Non solo il centro storico è invaso da decine di strutture fisse, ancorché potenzialmente amovibili, i cosiddetti dehors, ci sono anche pressioni della categoria dei pubblici esercenti per diminuire le tariffe per l’occupazione di suolo pubblico o, addirittura, eliminarle come forma di agevolazione.
L’ultimo, in ordine di tempo, è il candidato sindaco Peppe Calabrese, che auspica una scontista importante per gli operatori commerciali sempre più tartassati di tributi locali
Non è il solo, perché altri politici locali, prima di lui hanno pensato di agevolare i titolari di esercizi pubblici che usufruiscono di spazio esterno pubblico.
Ci piace dire la nostra in merito, senza alcun intento polemico per le proposte lanciate, ancorchè risentano del periodo di campagna elettorale, durante il quale è inevitabile dover dare seguito ad ogni tipo di istanza.
Ci vorremmo soffermare, intanto, sulla possibile differenza di trattamento fra esercenti della stessa categoria e fra commercianti in genere.
Soprattutto se finalizzata a strategie di intervento per lo sviluppo economico e il sostegno alle attività in centro storico, non si comprende perché una forma di agevolazione tributaria non deve essere estesa a tutti, per alleviare il periodo di crisi.
Va bene per gli esercizi commerciali in centro storico, poco frequentato, ma non si comprende una misura limitata ad attività che, normalmente, hanno consistenti introiti ed altrettanto consistenti ricariche, quali i pubblici esercizi.
L’utilizzo dello spazio pubblico, inoltre, presuppone un giro di affari ancora più elevato, che non richiede certo un sostegno economico, per di più esclusivo per quanti ella categoria utilizzano spazio pubblico.
Quanto alle bollette della spazzatura e dell’idrico, arrivano a tutti e moltissimi avrebbero bisogni di agevolazioni.
Se, poi, lo sconto sulla tariffa per l’occupazione di suolo pubblico portasse gli esercenti ad occupare spazi più grandi, la città, in alcune zone la città soffocherebbe.
La filosofia originaria dello spazio pubblico antistante un locale del settore ristorazione era quello di qualche tavolo con le sedie da mettere fuori nella bella stagione, qualche ombrellone, qualcosa di più consistente per un ristorante, quasi sempre roba che la sera si metteva dentro.
Oggi le norme sempre più permissive e che devono essere adottate per tutti, indistintamente, permettono il posizionamento di pesanti pedane di base, con pannelli di recinzione che con la copertura, quasi sempre costituita da un ombrellone gigante, isolano, quasi, il dehors, che all’interno può anche essere arredato con elementi eleganti.
Se tutto questo apparato non si nota tanto, nelle ore di apertura serali, quando il dehors, la via e il quartiere brulicano di gente, non tanto gradevole è la scena durante il giorno: i locali sono quasi tutti chiusi, gli ombrelloni abbassati hanno un aspetto estetico del tutto privo di ogni eleganza, spesso la scena è aggravata dall’ammasso di sedie e tavoli impilati e accatastati, legati con grosse catene, per evitare il furto, assieme a portacenere, cestini, stufe per esterni e quant’altro.
Già non è un belvedere, se poi incentiviamo l’utilizzo dello spazio pubblico, andrà a finire che tutto il centro di Ragusa, di Ibla e di Marina ne soffrirà.
Dimenticavo di dire che alcuni locali mettono fuori pochi tavoli, rispetto alla disponibilità interna di posti, altri invece hanno il locale, praticamente, esterno, perché dentro, in alcuni casi, c’è spazio solo per due o tre tavoli, fuori ne mettono 10 o 15, alterando la concorrenza con i locali di grandi dimensioni che pagano affitti e altri costi in proporzione ai mq, mentre chi affitta un buco da 20 mq, con l’esterno si trasforma in sala trattenimenti, e li vogliamo anche agevolare.
Va rilevato, infine, che l’apertura solo serale di quasi la totalità dei locali non costituisce incentivo al ripopolamento del centro storico che rimane deserto per tutto l’arco della giornata, non favorendo, di conseguenza, l’insediamento di piccole attività commerciali che, una volta, erano il motore del centro.
In pratica, per acchiappare, forse, mezza lista di sostegno e fare i suoi interessi, si rischia di affondare una nave già in avaria, piuttosto che tirare fuori dal cilindro proposte mirabolanti, occorre presentare alla città, segnatamente per il centro storico dei piani di recupero commerciale e di rivitalizzazione che debbono costituire l’elemento dirimente fra un candidato e un altro, finora abbiamo sentito solo filosofia e proposte come queste che non affrontano seriamente la problematica e non danno ricette sicure, non occorrono infermieri e medici di base, servono specialisti, non necessariamente di fuori e, possibilmente, senza interessi nel settore.
