Ragusa, la calma piatta della politica

Solo apparenti alcune fibrillazioni che vorrebbero vivace la politica a Ragusa. Esigue le forze in campo in termini di caratura politica, non ci sono, al momento, personaggi autorevoli in grado di determinare linee e strategie.
L’esito delle comunali, che avrebbe dovuto provocare sconquassi all’interno dei partiti sconfitti, sembra aver accentuato il letargo della politica, centro destra inesistente, l’unico partito superstite è Fratelli d’Italia ma è ben lontano dal protagonismo che ha in sede regionale e nazionale.
Il centro sinistra è all’eterna ricerca della coabitazione fra democratici e grillini, le varie componenti civiche sono inconsistenti, prive di classe politica, c’è, poi, il guazzabuglio di formazioni minori che sono alla ricerca di una posizione sullo scenario politico, renziani, lombardiani, calendiani, cuffariani, ora anche i deluchiani del sindaco di Taormina che ha le maggiori ambizioni ma deve trovare l’indispensabile quadra con democratici e 5 Stelle per ambire alla Presidenza della Regione.
In pratica non ci sono forze che da sole possono ambire a qualcosa di concreto, senza scendere a patti e compromessi con altre forze politiche.
Nel capoluogo governa Cassì, con la sua lista civica che si vuole trasformare in movimento, alleati sono Partecipiamo di Giovanni Iacono, Ragusa Prossima di Giorgio Massari che ha conquistato il secondo seggio in consiglio comunale grazie ad un candidato di Azione, la lista di De Luca per Ragusa che sta per diventare il partito Sud chiama Nord, e la lista civica Terra Madre di Giovanni Gurrieri, sostenitore alla regionali dell’ex sindaco di Modica, Abbate, diventato deputato regionale con i colori della DC di Totò Cuffaro.
Ma la maggioranza che sostiene Cassì è un pot pourrì inimmaginabile, peraltro con molte componenti di partiti, come, invece aveva sempre negato Cassì che non voleva avere a che fare con la vecchia politica e i partiti.
C’è la nuova DC di Totò Cuffaro che ha dichiarato, senza essere smentito, che l’on.le Abbate ha sostenuto Cassì, si scopre il giochino della candidata di Abbate che è stata celata nella lista di Partecipiamo, dove è finito anche Mario D’Asta, dopo la rottura con Terra Madre, proprio su consiglio di Abbate.
Ci sono esponenti, con cariche assessoriali, del gruppo ragusano di Lombardo, ci sono esponenti che fanno riferimento ai leader siciliani di Azione, c’è ora il rappresentante provinciale di De Luca che vanta la formazione del nuovo partito e trova l’occasione per aspirare ad una verifica di maggioranza, non si sa con quali finalità, ufficialmente perché vuole seguire la linea del suo leader e non vuole coabitare con i cuffariani a sostegno dell’amministrazione Cassì: ma non si è capito se vuole fuori i cuffariani dalla maggioranza oppure vuole andare via lui.
Non è la confusione a determinare, però, un fermo dell’attività amministrativa e politica in città, una città che si muove sull’abbrivio di tante iniziative della passata sindacatura e che ha ereditato, naturalmente, quello che della vecchia sindacatura lasciava a desiderare.
Lavori pubblici, tutti in itinere, con i cronici ritardi nella definizione delle opere, tutto ancora fermo, dopo 5 mesi e 24 giorni dall’insediamento in fatto di piano regolatore e di centri storici dove c’è il più assoluto immobilismo, assicurato per i prossimi due anni, in attesa che una società di consulenza monitori la situazione e suggerisca i rimedi.
Vanno bene gli assessorati, e gli assessori, al bilancio, alle politiche giovanili e allo sport, ai servizi sociali, lo sviluppo economico cerca di uscire dal disastro dei 5 anni precedenti, grazie all’attivismo di Giorgio Massari, l’assessore alla pubblica istruzione vive di rendita per l’edilizia scolastica in grande spolvero grazie al lavoro di Giovanni Iacono, troppo difficili da gestire, con conseguenti grosse lacune, l’ambiente, il decoro urbano e il verde pubblico, in attesa di adeguati fondi a disposizione contrade e periferie e tutela degli animali.
Del tutto immobili, in maniera preoccupante, le deleghe rimaste nelle mani del sindaco: non c’è progetto culturale, non funziona l’Osservatorio per il turismo, non si sa nulla del Museo del Prodotto Contadino né dell’Ostello di via San Vito, non ci sono programmi, si parla di un super esperto in fatto di turismo, si ignorano le sorti del Piano Strategico del Turismo, si cincischia con tavoli e confronti vari e c’è un’atmosfera di apatia generale che non lascia presagire nulla di buono per il futuro.
Il Sindaco, e il suo entourage, naturalmente, non la pensano allo stesso modo e dicono che stanno lavorando per la Ragusa del futuro.
Nei bassifondi di tutte le classifiche che si occupano di ambiente e di vivibilità, la città è vista dagli amministratori sotto una lente diversa, si enfatizzano gli aspetti positivi, si minimizzano quelli negativi.
Secondo noi, un aspetto importante che impedisce un cambio di passo, una svolta, è l’assenza, la latitanza di opposizioni degne di questo nome.
Due o tre elementi delle opposizioni dei cinque anni precedenti sono passati a sostenere l’amministrazione, oggi non si può reggere una opposizione solo sulle spalle di un consigliere e di un consigliere dissidente della maggioranza.
Per parlare di una realtà nota a tutti, non ci possiamo esimere dal prendere in esame l’opposizione di quello che, per ora, a livello regionale e a livello nazionale, è il maggiore partito al governo.
Inadatto al ruolo di feroce oppositore l’unico consigliere di Fratelli d’Italia, troppo signorile la sua opposizione, troppo signorile il suo approccio al ruolo.
Abbiamo letto sui social di una recente intervista al segretario cittadino di Fratelli d’Italia, il partito pesantemente sconfitto alle comunali, surclassato da diverse liste minori, peraltro sdegnosamente rifiutato dal sindaco in carica per ogni possibile accordo o alleanza in campagna elettorale.
Ci sarebbero tutti i presupposti perché i leader del partito, la deputazione regionale e nazionale, si armassero in maniera consona alla storia, al rango e alla posizione del partito in sede regionale e nazionale.
Invece si affida il partito, e circola voce che si tratta di nomina calata dall’alto, ad un giovane che si dice promettente ma avulso dalla storia locale della destra.
Un segretario, che dovrebbe essere quello del maggiore partito di opposizione, che esordisce definendo un “flop clamoroso” la presentazione da parte di Cassì della sua lista civica trasformata in movimento.
Tralasciando che Cassì ha aumentato in maniera esponenziale il suo consenso, portandolo a numeri sconosciuti in città, in termini di percentuali elettorali, tralasciando ancora che, cosa spesso rara per un primo cittadino, ha attirato altri consensi nel corso dei primi 5 anni, pare, che, nonostante ancora l’amministrazione non abbia ingranato le marce alte, l’apprezzamento per la persona non accenna a diminuire.
Cosa fa il segretario del maggiore partito nazionale, che ha sede, a Ragusa, in una stanza a pianterreno, capace, al massimo, di 40 persone? Pensa bene di dire che in un auditorium della Camera di Commercio di Ragusa, con oltre 200 posti a sedere, occupati quasi tutti, ci sarebbero stati solo un centinaio di persone, peraltro amici e parenti. Dice anche che c’erano prevalentemente consiglieri comunali, ma nota l’assenza degli alleati: delle due l’una, perché i consiglieri comunali di Cassì sono otto, pardon sette.
Poi, come volgarmente si usa dire, si getta la zappa sui piedi, quando afferma che il 63% di consensi non deriva da un apprezzamento a Cassì ma è determinato dagli errori commessi in campagna elettorale dalle forze di opposizione.
Non ci permettiamo di sindacare quello che dice il segretario cittadino di Fratelli d’Italia ma convinti del ruolo essenziale, e determinante per la democrazia, dell’opposizione, ci preoccupa il livello di quella esistente a Ragusa, se questi sono i temi e le argomentazioni.
Non si è mai assistito a considerazioni così poco opportune, da parte di un esponente politico nei confronti di un appuntamento di altro partito o componente politica.
Del resto, i punti nodali dell’azione politica della destra a Ragusa, che si risolverebbero nell’orario della biblioteca o in qualche attenzione, peraltro replicata dalle organizzazioni di categoria, per la zona artigianale, o per la riqualificazione di spazi urbani marginali, non sembrano essere nemmeno in linea con il considerevole programma elettorale del candidato sindaco, sconfitto, prima di tutto, per il flop clamoroso della lista di Fratelli d’Italia.
Di questo passo c’è solo da constatare come ci sarà lunga vita politica per il sindaco.

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