Rifiuti radioattivi, dove li metto?

Una marea di reazioni contro il possibile stoccaggio di scorie radioattive di bassa e media attività in Sicilia.
La società italiana che si deve occupare della dismissione dei siti nucleari ha pubblicato la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (Cnapi), il progetto preliminare e tutti i documenti correlati alla realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e del Parco Tecnologico.
Quattro le aree siciliane considerate idonee a ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, sette le regioni in cui sono state individuate le aree potenzialmente idonee.
Occorre ripercorrere la cronistoria di questo progetto preliminare: prima del referendum che vietava l’utilizzo dell’energia nucleare, l’Italia aveva 5 centrali nucleari, Latina, Sessa Aurunca e Trino, Caorso e Montalto di Castro, quest’ultima finita di costruire ma mai messa in funzione.
A centrali spente, quello che rimaneva di rifiuti radioattivi prodotti doveva trovare allocazione in un deposito nazionale dove sarebbero confluiti anche i rifiuti radioattivi prodotti nell’industria, nella medicina e nella ricerca, attualmente stoccati in decine di piccoli siti a livello nazionale.
Andati a vuoto i tentativi di identificare un sito, l’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, nel 2014, ha identificato 28 criteri per individuare le aree idonee al deposito nazionale, trovate le quali è stata stilata la proposta di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee a ospitare il Deposito Nazionale.
Sono stati trovati 67 siti potenzialmente idonei, dopo questa pubblicazione, ci saranno due mesi per la consultazione e successivamente il dibattito pubblico vero e proprio che vedrà la partecipazione di enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, nel corso del quale saranno approfonditi tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere.
Superata questa fase, la società incaricata sottoporrà quanto emerso al Ministero dello Sviluppo economico, all’ente di controllo ISI, al Ministero dell’Ambiente, al Ministero delle Infrastrutture, solo dopo la valutazione dei nuovi pareri sarà redatta la Cnai, la Carta nazionale delle aree idonee.
L’area tipo è costituita su 150 ettari, per il deposito e per un Parco Tecnologico, 110 dedicati al deposito e 40 al Parco. Il deposito avrà “una struttura a matrioska”; all’interno ci saranno “90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle”, in cui “verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all’interno i rifiuti radioattivi già condizionati, circa 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività.

Come dicevamo, reazioni tutte negative, nessuno sembra voler prendere in considerazione le possibilità di benefici economici per il territorio prescelto e la sua comunità.
L’assessore regionale Territorio e Ambiente, Toto Cordaro, chiarisce che “La Sicilia rispetto a un tema così delicato e complesso, come quello dello smaltimento dei rifiuti nucleari e, quindi, della tutela ambientale, non può accettare l’idea di scelte calate dall’alto.”
Il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, scrive su facebook: “La notizia che in Sicilia sarebbero state individuate 4 aree per il deposito di scorie nucleari mi lascia letteralmente allibito. Il governo tenta di far passare in sordina una follia”.
Preoccupati i sindacati, ma sono pochi quelli che si soffermano sul fatto che la Sicilia ha solo 4 dei 67 possibili siti di stoccaggio in tutta Italia, si deve chiarire che il sito sarà unico.
La Lega sottolinea come “L’idea di mettere scorie radioattive e nucleari in alcune aree della nostra Sicilia ad alta vocazione produttiva agroalimentare e turistico ambientale è paradossale.”
Ultimo in ordine di tempo, l’intervento dell’on.le Dipasquale, parlamentare regionale del Partito Democratico e segretario del Consiglio di Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana:
“Ecco perché sono contrario all’individuazione delle aree siciliane come deposito di rifiuti radioattivi.
Bene fa il governo nazionale a occuparsi della pianificazione per la gestione dei rifiuti nucleari nel Paese, è un problema che va affrontato, ma nessuno pensi di poter scaricare sulla Sicilia il prezzo di una scelta simile. Abbiamo già dato.
Non c’è dubbio che quello dei rifiuti nucleari sia un problema che va gestito ed è responsabilità del Governo trovare il modo per farlo, ma non può essere la Sicilia, ancora una volta, a pagare perché abbiamo già dato, soprattutto in termini ambientali, avendo davvero poco in cambio: penso ai petrolchimici di Gela, Priolo e Milazzo, al Muos… Danni enormi sul piano ecologico, mai sanati.
Allo stesso tempo l’Isola è carente di infrastrutture e i siciliani non hanno ottenuto nessun vantaggio concreto da quelle scelte. Il punto, quindi è anche politico, non solo tecnico, la Sicilia non può accettare d’essere individuata ancora una volta come tappeto sotto il quale nascondere altra sporcizia.
Questa è una battaglia politica che ci vedrà tutti uniti, da ogni parte politica, e siamo tutti pronti a qualsiasi azione di protesta.”

In tal senso, l’intervento dell’on.le Dipasquale è quello politicamente più appropriato, è chiaro che da qualche parte i rifiuti dovranno stare, ma occorre verificare quali saranno i benefici economici per il territorio, eventualmente, ma di certo si dovranno sanare, prima gli enormi danni ambientali mai sanati in Sicilia.
Non è desueto pensare che un deposito, ben controllato nelle misure di contenimento del rischio, possa valere bene una bonifica a tappeto delle aree delle industrie chimiche, delle antiche miniere, e di ogni altro sito stuprato dalle scelte dei governi del passato.

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