Scelte politiche o amministrative ?

di Cesare Pluchino
Dopo il dibattito in Commissione, arriva in aula la questione degli atti proposti dal dirigente al Consiglio comunale, per l’approvazione, che domina la seduta del civico consesso

Si intravede qualche piccolo cambiamento nella vita amministrativa di Palazzo dell’Aquila, ma viene subito contestato dall’opposizione in quanto non riferibile a nessuna norma.
La Giunta pentastellata tenta un’attività di regolamentazione organizzativa per procedere ad uno snellimento delle procedure, al fine di evitare l’appesantimento delle stesse, Maurizio Tumino e Giuseppe Lo Destro conducono una battaglia perché ritengono le scelte frutto di una amministrazione creativa che non trova riscontro nelle norme e nei regolamenti.
Il motivo del contendere è dato dallo schema di convenzione, proposto per approvazione al civico consesso, per l’affidamento del servizio di Tesoreria comunale. Un atto di normale routine, del tutto scontato, propedeutico al relativo bando di gara.
Contrariamente alla prassi consolidata nel Comune di Ragusa, da parecchi anni, la proposta viene stilata e inoltrata dal Dirigente di settore, per l’opposizione un rituale del tutto atipico, non supportato da nessuna normativa, che dà lo spazio al dirigente per effettuare scelte politiche e fa scaturire non pochi quesiti per quelli che devono  essere i rapporti fra consiglieri e dirigenti.
Sollevato già in Commissione, anche per altri casi, il quesito sulla legittimità delle scelte dell’amministrazione va a finire sul tavolo del Segretario Generale.
Il parere della massima autorità amministrativa del Comune, ( esteso con nota n. prot. 2352, senza data, indirizzata al Presidente della Commissione Bilancio e, per conoscenza, a Sindaco e Presidente del Consiglio)  passa in rassegna le norme di Legge e considera in questo contesto l’attività di regolamentazione amministrativa di cui si accennava prima: trattasi di misura organizzativa che prevede la possibilità per il Dirigente di procedere a predisporre proposte deliberative, aventi carattere tecnico- istruttorio.
La delibera proposta deve essere vistata dall’assessore competente che se ne assume la responsabilità politica e deve essere trasmessa al Presidente del Consiglio che ne avalla il contenuto.
Ci sarebbe, quindi, a detta del Segretario Generale, il controllo politico sull’atto, ma non viene citata nessuna norma a supporto; al riguardo, viene evidenziato che, piuttosto, non esiste alcuna norma di legge, né dei regolamenti e dello Statuto comunali, in cui possa trovare fondamento la procedura seguita precedentemente. Si tratterebbe solo di direttive che possono essere impartite dalle amministrazioni, in un senso o nell’altro. Per quanto esposto, il Segretario Generale, giudica perfettamente legittima la procedura seguita perché dettata da una norma organizzativa interna dettata dall’Organo competente, Giunta Municipale, in assenza di specifiche normative.
Disapprovazione totale dei consiglieri Maurizio Tumino e Giuseppe Lo Destro, fra l’altro unici rappresentanti delle opposizioni a dare filo da torcere, per tutta la durata della seduta, ad una maggioranza che invece di essere consapevole dei propri numeri, partecipa, con affanno e frequenti perdite di pazienza, condite da inutili provocazioni, ai lavori che vanno avanti solo per la capace conduzione del Presidente che riesce ad arginare le esuberanti, ma ineccepibili, sortite dei due che costituiscono elementi fondamentali e permanenti dell’opposizione consiliare.
I grillini non riescono, e forse non ci riusciranno mai, a capire che sono stati messi in condizione, grazie alle deliranti strategie degli avversari politici, di avanzare su una autostrada ma vanno avanti come su una mulattiera di montagna.
Tumino si permette di ricordare, in scioltezza, a quanti sono confortati dalle firme dei dirigenti e del Segretario Generale per giudicare gli atti dell’amministrazione, che spesso è stato ravvisato qualcosa di strano nelle cose che fa il Sindaco. Lo ha fatto l’autorità anticorruzione, per ben due volte, ha eccepito riserve anche la Guardia di Finanza su qualche cosa che non funziona; anche le firme dei dirigenti non sono servite per la questione del revisore dei conti De Petro, per le modifiche allo Statuto dell’Opera Pia, mentre si ripropongono per lo schema di convenzione del servizio di tesoreria, in barba agli articoli 49 e 50 del Regolamento Comunale del Consiglio e delle Commissioni.
Lo Destro ostenta la presentazione solo strumentale di un emendamento, firmato anche da Tumino e dai consiglieri Massari e Mirabella, che viene poi platealmente ritirato, dopo la discussione, per dimostrare soltanto che l’atto contiene anche scelte politiche che non possono essere di competenza del dirigente.
Anche Lo Destro riporta all’attenzione ricordi scomodi per i 5 Stelle, come le decisioni sbagliate del primo cittadino per Corfilac e Università.
Dirimente, ma solo in parte, l’intervento del Presidente del Consiglio Iacono che, in maniera istituzionalmente ineccepibile, avalla le strategie di regolamentazione organizzativa, giudicate non contrarie alla legge e alle normative, ma auspica una verifica positiva per un reale snellimento delle procedure amministrative, facendo intendere che, in mancanza di reali risultati di snellimento, che evidentemente non sono evidenti, ogni strategia può risultare inutile, foriera solo di inutili polemiche.
Ci permettiamo di aggiungere che evitare di ricorrere a tale inusuale procedura, frutto, senza dubbio, di una mente complicata, avrebbe evitato ore di critiche, rilievi ed eccezioni comunque pesanti per l’amministrazione, peraltro per un atto puramente tecnico, quasi esclusivamente formale.

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