Si infoltisce la schiera di candidati alle prossime elezioni regionali di novembre, anche se le liste non sono tutte definite, qualcuno si è autocandidato, come si sul dire ha messo a disposizione il proprio nome, anche se è lecito pensare che, in questi casi, qualcuno avrà avuto contatti diretti con i vertici del partito per andare avanti.
Ma non mancano nemmeno i casi di millantato credito, di chi vanta contatti diretti con i leader, salvo poi accertarsi, nelle segreterie di questi, che certi nomi non sono nemmeno conosciuti.
Da Ragusa, nonostante il minor numero di deputati all’Assemblea Regionale, si passa da 90 a 70 deputati, non cambia la consistenza della rappresentanza a Palermo: ci saranno sempre 4 deputati per il territorio ibleo.
Al momento solo il Partito Democratico, forte della sua organizzazione e del radicamento sul territorio, ha definito la sua lista, che vede protagonista il deputato uscente, Nello Dipasquale, con accanto il segretario di Federazione, il dr. Bartolo Giaquinta, attuale sindaco, fresco di elezione, di Giarratana.
Un altro nome eccellente del Partito che potrebbe concorrere ad un secondo seggio se le cose andassero meglio del previsto per il Partito Democratico che, al momento, appare il più tranquillo e consapevole delle sue potenzialità.
La coalizione di centrosinistra ha definito la griglia dei candidati alle primarie per la scelta del candidato Presidente: il PD ha candidato l’elemento istituzionale, di prestigio, il magistrato Caterina Chinnici, eurodeputato, nome eccellente in Sicilia che può mettere d’accordo, in Sicilia l’anima tradizionale del partito e quella moderata di ispirazione moderna.
Un nome sicuro, il solo in grado di poter competere con il candidato di centrodestra, nel caso di candidatura di Musumeci, e addirittura di risultare favorita nel caso ci fossero scelte diverse che aprirebbero diverse incognite per le spaccature che si verrebbero a creare.
Per le primarie, a sinistra, accanto alla Chinnici, concorrono Claudio Fava, esponente della sinistra radicale, che non evita di mostrare ambizioni di vittoria alle primarie ma non appare il soggetto adatto per una vittoria finale. Da pochi giorni è entrata in lizza anche la candidata del Movimento 5 Stelle, tale Barbara Floridia, attuale sottosegretario al Ministero della Pubblica Istruzione, candidato di risulta fra le varie anime del Movimento, fra le macerie determinate dalle diverse rivalità: eliminato Cancelleri, per la questione del doppio mandato, le facce dei due deputati siciliani che si erano candidati per la Presidenza, alla conferenza stampa di presentazione della candidatura Floridia, erano troppo eloquenti.
Ciononostante, la prescelta ha ostentato sicurezza e progetti bellicosi, dichiarando di correre per vincere le primarie, sicura di un consenso notevole per il Movimento 5 Stelle.
Certo, i sondaggi dell’ultimo periodo erano favorevoli ad un Movimento 5 Stelle, forte dell’eredità dl grande consenso espresso nel 2018, ma le ultime vicende nazionali del Movimento, le scissioni, le tensioni siciliane, non depongono per una affermazione certa. Peraltro, saranno determinati, anche per il rinnovo del consenso da parte degli stessi 5 Stelle siciliani, la scelta dei referenti provinciali, che sicuramente lascerà non poche polemiche dietro le nomine, e la stessa composizione delle liste che vede emergere le prime rivalità, in ambito locale. Sul nostro territorio, pare che all’uscente on.le Campo si voglia contrapporre, per volontà dei vertici nazionali, la candidatura dell’avv. Gurrieri, già candidato a sindaco di Vittoria, mentre aleggia sempre la candidatura di Antonio Tringali.
Con questi nomi in giro, il seggio per i 5 Stelle, al netto del consenso di partito, dovrebbe essere assicurato, salvo una lotta interna che vanifichi il consenso.
Ben più complessa la situazione per gli altri due seggi, che dovrebbero, sulla carta, restare alla coalizione di centro destra.
L’on.le Assenza, nome di prestigio della destra, verosimilmente candidato del movimento del Presidente Musumeci o, direttamente di Fratelli d’Italia, non dovrebbe avere problemi di successo, in caso di ricandidatura di Musumeci, potrebbe essere, addirittura inserito nel listino o, come meriterebbe, designato assessore, se Musumeci facesse valere un minimo di riconoscenza, disconoscendo le sue ormai proverbiali tattiche di compromesso politico.
Per Orazio Ragusa, oggi appartenente alla Lega, non c’è ancora un chiaro pronunciamento del partito e, segnatamente, del leader locale Nino Minardo. Quest’ultimo pare voglia sfruttare un nome autorevole del capoluogo per consolidare il consenso attorno al partito, in verità scarso, nel capoluogo, se non ci saranno nomi autorevoli, di prestigio, conosciuti.
A fare da contraltare ai due attuali deputati di maggioranza, due nomi, entrambi di Vittoria, l’avvocato Sallemi per Fratelli d’Italia, diretto concorrente per Assenza, e La Rosa per la Lega.
Prevedibile confusione su Vittoria, con tre nomi, si può dire di peso, che dovranno lottare fino all’ultimo voto, anche se in coalizioni diverse.
In questo scenario, della coalizione del centro destra, ci potrebbe essere la sorpresa di un nome autorevole, candidato di Forza Italia, che potrebbe sparigliare i pronostici, un nome di prestigio, senza il quale il partito di Berlusconi sarebbe destinato a fare da comparsa alla prossima consultazione regionale, in un territorio dove, peraltro, non è presente e dove non c’è, da tempo, la benché minima attività di partito.
Unica incognita la candidatura dell’ex sindaco di Modica, Abbate, che si presenta sotto l’insegna del redivivo UDC.
Per la presentazione della candidatura, sono intervenuti i vertici nazionali e regionali del partito, gli assessori regionali Turano e Cordaro, con il responsabile provinciale Meli e con l’assordante assenza di colui che ha mantenuto in vita, ancorché in coma vegetativo, il partito sul territorio, il dr. Lavima che, pare, sia in forte contrasto con Abbate. Non sono mancati il ricordo dei tempi beati di Peppe Drago e, in puro stile cattolico democristiano, anche la benedizione per i presenti da parte di un prete.
Certo, Abbate conta sul consenso personale, ritiene di poter raccogliere, solo a Modica, i numeri necessari per la sua ascesa a palazzo dei Normanni, del resto i numeri del partito, addirittura inesistente nei sondaggi, non lo potrebbero aiutare.
La presenza della candidatura Abbate costituisce una seria minaccia per i numeri della Lega che nella città del suo leader e segretario regionale, Minardo, dovrà raccogliere il consenso necessario per affermare il partito di Salvini, finora quasi sconosciuto in provincia.
Queste le carte da sistemare sul territorio, equilibri da organizzare, non ci dovrebbero essere altri nomi di peso a condizionare l’esito di queste elezioni.
Qualche presenza, di servizio, potrebbe essere solo propedeutica a successive collocazioni per un seggio sicuro alle nazionali e, più ancora, per le successive amministrative di giugno.
