Mese di marzo, mese della primavera, se non è stato un letargo, poco ci manca, per i democratici che sono vissuti, supinamente, sulle vicende dei governi regionale e nazionale e dello stesso partito che non ha mancato di offrire spettacoli di ogni tipo, fino alla recente scissione.
Si sveglia anche Peppe Calabrese, anche se il suo non è stato un sonno profondo, sempre impegnato a solleticare le varie componenti del partito e a punzecchiare l’amministrazione comunale della città.
Come ha più volte sollecitato, cerca di spronare le varie anime del Partito Democratico di Ragusa per l’avvio di un confronto sereno e democratico, finalizzato a privilegiare gli interessi del PD e del territorio provinciale di Ragusa.
Questo il testo del suo comunicato, nella veste di portavoce dei circoli Pippo Tumino e Rinascita Dem del Pd di Ragusa.
“In questi anni di attività politica all’interno della federazione del Pd di Ragusa, abbiamo spesso avuto scontri di posizione con chi ha retto la segreteria del partito. Scontri, è opportuno precisarlo, legati a visioni diverse del progetto politico da portare avanti all’interno del Pd. Mai, però, ci sono state questioni personali”.
“Oggi – continua Calabrese – alla vigilia del congresso, in rappresentanza mia e dell’area che mi ha sostenuto durante l’ultima fase congressuale, mi sento di lanciare un messaggio di apertura totale e di confronto con gli amici e i compagni del Pd provinciale, con l’unico obiettivo di fare gli interessi del partito e del territorio. Ed è per questo che ho formalizzato un appello pubblico per fare in modo che possa essere ripristinato un clima più sereno.
Mi rivolgo, inoltre, al segretario di federazione affinché si possa cominciare a operare tutti insieme per un congresso che da qui a breve vedrà il nostro partito e i suoi gruppi dirigenti confrontarsi sulle varie tesi congressuali.
E tutto ciò a sostegno dei candidati nazionali, regionali e provinciali.
Auspico che tale totale apertura sia recepita positivamente e che ci si possa confrontare al più presto negli organismi preposti per organizzare nel modo migliore i lavori congressuali, svincolandosi così da posizioni preconcette che, in passato, hanno spesso causato paralisi politiche che di certo non ci hanno aiutato”.
Non ci si può esimere dal rilevare come encomiabile risulti l’iniziativa di Calabrese che, però, da buon politico, evita di afferrare il toro per le corna: per fare chiarezza, nei confronti dell’opinione pubblica, considerata la recente scissione nel Partito Democratico, sarebbe opportuno verificare chi resta e chi parte.
I siciliani, e quindi i ragusani, sono, al riguardo, uno spettacolo, a livello nazionale la scissione è ufficiale, c’è una nuova formazione politica, da noi c’è una tattica attendista, segnale che, ai livelli più alti, regionali, non c’è una ideologia precisa ma tattiche opportunistiche che valutano le possibili soluzioni in funzione di convenienza personale.
Buono quindi l’appello di Calabrese per un clima più sereno, ma sarebbe opportuno, da parte dei vertici provinciali, indire una riunione per capire, intanto, chi parte e chi resta, perché, in tutta sincerità, alla luce di altri comunicati di altre aree del partito, potrebbe sembrare che le problematiche del partito, a Ragusa, potrebbero risolversi, quasi automaticamente, sulla scia dell’evolversi della scissione anche in sede provinciale.
