Se bussa l’esattoria, rivolgetevi al Consorzio Universitario

di Cesare Pluchino
Un piccolo scandalo, per quattro soldi, coinvolge indirettamente i vertici passati del Consorzio Universitario, una notizia, ‘sfuggita’, negli anni, alla stampa locale viene tirata fuori da quella regionale nel particolare momento di confronto fra vecchia e nuova politica

A chi sia affidata la comunicazione del Movimento 5 Stelle reta, pur sempre, un mistero. A Ragusa i 5 Stelle hanno subito ogni tipo di critica relativa a incapacità di amministrare la città e per l’inadeguatezza al ruolo.
Mentre c’è una grossa fetta dell’opinione pubblica che è disposta a tollerare qualche incertezza nelle politiche pentastellate, pur di non fare tornare a galla gli esponenti della vecchia politica, certe opposizioni si dimenano, non per l’interesse comune, ma per dimostrare che si stava meglio, molto meglio, prima.
Un modo come un altro, soprattutto per ben identificati soggetti, di accreditarsi per una ennesima corsa al Palazzo, non rendendosi conto che, per qualcuno, è arrivato il tempo di essere restituito agli affetti familiari.
In questo scenario di contesa fra la vecchia e la nuova politica, gli esponenti del Movimento 5 Stelle di Ragusa avrebbero dovuto sguazzare nell’ultimo scandaletto di paese che coinvolge i vertici passati del Consorzio Universitario. Invece, il silenzio assoluto degli strateghi della comunicazione che, forse, non hanno capito cosa sia successo.
Una di quelle storielle che fa ridere, se non altro per l’esiguità delle somme in gioco che stride con la notorietà politica dei personaggi coinvolti, facenti parte dei vertici passati del Consorzio Universitario di Ragusa.
Una questione che riguarda il Comune come socio, oggi unico, del Consorzio, che esige, ora, che si faccia chiarezza su molti aspetti del passato.
Un po’ come per il Corfilac, per il quale, ora, qualcuno si strappa le vesti per mantenerlo in vita, mentre, in passato, nessun rilievo era stato eccepito quando ci furono problemi per qualche utilizzo improprio di carte di credito della struttura.
Desideriamo tranquillizzare quanti temono istinti giustizialisti, lungi da noi l’idea di vedere qualcuno dei papaveri di una volta che mangia il panettone al fresco con il sole a scacchi, è solo la pretesa di capire i meccanismi di faccende che, certo, con la buona politica e con la correttezza amministrativa hanno poco a che fare.
Cosa ci racconta livesicilia.it ?
Un vecchio dirigente del Consorzio Universitario di Ragusa, un direttore amministrativo, a suo tempo quasi papavero in città, è stato condannato, dalla Corte dei Conti, a risarcire circa 73.000 euro alla struttura per cui lavorava.
Una cartella esattoriale di questo soggetto, di entità corrispondente, sarebbe stata pagata dal Consorzio Universitario di Ragusa, intorno all’anno 2007.
La storia ha del paradossale, anche se tutto quanto ha ruotato attorno alla struttura universitaria iblea non è che si potesse definire del tutto normale.
Pare che l’elemento in questione avesse escogitato un sistema per ottenere il pagamento della cartella dal suo datore di lavoro, in cambio di un finanziamento che non sarebbe poi arrivato: secondo il giornale online palermitano; nel corso del dibattimento, il condannato avrebbe tirato in ballo personaggi ‘illustri’ del Consorzio Universitario, millantando accordi informali e dando per scontato che, in ogni caso, molti erano a conoscenza, in qualche modo, della faccenda. E non potrebbe essere diversamente perché non solo è strano che un Consorzio Universitario emetta mandato di pagare una cartella esattoriale di un dipendente, ma molti non potevano non sapere, anche ai livelli gerarchici inferiori, dove una politica seria e diversa dovrebbe pescare fra le acque torbide di un passato non troppo lontano e sempre assai discutibile e discusso.
L’imputato aveva eccepito i termini della prescrizione, tesi accolta dai giudici contabili ma ribaltata in appello su richiesta dei pubblici ministeri contabili che hanno, altresì, molto semplicemente, fatto notare, già nella sentenza di primo grado, come all’interno del Consorzio qualcuno doveva chiedersi cosa ci faceva una cartella per debiti tributari dell’esattore di Venezia fra le carte dell’Università ragusana.
Fortunatamente per i vertici del Consorzio, gli stessi giudici hanno spiegato che “la posizione “gerarchica” di Dejak avrebbe impedito la verifica della legittimità di quel pagamento”.
Quindi tutti salvi, nessuno sapeva niente, né lo poteva sapere, né tantomeno avrebbe potuto informare la stampa, meno che mai l’opinione pubblica.
La vecchia politica è salva, forse questo il motivo per il quale i grillini tacciono e, signorilmente, evitano di sollevare polveroni inutili. Ma in questo, di nuovo c’è ben poco.

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