livello nazionale con il patto del Nazareno.
Sbaglia Peppe Calabrese quando insiste su particolari che risultano il suo chiodo fosso o, peggio, rivelano posizioni contro, a livello esclusivamente personale.
Quando insite sull’elemento che avrebbe tradito i suoi ideali di sinistra per una poltrona, il riferimento è a Giovanni Iacono, dovrebbe ristudiare la storia politica di Ragusa e guardare alle appartenenze dello stesso, che vanno dalla Margherita a Italia dei Valori, senza nessuna appartenenza, né di ideali né di tessera, per la sinistra, se non amicizie per quella identificata a Ragusa come sinistra ‘caviale e champagne’.
Non un uomo di sinistra, Iacono, ma un moderato di centro che ottenuto larghi consensi alle amministrative con numeri personali superiori a quelli delle liste che lo hanno sostenuto e con scelte di sostenere sindaci che hanno ottenuto di far fuori, già in due occasioni, la vecchia politica che tutti dicono di voler aborrire ma con la quale, tutti, alla fine, sottotraccia, hanno sempre a che fare.
Se Peppe Calabrese non disperdesse le sue energie per queste ‘fissazioni’ potrebbe mettere a fuoco le criticità della città, da segretario del partito avrebbe dovuto dettare la linea in consiglio comunale, con una opposizione dura, senza tentennamenti e senza offerte di collaborazione costruttiva.
Non del tutto condivisibile la sua registrazione di una città in totale decadimento, reale l’assenza “ di un solo sussulto politico amministrativo che abbia dato l’idea della ripartenza, del rilancio, del riscatto “, ma queste cose non debbono essere oggetto di eleganti post sui social ma di denunce con tanto di nomi degli assessori incapaci di assolvere al ruolo affidato.
Anche per le concessioni edilizie non si fanno i nomi dei costruttori ai quali vengono concesse licenze comunque del tutto legittime e in ossequio alla legge.
La sinistra, in tutte le sue espressioni, si crogiola fra ambiente, parco degli iblei, smart city, isole pedonali, inquinamento, trivelle, consumo del suolo zero, ma tutto rimane come prima, niente PRG, niente Piano Particolareggiato, perché senza regole certe si può sempre svicolare fra le norme, a nessuno interessa avere binari su cui procedere.
Carente la segnaletica stradale, ma non si può dire che manchino decoro e pulizia, in molti altri posti si sta peggio, anche il discorso delle famiglie borghesi e dei ricchi alla guida della città sarebbe da analizzare in profondità, quanto al fatto che siano di destra non è certo un difetto o un’anomalia.
Quanto agli assessori nuovi vediamole in azione e poi potremo giudicare dai risultati, come per tutti gli esponenti dell’alta sfera locale, tutti cognomi altisonanti, nobili non ne vediamo, anche perché i nobili erano quelli come il Barone di Donnafugata che spendeva soldi in divertissement a Donnafugata, mentre, al giorno d’oggi i nobili, a Ragusa, cercano il posto fisso, il contributo comunale, l’incarico, il lavoro che ad un nobile poco si addice.
Si può considerare la scelta di badare alla spesa pubblica, ma saranno gli elettori a giudicare gli sprechi, per non dire che è peggio predicare bene, come i grillini, per poi sentir parlare di bonifici fasulli, di rimborsi non avvenuti e di restituzioni non rendicontate.
Calabrese considera uno svantaggio l’essere cresciuto nelle case popolari di via Aldo Moro, una difficoltà a fare opposizione contro una borghesia vivace, che regna sovrana e che si chiude a riccio, inglobando solo alcune fasce di persone, ma è proprio dai quartieri popolari che può derivare la contestazione più forte per quello che non va, il problema è fare opposizione seria e non indugiare per interessi personali o per opportunità politica.

Ultimi Articoli