di Vilnius Nastavnic
Dietro l’apparente bagarre per le Presidenze delle Commissioni solo voglia di poltrone e di mantenimento dei gettoni di presenza, con qualche ora di permesso per i consiglieri lavoratori dipendenti
Il cambiamento tanto atteso poteva avere inizio proprio dalle commissioni, organismo esclusivamente consultivo per pareri, in ogni caso non vincolanti, fondamentale erogatore di gettoni di presenza, dalla funzione e dal ruolo che poco apporta alla vita ammnistrativa del Comune.
Organismo che, altrove, ha dato vita alla cosiddetta ‘gettonopoli’ con artificiose e numericamente esagerate convocazioni finalizzate solo ad ingrossare la busta paga dei politicanti.
Nella nostra realtà non si sono rilevati, almeno durante la sindacatura Piccitto, aspetti aberranti ma non poche sono state le sedute improduttive, talvolta subito rinviate per mancanza di documentazione o per assenza di un dirigente o di un assessore, convocate con un solo punto all’ordine del giorno, fissate per un orario, iniziate con un’ora di ritardo e, frettolosamente rinviate perché l’ora del pranzo è sacra e non c’è buono pasto.
Mai una seduta convocata alle ore 9 o alla 14, per 4 o cinque ore di riunione, impensabile quando il consigliere aveva diritto alla giornata libera, da non considerare ora che una normativa regionale concede solo le ore dedicate alla seduta, con mezzora in più, prima e dopo.
Esiste ancora la possibilità, non eliminata dalle modifiche al regolamento, come per i lavori del consiglio comunale, che un consigliere arrivi tardi, partecipi a 10 minuti di seduta, provveda a recuperare la giustificazione per il datore di lavoro e se ne vada, anche prima della fine dei lavori, beccandosi, comunque, il gettone di presenza.
Il cambiamento non c’è stato perché anche i grillini hanno approfittato di questa situazione e non hanno voluto moralizzare la vita consiliare, tutti concordi, i trenta consiglieri, nel non rompere il giocattolo, dipendenti, liberi professionisti e imprenditori e disoccupati.
La smania di modifiche allo Statuto comunale e al regolamento dei lavori d’aula e delle commissioni è stata dettata dalla anomala situazione venutasi a creare dopo il ballottaggio del 2013: più di 10 gruppi consiliari, molti dei quali monogruppo occupati esclusivamente dalle minoranze che avevano garantita la presenza in commissioni che si componevano di 17 elementi con la maggioranza consiliare che, in commissione, diventava minoranza.
Cosa che i grillini, ancorché i pareri non fossero determinanti e vincolanti, non sopportavano: ecco, allora, le motivazioni di ordine economico che inducono al risparmio tramite un drastico, ma non tanto, ridimensionamento del numero dei componenti, da 17 a 10, un terzo dei componenti il consiglio, con maggioranza assegnata di diritto alla maggioranza consiliare.
Una mossa che, dopo estenuanti quanto inutili trattative, naufragate sull’altare della non belligeranza, ha modificato di poco una situazione che si vorrebbe far comparire come nuovo modello di efficienza e ed efficacia amministrativa, una mossa riuscita solo dopo due anni di amministrazione, che non vuole estirpare alla radice ciò che non funziona.
Provocatoriamente, e solo verbalmente, le opposizioni hanno accennato alla conveniente possibilità di eliminare le commissioni, come una volta si fece con i consigli di quartiere, altra macchinetta del tempo per l’erogazione di gettoni di presenza.
Tutti si son guardati, anche solamente, dal discutere la proposta, tutti sanno che se ne potrebbe far a meno, ma non conviene a nessuno.
Il dato è emerso anche durante le ultime sedute, dedicate al rinnovo delle Presidenze: qualcuno ha fatto notare come la poca produttività si evinca anche dalla mancanza di autonome convocazioni, dei Presidenti o su istanza dei consiglieri, per discutere problematiche di interesse comune. Al rilievo emerso, nessuno ha obiettato, acclarando di fatto un a realtà che rende ancora meno dignitoso il lavoro delle commissioni.
Anche per questi motivi, uno dei punti del programma elettorale del Movimento 5 Stelle è stato del tutto disatteso: si dovevano trasmettere in streaming le sedute di commissione ma nessuno ha il coraggio, ancora dopo due anni e due mesi, di far vedere alla gente come si spreca il denaro pubblico.
