di Cesare Pluchino
Una seduta ispettiva del Consiglio Comunale, dominata dalla questione della mancata pubblicizzazione delle modifiche allo Statuto, che ha evidenziato, nello steso tempo, la necessità, ormai improcrastinabile di modificare il regolamento
Seduta del civico consesso dedicata all’attività ispettiva e dominata dalla nota dell’assessorato agli enti locali che ha smentito le posizioni del Segretario generale, dei Dirigenti, dell’amministrazione e del consiglio comunale che non avevano accolto la pregiudiziale di Maurizio Tumino per la mancata pubblicizzazione delle modifiche allo Statuto Comunale.
A seguito dell’esposto di otto consiglieri di minoranza, i competenti organi regionali hanno fornito riscontro positivo alle istanze, con una circostanziata risposta che accoglie pienamente i rilievi sollevati, con competenza, da Tumino.
La seduta del consiglio comunale è stata illuminata dagli interventi dello stesso Tumino, di Lo Destro e del Presidente Giovanni Iacono, che, sull’argomento, si sono espressi in maniera significativa e pregnante.
Maurizio Tumino ha auspicato un dibattito all’interno dell’aula sugli esiti della vicenda, preoccupato perché chi detiene le sorti della città, spesso, non è in grado di capire quello che fa.
C’è l’esigenza di comprendere se l’amministrazione vuole fare carta straccia della nota dell’assessorato agli enti locali e vuole continuare ad approfittare dell’autonomia gestionale, consentita dalle norme vigenti, per far apparire la gestione della cosa pubblica più simile a quella di un condominio.
Occorre trovare soluzioni condivise perché Tumino, come altri suoi colleghi, rifugge l’idea di fare politica nelle aule dei tribunali amministrativi, dove, pure, le sue istanze sarebbero recepite, come più volte acclarato da autorevoli pareri.
Giuseppe Lo Destro ha esordito dicendo che quella del 27 aprile 2015 si è rivelata una brutta giornata per la politica ragusana, per le dichiarazioni azzardate fatte in aula e per come la politica gestisce quello che in aula accade. Una nota, quella della Regione, che lo porta a riflettere, ad auspicare, come ha fatto Tumino, una risposta politica, ma che lo induce, senza ripensamenti, a dissociarsi dal collega, se occorrerà lottare l’ostinazione nelle aule dei tribunali amministrativi.
Interventi significativi che hanno riscontrato anche la condivisione del Presidente del Consiglio Giovanni Iacono che ha apprezzato, in particolare, i toni e l’apertura del consigliere Tumino, importanti per dare vita ad un percorso partecipato e condiviso che possa costituire la base di partenza per il prosieguo di un programma riformatore a cui si è dato vita e per il quale ha offerto la sua totale disponibilità, nell’interesse della città.
Non si possono nemmeno accostare tono e atteggiamento del consigliere Stevanato, nume tutelare delle modifiche statutarie e regolamentari, del Movimento 5 Stelle, che non si è discostato dalla consueta condotta supponente, quasi sfottente, provocatoria, che è arrivata a giudicare, non si sa dall’alto di quali competenze, ‘’curiosa’’ la nota dell’ufficio ispettivo del servizio vigilanza e controllo degli enti Locali dell’assessorato regionale, firmata da un dirigente e da un funzionario direttivo.
Il consigliere ha accolto ancora con un ‘se’ condizionale l’irregolarità dell’iter procedurale, privilegiando i contenuti delle modifiche che sarebbero in linea on le aspettative della città, auspicando una sollecita calendarizzazione delle modifiche al regolamento.
Elemento Stevanato che almeno l’amministrazione dovrebbe emarginare politicamente per cercare di rendere più facile la vita amministrativa: tirare la corda in presenza di una nota della regione che invita l’amministrazione a valutare eventuali iniziative da intraprendere e che, sostanzialmente, invita i consiglieri di minoranza a rivolgersi al Tribunale amministrativo, significa coinvolgere la città in una bagarre politico- amministrativa dai tempi lunghi, per delle questioni che rimangono, pur sempre, marginali rispetto alle vere emergenze della città.
Il cambiamento tanto auspicato va ricercato con modo e competenze, mirando a rendere funzionale ed efficace la vita amministrativa, senza però pensare di poterci arrivare solo tarpando le ali ad una minoranza che si rivela sempre più scomoda di fronte all’inesperienza e al rifiuto del dialogo e della condivisione di una amministrazione e di una maggioranza forti numericamente ma senza esperienza e validi consiglieri.
Appunto la seduta di lunedì 27 aprile ha fornito il quadro di una situazione che, forse, va avanti da anni, ma che deve essere stravolta: una convocazione del Consiglio servita solo per dare sfogo alle comunicazioni dei consiglieri di opposizione, spesso tramutate in pura propaganda politica.
Tutti interventi legittimi, ma non sempre aderenti al carattere di comunicazione prevista dal regolamento, ripetizione di cose già ascoltate, esaltazione dei politici di riferimento, appropriazione di meriti senza alcunché di fondamento, rilettura di articoli e notizie di stampa, tutto a carico della collettività, dai gettoni di presenza ai dipendenti comunali, dallo streaming al personale impegnato per la seduta.
Il tutto in un’aula semideserta, con gente che arriva comodamente in ritardo, che se ne va anticipatamente, che se sta in corridoio o nelle stanze dell’amministrazione, impegnata in interviste o con lo smartphone.
Come spesso avviene, ancorché per motivi incontestabili e del tutto legittimi, non si sono nemmeno discusse le interrogazioni previste all’ordine del giorno: una volta manca il dirigente, una volta manca il relatore, una volta manca il firmatario, che spesso, fino a pochi minuti prima era in aula, tutto ciò rende ineludibile una seria revisione del regolamento per un efficace svolgimento dei lavori d’aula.
