È all’esame del Senato un ddl volto a inserire nel nostro ordinamento un salario minimo orario, provvedimento che ha generato un acceso dibattito tra gli operatori del settore.
L’art. 36 della Costituzione stabilisce il diritto di ogni lavoratore “ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa”.
Nella Carta Costituzionale, pur affermandosi apertamente il diritto ad un salario minimo, non è possibile individuarne una misura concreta e ciò al fine di non ostacolare l’azione sindacale che, nella piena libertà di contrattazione tra le parti (lavoratori e datori di lavoro) può stipulare contratti collettivi che diventano obbligatori per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto stesso si riferisce.
Nel corso degli anni ci sono stati diversi tentativi da parte del Governo finalizzati all’introduzione di un salario minimo legale nei settori non regolamentati dai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro più rappresentativi sul piano nazionale.
Il percorso del salario minimo è di recente tornato all’ordine del giorno in Parlamento, grazie all’azione coadiuvata da forze politiche di sinistra (tra cui alleanza verdi-sinistra italiana) e forze sindacali (CGIL) che sono fermamente convinte che l’art. 36 Cost. non disciplina solo il minimo vitale, ma anche la retribuzione “proporzionata alla quantità e qualità” del lavoro.
Essa tutela in modo particolare, la classe operaia sottopagata, e, purtroppo, il nostro Paese è pieno, soprattutto in alcune aree geografiche, di imprese che si avvalgono di manodopera mal retribuita utilizzando i più svariati strumenti quali ad es. il lavoro nero, il mancato pagamento degli straordinari, l’inquadramento come part-time di lavoratori a tempo pieno, lo sfruttamento del lavoro minorile, le domeniche non retribuite, i giorni di assenza riportati in busta paga.
Ne è convinta la CGIL, il cui segretario generale ha dichiarato che, se da una parte il riferimento principale debba essere sempre il contratto nazionale del lavoro, dall’altra necessita dire basta ai contratti precari ed a paghe orarie sotto i nove euro che hanno ridotto il Paese ad avere i salari più bassi d’Europa, il part-time involontario, le finte partite IVA, il lavoro a chiamata ed intermittente.
Così anche il co-portavoce di Europa Verde e deputato di AVS Angelo Bonelli, che, nel corso della conferenza stampa a Montecitorio organizzata dal gruppo Allenza Verdi Sinistra ‘Salario Minimo Subito’, ha espressamente dichiarato:
“La destra guidata dalla Meloni continua a dedicarsi a misure propagandistiche che, purtroppo, non migliorano la qualità della vita delle famiglie più vulnerabili. Pensiamo all’elemosina di stato della social card. Una destra d’élite che sta applicando questa tattica inaccettabile, ignorando le difficoltà che milioni di lavoratori devono affrontare con salari inferiori a quattro o cinque euro l’ora. La stessa destra che oggi chiede alle opposizioni di rinviare ma che con Fratelli d’Italia aveva presentato a sua volta una proposta di legge sul salario minimo. Ecco le contraddizioni di chi cambia posizione a seconda di quali potentati di turno deve rispondere. Noi rispondiamo ai lavoratori e alle lavoratrici che sono ipersfruttati e precarizzati al limite della schiavizzazione”.
Ecco le giuste e reali motivazioni che ci inducono ad aderire in massa alla campagna “Salario Minimo Subito sms” indetta da Alleanza Verdi-Sinistra Italiana.
E’ necessario essere veloci e rapidi per dare risposte e dignità ad un problema sociale enorme laddove Noi ( AVS ) siamo dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, mentre la destra dalla parte dei potenti e dei magnati di turno.
FEDERAZIONE EUROPA VERDE RAGUSA
