Consiliatura in scadenza, mancano ancora oltre tre mesi allo scioglimento del consesso, non c’è ancora aria di smobilitazione, ma domina la campagna elettorale per le nazionali del 4 marzo e quella per le comunali è iniziata già da tempo.
Il consiglio comunale che non si è distinto affatto per la sua attività nel corso dei cinque anni precedenti, deve solo affrontare pochi atti importanti, fra i quali quello più rilevante è il bilancio preventivo 2018.
L’esito dovrebbe essere scontato, di bocciatura, perché l’amministrazione non ha il sostegno di una maggioranza, o, quanto meno, di una profonda rivisitazione di quanto pianificato, ma è prevedibile una approvazione, tenuto anche conto che le opposizioni diventate maggioranza, in gran parte, non hanno nessuna competenza per stravolgere l’atto, come pure non hanno contezza di cosa provocherebbe una bocciatura.
Si va avanti così da molto tempo, si finirà in questa maniera mediocre.
Intanto il civico consesso galleggia nell’inqualificabile spettacolo della doppia seduta che, per atti di poco conto, comporta due gettoni di presenza e due giornate di esonero lavorativo per i consiglieri che sono lavoratori dipendenti.
La farsa va avanti, ormai, da lungo tempo, fino all’ultima seduta di mercoledì scorso, si entra in aula e si garantisce il numero legale, all’ora della convocazione, per dare spazio alle comunicazioni, strumento utilizzato solo per attacchi all’amministrazione, in funzione propagandistica per la campagna elettorale.
Poi, a comando dell’organizzatore di turno, si chiede la verifica del numero legale, ognuno prende le sue cose e lascia l’aula, godendosela dietro la porta, ma è un fatto quasi automatico, che non stupisce nessuno, che viene ormai accettato come normale.
Alcuni consiglieri comunali sono altresì pervasi, anche in questo periodo di fine mandato da attivismo, anche su problemi che, nei cinque anni hanno del tutto dimenticato e ignorato.
Complici le ultime rideterminazioni della composizione delle commissioni, per le dimissioni del presidente della prima e per la decadenza del presidente della terza da consigliere comunale, per dimissioni, i nuovi presidenti, sollecitati dai colleghi consiglieri, si sono ripromessi di recuperare il tempo perduto, convocando sedute di commissione con argomenti, all’OdG, di particolare importanza.
È già annunciata, per esempio, per giorno 8 febbraio la convocazione della prima commissione, affari generali, per discutere dello stato di fatto del Consorzio Universitario, ci sarà da capire quali particolari hanno scatenato l’interesse finora in letargo.
Ne parliamo perché, spesso, al netto delle convocazioni necessarie per atti da sottoporre al parere dell’organo consultivo, si ha l’impressione, supportata da precise dichiarazioni di qualcuno dei consiglieri, che alcune convocazioni siano ‘forzate’, nel senso che, quasi, si inventi qualcosa da discutere, per il solo fine di fare commissione.
Qualcuno asserisce che ci sarebbero pressioni per convocare sedute, del resto le anormalità di sedute con un solo punto all’ordine del giorno, di sedute aperte e chiuse dopo poco per mancanza di documentazione o di dirigenti o assessori che dovevano relazionare, sono storia vissuta e risaputa.
Questo stesso fatto è indice che non ci sono responsabilità precise se non quelle di una strategia, che qualcuno sa gestire in maniera esperta, di approfittare di un andazzo del quale tutti si lamentano ma per il quale nessuno interviene in maniera concreta per cambiare le cose.
Per esempio la prima Commissione, Affari generali, ha visto una accelerazione delle convocazioni, 15 gennaio, 31 gennaio, 5 febbraio, 8 febbraio, sempre con un solo punto all’OdG, una sola seduta per esprimere parere,
su una proposta di deliberazione della Giunta Municipale, le altre sullo stato di fatto della telesorveglianza, quella già citata sullo stato di fatto del Consorzio Universitario, e quella sullo stato di fatto del servizio farmaceutico comunale.
Quest’ultima, ci pare, rappresenti, a sua volta, lo stato di fatto dell’andazzo, attualmente in atto: innanzitutto non esiste un servizio farmaceutico comunale.
Esiste, per quanto di competenza comunale, la sola, una pianificazione del servizio farmaceutico sul territorio comunale, in pratica la definizione delle ubicazioni delle sedi farmaceutiche, per zone, un piano che viene definito dagli appositi uffici dell’assessorato regionale alla salute previa approvazione del consiglio comunale che, appunto, su proposta di giunta municipale, definisce e aggiorna la mappatura nei tempi previsti dalla legge, sulle basi di variazione della popolazione.
L’ultimo atto dovuto dell’amministrazione è stata la pianificazione intervenuta con la delibera di giunta n 46 del 2016, che modificava una precedente del 2015, a seguito di provvedimenti giurisdizionali.
Era prevista l’apertura di cinque nuove farmacie, ritardata da ricorsi al TAR, nei confronti della Regione, in relazione alla graduatoria stilata in ambito regionale.
Il Comune, approvata la pianificazione, non c’entra più nulla, non ha poteri per intervenire e sollecitare le nuove aperture. In pratica, esperito l’atto, non ha nessuna competenza, del tutto inutile la convocazione di una seduta di commissione, per verificare uno stato di fatto di cui si poteva avere contezza tramite una normale interrogazione.
Il dirigente competente, accompagnato da due funzionari, ha potuto solo accennare a quanto brevemente specificato, anticipando che compito del Comune, più precisamente del civico consesso, sarà solo quello della verifica della pianificazione, biennale, alla fine degli anni pari, per controllare che eventuali aumenti di popolazione non richiedano l’adeguamento del numero delle sedi farmaceutiche sul territorio.
Al netto delle consuete brevi esibizioni retoriche propagandistiche di qualche commissario, esaltato dal momento elettorale, la seduta ha confermato solo che, di recente, la Regione avrebbe emesso il decreto per la definizione della graduatoria, per cui, in tempi relativamente brevi, le cinque nuove farmacie di Ragusa dovrebbero essere operative.
La Commissione è servita solo per dare delle informazioni alle quali si poteva benissimo accedere tramite interrogazione, non c’era nulla da discutere, come in effetti non c’è stata nessuna discussione, fra l’altro una seduta durata solo 20 minuti, sarebbe stato più economico raggruppare telesorveglianza, farmacie e consorzio universitario in unica seduta, convocata in orario opportuno, con conseguente limitazione dei costi della politica dei quali molti, a parole, primi fra tutti i grillini, si preoccupano.
